lunedì 4 febbraio 2008

STAGE BUONI VS STAGE CATTIVI

Guai a chi dice che bisognerebbe abolire gli stage.
Colpo di scena? Non proprio. Io sono davvero convinta che in alcuni casi gli stage, perfino quelli gratuiti, siano una cosa positiva.
Per gli studenti delle scuole superiori e delle università, per esempio. Tanto è vero che ormai quasi tutti gli stage fatti in ambito universitario danno diritto a preziosi crediti: sono cioè equiparati a una vera e propria attività formativa.
Gli stage possono poi essere utili durante i periodi di disoccupazione, quelli in cui lo Stato paga i cittadini rimasti senza lavoro: perchè coloro che sono iscritti alle liste di disoccupazione possano, attraverso lo stage, riqualificarsi e trovare una nuova occupazione.
Gli stage sono poi certamente una buona occasione per i disabili, che possono avere qualche difficoltà in più a imparare nuove mansioni, e avere bisogno di tempo per memorizzare le procedure di lavoro in un ufficio.
Ecco secondo me i tre grandi ambiti a cui lo stage dovrebbe essere circoscritto: studenti, iscritti alle liste di disoccupazione, disabili.
Per tutti gli altri, laureati in testa, sentirsi proporre uno stage dovrebbe essere un'assoluta eccezione. E lo stage, beninteso, dovrebbe essere sempre e comunque retribuito con una somma adeguata.
E voi che ne pensate?

43 commenti:

prime ha detto...

Noi crediamo che la tua visione dell'utilità degli stage sia un po limitata.

Lo stage permette infatti di far incontrare ragazzi e azienda, creando quel tempo minimo necessario alla conoscenza.

Certamente lo stage è qualcosa di fondamentale in lavori che necessitano di acquisire conoscenza: quindi non si parla di stagisti nei bar, o di commessi-stagisti ... !

:-)

Gli stagisti in lavori tecnici quali ingegnieri, uomini mkt, grafici, informatici ... sono molto importanti, perchè sono lavori dove fondamentale non è solo capire la competenza tecnica della persona, ma anche la sua predisposizione caratteriale a poter lavorare per obiettivi e non a stare solo a "scaldare sedie".

Fortuna che c'è lo stage ...

;-)

CHICCO MERDEZ ha detto...

In buona parte hai ragione.
D'accordissimo, poi, sul fatto che gli stage debbano essere pagati.

@ prime: a maggior ragione e proprio perchè gli stage sono importanti anche per capire la predisposizione caratteriale, vanno pagati. A prescindere. Il lavoro si paga. E se poi il carattere non va bene, arrivederci e grazie.
ps: ma per questo non esistono i contratti di formazione/lavoro?...

Eleonora Voltolina ha detto...

Il fulcro della questione è proprio questo. Come ho già avuto modo di scrivere da qualche parte, ormai lo stage ha fagocitato e distrutto tutte quelle tipologie di contratto che erano appunto deputate a formare il lavoratore e a garantire al datore di lavoro che il neoassunto sapesse fare il suo mestiere.
In tutti i contratti c'è un "periodo di prova"... Solo che ormai conviene scordarselo. E inneggiare agli stage come all'unico modo per rendersi conto se quel candidato è adatto o no al posto!
In realtà, ormai l'han capito tutti: lo stage nella maggior parte dei casi è solo una scorciatoia per avere un dipendente per qualche mese gratis.

prime ha detto...

@chicco
proprio per i motivi che tu giustamente ci indichi, gli stage non hanno nel pagamento uno dei loro elementi fondamentali.

Gli stage non sono lavoro, ma momenti formativi.

Contratti formazione/lavoro: siamo felici che ne parli, servono parecchio, ma purtroppo non sono buoni per tutte le categorie e le figure lavorative. Dipende molto da cosa si sta parlando.

:-)

Un abbraccio.

Roberto ha detto...

Per Prime
A parte che non capisco perchè parli in prima persona plurale, cosa sei un'istituzione?... mah comunque a me sembra che tutti i tuoi discorsi e la tua concezione puramente teorica di stage abbiano ben poco contatto con la realtà. Io non metto in dubbio che ci siano aziende serie che agiscono come tu asserisci, ossia accogliendo lo stagista, integrandolo nel gruppo di lavoro, formandolo alla professione (dandogli la professionalità che nessuna università ahimè è in grado di dare) e alla fine dell'esperienza assumendolo qual'ora la valutazione sia positiva. Tuttavia a fronte di questa realtà ce n'è un'altra, ben più vasta a mio avviso, che invece utilizza lo stage in maniera non conforme alle sue teoriche finalità, facendo abuso dello stagista. Vedi a mio avviso sbagli quando nel post precedente con un tono di superbia ci apriresti gli occhi sull'utilità di uno stage da parte dell'azienda... cito le tue parole: "Lo stage non può essere utilizzato dalle aziende per riequilibrare il costo del lavoro, poichè sarebbe come dire di affidare la guida di una ferrari ad una persona che non ha mai guidato una macchina in vita sua.
I costi in termini di perdita di competitività e di capacità di lavoro e competenza tecnica per quelle aziende miopi che facessero cose del genere sarebbero in larga parte pesanti e difficili da gestire."
Vedi forse non ti sei mai reso conto che molte aziende se ne guardano bene di dare posti da pilota agli stagisti... ma scherziamo?! In una azienda non ci sono mica solo posti dirigenziali, il lavoro quotidiano di un'azienda consta di tante cose ben più spicciole, ed è li che subentra la figura dello stagista, perchè spesso lo stagista serve a occuparsi delle scartofie, la manovalanza quotidiana, quella che si impara in qualche giorno e che non richiede nessuna competenza particolare, come inserire infomazioni in un database, riempire moduli, fare fotocopie ect ect. Tutto questo lavoro di base, se non fatto dagli stagisti, richiederebbe un allargamento del personale qualificato, che costerebbe almeno tre volte tanto!
E poi mi vuoi far credere che le aziende non conviene avere stagisti? a me sembra che l'ingenuo e irrealista sia proprio tu...
Inoltre, come se non bastasse queste attività danno poco e niente in termini di formazione, e al termine dell'esperienza l'ormai ex stagista si ritrova di nuovo disoccupato, senza un euro di contributi versati e anche senza quei quattro soldi che ti farebbero sentire solo un po' indipendente dai tuoi genitori dopo i cinque anni di studi che gli sei costato.
Il discorso non è "sta alla persona scegliere la giusta azienda, quella seria", il fatto è che abusi del genere NON DEVONO PROPRIO ESISTERE" perchè come società stiamo buttando quella che dovrebbe essere la nostra più grande risorsa, e cioè la nostra forza lavoro del futuro, e anche la nostra società futura!
Ok con questo chiudo. Mi scuso solo con Eleonora per avere usato dei toni un po' accesi e diretti nel suo blog ma sono un po' irritato.
Ciao a tutti, e anche a te Prime, e scusami anche tu, non vuole essere una cosa personale...

prime ha detto...

@roberto
figurati, niente di personale, anche perchè non sapremmo con chi di noi in particolare te la dovresti prendere ... !

:-)

Per il resto, non devi fare il classico errore nel quale si considera lo stagista quale tu dici.

Lo stagista è ricercato per altri obiettivi già detti, se sei a conoscenza come immaginiamo che l'italia è composta per il 97% da imprese sotto i 25 adetti.

Queste PMI non cercano stagisti per "fotocopie", ma cercano stagisti da inserire in azienda, dopo un sufficiente momento di training e conoscenza aziendale della persona, tale da potergli affidare la guida di una ferrari - perchè ricorda che per una PMI, anche un cliente da 1 euro, o lo spreco di carta, o la telefonata scroccata, etc etc sono quello che indicavamo nella frase che hai amato citare.

Alle azienda, in particolare PMI, conviene avere stagisti solo se si tratta delle persone giuste, che non arrecano danni alle imprese, che sono disposti ad imparare un lavoro vero, che sono persone che sanno lavorare in team per obiettivi.

Altrimenti il tutto perde di senso - per il masochismo preferiremmo aspettare un'altra vita.

:-)

Un abbraccio.

Anonimo ha detto...

@ prime:
Non capisco perchè un "consorzio" di integralisti dello stage come "voi" dovrebbe postare con ossessione e ripetere allo sfinimento le solite ovvietà. Forse vi scoccia che Eleonora inviti le persone a guardare la realtà con occhio critico? Con tanti siti e blog che parlano di stage e precarietà, dovevate scegliere proprio questo per le vostre deliranti teorie? Per carità, libero pensiero e libera espressione per tutti, ma questa saccenza e questa tempestività nel rispondere quasi ODIERNAMENTE a post a commenti mi fa pensare che non avete molto altro da fare durante il giorno...e soprattutto mi fa convincere sempre più che gli stage andrebbero regolamentati e limitati solo a pochissimi ambiti e comunque SEMPRE retribuiti quanto e più di un normale dipendente.

@ tutti:

Quando si inizia un nuovo lavoro c'è sempre qualcosa da imparare, anche con un Cv ricco di precedenti esperienze in quel campo. Ciò non significa che il normale e breve periodo di ambientamento si tramuti in lavoro gratis camuffato da stage!

Ciao a tutti e attendo con rassegnazione la sagace e puntualissima risposta degli amici misteriosi...

Sergio

prime ha detto...

@sergio
Siamo solo persone normali che sono molto presenti nel mondo del lavoro e lo conoscono bene.

Se per te le nostre sono ovvietà - amico sergio - sei libero di pensarlo. Nessuno ti obbliga ad essere rassegnato a leggerle, anche se a noi fa comunque piacere tu lo faccia.

Dei tuoi convincimenti ci importa di certo, ma relativamente: sei una goccia nel mare, non l'onda che ne increspa la superficie.

Per il resto, fortunatamente siamo abbastanza da poterci dividere i compiti senza per questo rovinarci la vita.

:-)

Un abbraccio.

Anonimo ha detto...

ciao eleonora, ti segalo questa notizia pubblicata su Job24.
saluti, atsigats


Francia/Lo stage sarà retribuito per legge
di Loredana Oliva


Gli "stagiares" francesi avranno uno stipendio regolato dalla legge: da un minimo di 380 euro se svolgono un tirocinio la cui durata superi i tre mesi. Si tratta del decreto sulla "gratification obligatoire" degli stage studenteschi in impresa, che fa seguito all'articolo 9 della legge sulle pari opportunità del 31 marzo 2006.

Una decisione che era molto attesa dal mondo dell'associazionismo degli studenti francesi, che oggi, però, si dicono delusi e trattati senza dignità. Le premesse facevano sperare che sugli stage, molto diffusi in Francia e che si possono svolgere subito dopo il liceo fino al master, si arrivasse ad una normativa più importante. Invece si è stabilito un salario minimo, senza altre garanzie. I ministri del Lavoro e dell'Istruzione superiore, Xavier Bertrand e Valérie Pécresse stavano valutando altre opzioni, per esempio quella di far partire la remunerazione degli stage dal terzo mese di lavoro, prevedendo un salario per i tirocini da due mesi in poi. La decisione di "tagliare" a tre mesi, è venuta proprio dal Primo ministro: saranno retribuiti solo quegli stage che durano più di tre mesi, con un limite minimo di 398,13 euro lordi, il 30% dello Smic , il salario minimo per i lavoratori, aumentato del 3,05% dal 1° luglio 2007.
Il decreto precisa che la remunerazione è dovuta "dal primo giorno del primo mese di stage, senza pregiudicare il rimborso delle spese sostenute per effettuale l'internship, come il vitto, l'alloggio e i trasporti". Il decreto si applica ai quei tirocini svolti nel settore privato, nelle associazioni, nelle imprese pubbliche e negli stabilimenti pubblici industriali e commerciali. Ne sono esclusi il settore pubblico, la sanità e le amministrazioni locali. E' previsto inoltre l'obbligo per le imprese di stabilire e aggiornale le liste delle convenzioni di stage.

Si era parlato in un primo momento di un "Registro degli stage", con la descrizione dettagliata del tipo di tirocinio, chi lo svolge, e altre informazioni. Il decreto ha previsto solo la lista delle convenzioni (con le università o altri istituiti di formazione). Una misura che il ministro del Lavoro Bertrand ha valutato "soddisfacente, per dare trasparenza al ricorso agli stage, per facilitare le operazioni di controllo, e anche ai fini dell'applicazione delle leggi in tema di salute e sicurezza sul lavoro dei tirocinanti".
Anche a livello istituzionale, non si nasconde un certo imbarazzo, rispetto ad un progetto ben più ambizioso, che aveva portato alla costituzione di un Comitato per gli Stage (detto Stapro), dove siedono rappresentanti sindacali, delle associazioni degli studenti, imprenditori del calibro di Geffroy Roux de Bézieux, presidente di Croissance Plus (associazione d'imprenditori) e di Virgin Mobile. L'obiettivo era di "moralizzazione degli stage", controllare le aziende affinché i laureati (o laureandi) non svolgano il lavoro dei dipendenti senza garanzie sociali e gratificazione economica. Un movimento, iniziato l'autunno scorso in seguito ad una comunicazione del commissario europeo del Lavoro Vladimir Spidla e di Jan Figel a capo della Commissione Istruzione e Cultura, sul lavoro dei giovani, e sulla restituzione della dignità al ruolo degli stagiares. Il commissario Spidla, ha promesso una carta di qualità sugli stage, che sia di monito a Stati membri e imprese per una normativa che difenda dagli abusi gli interns e rispetti il lavoro dei giovani.

Benny ha detto...

Bhe pur essendo una tutela minima é sempre meglio di nulla,é pur sempre un punto di partenza.Complimenti ai francesi.

Gig ha detto...

Ciao Eleonora! Sono di fretta e scrivo di fretta, per cui mi riservo di rileggere e commentare il post con calma!

Prima di tutto...grazie del link! Fa sempre piacere essere considerati come una buona fonte di news, svago, o semplicemente come una buona pagina da consultare ogni tanto ( ed un motivo ci sarà, spero! :) ) da persone che consideri tali anche tu!

Ho letto solo il commento sulla regolamentazione dei francesi, e devo dire che sarei felice se facessero una cosa del genere anche qui...

Quello che mi colpisce di più peròè che lì si considerino delusi dall'aver avuto solo questo: penso che se una semplice regola, anche base come questa, venisse stabilita in Italia, le bottiglie stappate sarebbero parecchie...anche perchè finalmente qualcuno avrebbe i soldi per comprarle! :)

Au revoir, e auguri per tutto!

Gig:)

Gig ha detto...

...comunque penso che cambierò l' "aspirante giornalista" nell'intestazione del blog a breve...

Dopotutto pago l'"obolo" (come viene chiamato da tutti i colleghi che conosco, ovvero i 100 euro della tessera da praticante) per qualcosa no?

Devo smetterla con l'autocommiserazione... dopotutto giornalista lo sono! COME MASTELLA E BRUNO VESPA!!!!! AAAARGGHHH!!!!!!

:)

Saludos!

Gig

prime ha detto...

@anonimo
Avevamo da un po letto di questa idea francese.

La cosa interessante di questa legge francese è il riferimento a stage "superiori ai 3 mesi".

Certamente una legge del genere - fatta in questa maniera - porterebbe più danni che altro.

Non si può infatti pensare di lasciare 3 mesi di stage liberi, e il resto no: cosi si penalizzano alcune professioni che necessitano di tempi maggiori x essere apprese, e se ne favoriscono altre + facili e routinarie; si incentiverebbe insomma l'uso dello stage nei lavori di + basso livello cosi, sfavorendone l'uso per lavori maggiormente qualificati, complicando l'accesso al mondo del lavoro dei ragazzi.

Si sfavorirebbe anche l'occupazione reale poichè alcuni imprenditori - avendo una cifra fissa da pagare ai ragazzi - sarebbero incentivati ad allungare gli stage piuttosto che contrattualizzarli a cifre superiori.

Poco sensata anche l'idea di escludere il fortissimo settore pubblico francese da questo regolamento - doveva essere il primo interessato. Ma da un paese da sempre statalista come la Francia non ci si poteva aspettare troppo di più.

Capitolo Lista delle Convenzioni: scopri l'acqua calda, in italia queste liste - che non sono anagrafi o registri stile anni 50 - ci sono da molto tempo presso ogni singolo soggetto erogatore e intermediario.

E' la tipica legge ad personam dello Stato francese verso se stesso.

Dovremmo sapere tutti un po meglio cosa c'è sotto, prima di lodare o denigrare qualcosa.

:-)

Un abbraccio

Eleonora Voltolina ha detto...

Innanzitutto mi scuso per la prolungata assenza... ero in altre faccende affaccendata... Sono diventata ufficialmente giornalista professionista l'altroieri!
Comunque vedo che qui il dibattito è andato avanti ottimamente anche senza di me: bravi! Mi piacete!
Voglio ringraziare Atsigats per la segnalazione sulla legge francese che impone una retribuzione minima agli stage: andrò subito a verificare e ad approfondire. Magari dedicherò alla notizia anche un post ad hoc, perchè questa iniziativa (anche se molto blanda, a dir la verità) va ESATTAMENTE nel senso dei ragionamenti che porto avanti insieme alla maggior parte di voi su questo blog.
E cioè la necessità che gli stage vengano retribuiti. Certo, non tutti: ho detto proprio nell'ultimo post che ci sono stage "buoni" che possono essere addirittura gratuiti, se parliamo di studenti delle superiori che vogliono "assaggiare" il mondo del lavoro, o di universitari che devono accumulare crediti.
Ma tutti gli altri stage, come sapete, secondo me devono assolutamente essere retribuiti.
Infine, ringrazio Roberto per il suo intervento-fiume e lo rassicuro: hai usato toni accesi ma assolutamente educati e rispettosi, quindi: bollino verde, anzi verdissimo! Io non voglio che siate "smortaccini" nello scrivere i vostri commenti: voglio solo che non vi offendiate a vicenda su questo blog! Al di fuori degli insulti, è giustissimo e anzi auspicabile che ognuno porti la sua esperienza e difenda il suo punto di vista con le unghie e con i denti!
Un saluto a tutti, cari amici e lettori.

Eleonora Voltolina ha detto...

Lo ammetto: sono un po' addormentata oggi.
Ecco perchè non mi ero accorta che Atsigats è lo pseudonimo col quale si firma un'amica di questo blog: la stagista al contrario, giornalista professionista da pochi giorni come me, ideatrice del blog omonimo.
Quindi, la ringrazio in maniera più "diretta" per la segnalazione dell'iniziativa in Francia.

CHICCO MERDEZ ha detto...

@ prime:
cari prime, non capiscono (sì, ci potete dare del loro).
Prima dite che "lo stage è qualcosa di fondamentale in lavori che necessitano di acquisire conoscenza" e che "gli stagisti in lavori tecnici quali ingegnieri (ingegneri con la i, complimenti. ndr), uomini mkt, grafici, informatici ... sono molto importanti". Poi però, a discussione in corso, piccola sterzata e viene fuori che "gli stage non sono lavoro, ma momenti formativi".
Certo. E visto che sarebbero SOLO momenti formativi in cui gli stagisti imparano a lavorare e (ops!) magari imparano anche bene, non dovrebbero essere pagati o almeno rimborsati.
Come le convergenze parallele: bizzarro....

prime ha detto...

@chicco
E' tutto chiaro ... noi diciamo che lo stage è fondamentale per imparare lavori tecnici, e quindi da ciò consegue che lo stage - che serve per acquisire conoscenza essendo un elemento formativo e quindi non necessitando per questo di ricevere pagamenti - è fondamentale per il ragazzo, come momento formativo logicamente.

:-)


@eleonora
speriamo che anche l'italia non sia vittima del protezionismo - sarebbe un bel colpo di grazia.

:-)

Un abbraccio

Matthieu ha detto...

Cari tutti, a me c'è un elemento che mi turba in tutte le vostre discussioni. In effetti, nessuno di voi si pone la domanda globale di come dovrebbe funzionare economicamente la nostra società. Mi spiego meglio: se hai 26 anni, sei laureato, cerchi un lavoro e ti offrono uno stage, chi paga? non è una domanda retorica ma di fondamentale importanza! se l'azienda, o le aziende con le quali avrai a che fare per i prossimi anni (o anche mesi per i più fortunati) non ti retribuisce, chi paga per la tua casa, il tuo cibo, i tuoi vestiti, e le tue distrazioni? se mi rispondete mamma e papa, com'è ovvio, io ci vedo una discriminazione pazzesca! Tanto più che nel mondo di oggi, il mercato del lavoro implica anche cercare lavoro in altre città, con tanto di trasferimento... allora diciamolo chiaramente: le aziende, per aumentare i propri profitti, non sono più disponibili ad assumere il costo di formazione del proprio personale, e il sistema vuole consapevolmente spostare sui genitori quest'onere. Ne risulta che:

1) se i tuoi sono ricchi, fai quello che ti pare, da Roma vai a Milano, da Milano a Torino, interamente spesato: insomma, lo stipendio te lo da papa.
2) se i tuoi si possono permettere di averti a casa ma non di mantenerti fuori, devi trovare una stage in città per forza (sperando che i tuoi abitino in città, ovviamente). e magari lavorare in un pub di sera per i vestiti e la pizza del venerdì.
3) se i tuoi non si possono permettere di sfamare una bocca in più, te la devi vedere con il mondo dei commessi, cassieri, gli unici retribuiti un pò... e addio il mestiere che ti interessava perché non puoi affrontare gli anni di non retribuzione che implica.

Ammettiamolo, c'è qualcosa che non va...

Poi ci sono altri due aspetti del "lavoro" di cui si parla che a me sembrano fondamentali: il "lavoro" è un attività effettuata in cambio di una retribuzione (il dizionario dice: attività retribuita). E il modo di funzionare del mondo, sennò lo chiamano "volontariato". Questa retribuzione permette anche al giovane di entrare nel mondo adulto, e il suo guadagno viene reinserito nel circuito economico. Se si priva i ventenni di una retribuzione, si diminuisce all'interno della società il numero di persone che guadagnano, e dunque aumenta il peso economico di tutti quelli che non lavorano sugli stipendi dei pochi rimasti. Si potrebbe anche dire che chi non vuole retribuire gli stage, e pensa che sia normale il volontariato a scopo formativo, in fondo crei lo stesso problema dei sindacati che non vogliono innalzare l'età pensionabile, ma dall'altra parte!

L'ultimo aspetto che mi interessa è: per avere una macchina che produce a pieno regime, un'azienda la compra, dunque sborsa soldi. Non riesco a capire perché un azienda che vuole avere un lavoratore formato e pienamente produttivo non debba pagare, come se gli uomini valessero meno delle macchine. Se un azienda retribuisse un giovane lavoratore per tre mesi, dandoli di che vivere, pagare la sua casa, il suo cibo, ecc.... ci penserebbe due volte, sia prima di "investire" (nozione che troppo spesso l'azienda tende a dimenticare) in capitale umano, che prima di separarsene, e di perdere così il proprio investimento invece di recuperarlo con un lavoratore formato e produttivo. Se invece la relazione lavorativa non dovesse andare in porto, il giovane, almeno in questi mesi, sarebbe stato economicamente indipendente.

Cioè, secondo me il mondo del lavoro è da sempre in equilibrio tra chi da i soldi (il meno possibile) e chi li prende (il più possibile). Solo che dalla parte di chi dovrebbe guadagnare, si è scoperto una fonte alternativa di denaro (le tasche dei genitori), frutto del miglioramento relativo delle condizioni di vita delle ultime due generazione. La conseguenza logica è stato che la necessità di guadagno per i ventenni non è più così stringente da obbligare il datore di lavoro a dare uno stipendio. Lo dimostra, in questo stesso blog, l'interesse che tanti di voi dimostrano per la loro posizione contributiva. Vuol forse dire che la vita di tutti giorni non è un problema?

Concludo dicendo che questo sistema che si è formato deve assolutamente essere ripensato e riequilibrato, anche per evitare che quando la nostra generazione avrà speso le ricchezze dei suoi avi, i nostri figli tornino ad essere quello contro cui i nostri nonni hanno dedicato la vita: poveri.

prime ha detto...

@mathieu
Interessante ciò che scrivi ...

a) chi paga: logicamente nessuno deve pagare ad oggi, perchè lo stage è formazione. Se si farà diventare lo stage "lavoro" lo si snaturerà e gli si leveranno tutte le cose belle che da questo potevano uscire fuori.
Accomunare certe visioni a quelle dei sindacati è un po esagerato, lo stage non è "volontariato", ma "momento formativo" inserito all'interno del processo formativo che tutti quanti hanno.

Quel che tu dici ha un senso solo visto dal punto di vista dell'ipotetico stagista "mister X", ma ne perde se visto in tutti gli altri aspetti.

:-)

Un abbraccio.

Eleonora Voltolina ha detto...

Forse, cari Prime, non avete capito la domanda retorica che pone Matthieu nel suo intelligente e complesso intervento.
Alla domanda "chi paga?" la risposta non può in alcun modo essere "nessuno".
Una persona che cerca lavoro (mettiamo, dopo aver conseguito una laurea) e si sente proporre uno stage ha di fronte un problema ineliminabile.
Durante questo stage (3 mesi? 6 mesi?) dovrà:
1) mangiare
2) spostarsi
3) dormire da qualche parte (nel caso il luogo di lavoro non sia vicino alla residenza, e/o nel caso il candidato non viva più con i genitori)
4) pagare tutte le altre normali spese quotidiane.
Dunque qualcuno, statene certi, durante i mesi in cui quella persona fa uno stage gratuito o sottopagato, paga perchè lui (o lei) possa mangiare, dormire, vestirsi, vivere.
E quel qualcuno nel 99% dei casi sono... i genitori. Il che è forse accettabile nel periodo universitario (tra i 18 e i 24/25 anni), e magari postuniversitario (qualche master che prolunga la fase formativa di uno o due anni). Ma non è certo accettabile per una persona di 27, 28, magari addirittura trent'anni.
E invece nella maggior parte dei casi è proprio così.
Chi paga lo stagista? Lo pagano la sua mamma e il suo papà. Evviva l'indipendenza.

CHICCO MERDEZ ha detto...

@ prime:
la logica stage=formazione sta loro bene, la logica stage=non lavoro non sta loro bene, infine quella stage=non ti pago è ridicola e sofistica, soprattutto dopo l'università.
Formandosi, gli stagisti contribuiscono a creare un prodotto. Proprio perchè si stanno formando a creare un prodotto. Non certo perchè vanno a partecipare al campionato mondiale di barzellette.
E questa cosa si chiama lavoro=ti pago.
Chiamiamolo stipendio, chiamiamolo rimborso spese, chiamiamolo paghetta... ma la grana si deve tirare fuori.
Immaginano che abbiate parecchi stagisti nell'aziendina, eh cari prime!?..
;-)
ps: l'abbraccio non serve, basta la vs. risposta. Gradirei mi fosse dato del loro... grazie

prime ha detto...

@chicco
formandosi, gli stagisti contribuiscono a formarsi a spese di soggetti che regalano loro del tempo che vale soldi pur di investire su di loro.
Siccome si trovano ad imparare, certamente potranno portare contributi, ma è molto raro essi siano utili, e anzi gli si chiede di evitare colpi di testa per il bene dell'azienda.
Questa cosa si chiama "accordo-tra-ente-formativo-e-azienda-per-formare-il-ragazzo-ad-un-mestiere".

;-)

@eleonora
il problema dello stagista a cui tu fai riferimento è lo stesso dello studente che va fuorisede, essendo lo stagista in formazione e non in lavoro durante lo stage. Se vuole quindi fare stage dove potrebbe avere problemi logistici, dovrebbe organizzarsi come quando a studiare fuori dalla sua città. Questa è la realtà delle cose. Poi se l'azienda vuole, può proporre delle facilitazioni per lo stage, ma è un qualcosa di opzionale che è soggetto a motivazioni precise.

Forse il ragazzo può fare altri lavoretti, come fanno all'estero del resto - USA docet. Non ci sono solo mamma e papà.

L'indipendenza è uno stato mentale, come la flessibilità, la dipendenza e la precarietà.

Tutto ha sempre un prezzo, come dicevano i nostri nonni ... "se in alto vuoi arrivare, molto hai da soffrire" ...

:-)

Un abbraccio.

Eleonora Voltolina ha detto...

A me francamente non risulta che uno studente porti guadagno all'università nella quale studia.
Mentre certamente uno stagista porta guadagno all'azienda/società/ente in cui lavora. Non c'è discussione. Quando uno stagista manager prepara una relazione per un cliente, ha creato guadagno. Quando uno stagista giornalista scrive una pagina per il giornale in cui lavora, ha creato guadagno. Quando uno stagista pubblicitario crea un progetto che poi diventa una pubblicità, ha creato guadagno. Quando una stagista segretaria mette a posto un archivio o fa centinaia di fotocopie al giorno, ha creato guadagno.
Devo continuare? Non credo serva.
Mi dispiace, Prime. La vostra tesi non regge. Non è colpa vostra, io mi rendo conto che vi sentiate investiti della "missione" di predicare il libero mercato e l'elogio della flessibilità sul Web.
Ma vi assicuro, qui non serve. Io sono a favore del libero mercato, contro i protezionismi, seguo i dibattiti con Ichino e Giavazzi, leggo i loro editoriali. E Ichino, che voi lo accettiate o no, dice cose molto più simili a quelle che dico io rispetto a quelle che dite voi. E' stato proprio lui a spiegare che i giovani sono SCHIACCIATI da un mercato del lavoro DUALE. Capito? Lui, mi dispiace per voi, non ha mai detto che in Italia la situazione va bene com'è e che è giusto che i giovani non guadagnino fino a 30 anni, passando dall'università a un infinito e snervante periodo (fittizio) di ulteriore "formazione" rappresentato da una sequela di stage.
La flessibilità è un'altra cosa: è potersi mantenere da soli, è guadagnare bei soldi, è poter smettere di chiedere la paghetta "aggiuntiva" a mamma e papà. Altrove c'è: qui, purtroppo, no.
Infine, perfavore, basta con la litania che lo stage è formazione. Non lo è: fuori dal percorso universitario, non lo è. Non lo diventerà "magicamente" solo perchè l'avrete ripetuto un milione di volte. Non convincerete nessuno, perchè la gente gira, vede, fa esperienza. In ogni ufficio c'è ormai uno stagista: che spesso non sa nemmeno come si chiama il suo "tutor". Perchè la figura del formatore, specie per quanto riguarda gli stagisti laureati, è solo una firma su un pezzo di carta. Di certo il tutor non perde tempo con lo stagista. Al massimo, gli impartisce ordini e sorveglia che abbia ben compreso le mansioni da svolgere.
Pertanto, la domanda che pone Matthieu resta ad aleggiare su questo blog e sull'intera società: perchè mai i genitori devono pagare affinchè il loro figlio faccia per 3 o 6 (o magari addirittura più) mesi un lavoro mascherato sotto la dicitura di stage che manco gli permette di pagarsi vitto e alloggio? Chi paga per le CENTINAIA DI MIGLIAIA di ore di lavoro GRATUITO che gli stage comportano? Sempre mamma e papà? E' indegno.

prime ha detto...

@eleonora
Probabilmente dici che lo stagista non porta guadagno all'università perchè non conosci bene certi meccanismi che spesso e volentieri sono dietro all'avvicinamento delle aziende agli uffici stage.

Allo stesso modo dici che lo stagista porta "senza discussione" guadagno all'azienda per le stesse ragioni, non ci sono altre spiegazioni, altrimenti la tua sarebbe solo demagogia.

Mai visti stagisti pubblicitari creare pubblicità che diventano guadagni, magari fossero capaci anche solo ad ideare un concept di base ... un'azienda non può perdere d'altro canto migliaia di euro per uno schiribizzo dello stagista di turno.
Mai visto un giornalista stagista scrivere pezzi editati a buon livello, massimo che può fare è una recensione cinematografica come livello di competenza, o pezzi non firmati.
Stagiste segretarie? Cretino chi ne prende, non hanno senso - qui si parla degli imprenditori che applicano male lo stage, nessun ente formativo concede stage per "segretarie" ... mai visto ne sentito.
Fortunanamente non continui, potrebbe diventare noioso alla lunga.

:-)

Probabilmente il tuo problema è che davvero conosci poco il mondo del lavoro, e ti orienti solo su una visione - i tuoi "prodotti" sono il classico esempio di questo.
Sei intelligente, ma anche abbastanza intrisa di luoghi comuni e frasi fatte.

Fai tanta, tanta confusione sul pensiero di Ichino, e su come si relaziona con il nostro pensiero e/o con il tuo.

Tu vuoi la retribuzione nello stage, noi la formazione nello stage.

Tu vuoi lo stage come lavoro, noi come momento di formazione, come è normale che esso sia.

Tu pensi che i ragazzi neolaureati siano ready per lavorare, per noi questo non è nella maggior parte dei casi vero, avendolo provato tante volte, con molte persone e con molte università.

Tu li vuoi subito a lavorare, contribuendo a farli bruciare, noi vogliamo farli inserire nella maniera giusta tramite uno stage che porti poi al contratto giusto per loro.

Tu sei ossessionata dallo stage fittizio, fino ai 30 anni ed oltre, e dallo stage ripetuto uno dietro l'altro (forse perchè questa sfortuna è capitata a te?), e via dicendo. Per noi lo stage è solo se stesso, 1 momento formativo di incontro tra azienda e ragazzo con il medium dell'università, propedeutico in molti casi a creare un rapporto che si conclude con un contratto di lavoro o di collaborazione. Non ci facciamo strani film di matrice politica dietro.

Flessibilità: ma dove hai letto che significa quello che tu dici? Il termine lo abbiamo già spiegato diverse volte precedentemente, ridirlo ancora diventa un po noioso ...

Stage e formazione: lo stage è formazione fino a 18 mesi dopo la laurea. Questa è la legge italiana e questa è la realtà. Che tu non la gradisca si può capire, che tu cerchi di mettere in mente nei modi più svariati e fantasiosi ai tuoi lettori che non sia la realtà si può sempre capire, ma questa è la realtà - che va meglio regolamentata forse - ma che comunque è questa.
I tutor ci sono, sono presenti, e seguono i ragazzi nelle aziende serie - anche qui, non puoi proiettare le tue sfortune sul mondo, lo capisci eleonora? Fai del male alla gente così.

La risposta per Mathieu è già stata data:

il problema dello stagista a cui tu fai riferimento è lo stesso dello studente che va fuorisede, essendo lo stagista in formazione e non in lavoro durante lo stage. Se vuole quindi fare stage dove potrebbe avere problemi logistici, dovrebbe organizzarsi come quando a studiare fuori dalla sua città. Questa è la realtà delle cose. Poi se l'azienda vuole, può proporre delle facilitazioni per lo stage, ma è un qualcosa di opzionale che è soggetto a motivazioni precise.

Forse il ragazzo può fare altri lavoretti, come fanno all'estero del resto - USA docet. Non ci sono solo mamma e papà.

L'indipendenza è uno stato mentale, come la flessibilità, la dipendenza e la precarietà.

Tutto ha sempre un prezzo, come dicevano i nostri nonni ... "se in alto vuoi arrivare, molto hai da soffrire" ...

:-)

Il mondo del lavoro non è - per fortuna - quello che tu descrivi.
C'è allegria, voglia di partecipare, comprensione delle differenze tra stage come momento formativo, lavori autonomi, e lavori dipendenti. E molti si stanno orientando verso il lavoro flessibile perchè - fuori dai luoghi comuni della propaganda di destra e sinistra - stanno comprendendo i grandi vantaggi che in essi ci sono sia per il lavoratore, che per l'azienda.

Il mondo si muove, cresce e si evolve, ma alcuni purtroppo rimangono fermi e continuano ad essere i motori del rallentamento dell'azienda italia.

:-S

Un abbraccio

Alice ha detto...

Ma caspiterina prime, accusi Eleonora di non essere ben informata sui fatti e di avere mille luoghi comuni in testa...ma hai idea di quante delle cose che scrivi non hanno attinenza con la realtà?!?

Hai provato sulla tua pelle a fare uno stage? Hai provato a immedesimarti in quei giovani che voi inserite nel mondo del lavoro con questo strumento?

1) lo stage è formazione, e così sia! Ciò non toglie che lo stagista CREA guadagno e questo non me lo toglie nessuno dalla testa d'accordo? Ci sono aziende che si fidano guarda caso dei loro stagisti quando si rendono conto che ne hanno l'opportunità e fanno CREARE LORO un guadagno! E non mi venite a rigirare la frittata, perchè vi porto la MIA esperienza personale, non la VOSTRA: per 6 mesi ho CREATO guadagno, e tanto, realizzando una serie di volantini promozionali di prodotti dell'azienda che sono stati distribuiti nelle maggiori insegne della GD italiana. Questo è guadagno. E l'ho fatto DA SOLA, perchè ero l'unica in grado di farlo. Per 6 mesi questo è stato uno dei modi in cui ho creato guadagno per l'azienda per cui ho fatto lo stage. Lasciate da parte la vostra diplomazia, a volte vi scontrate veramente con una realtà che chiaramente non sembrate aver vissuto sulla vostra pelle.

2) le stagiste segretarie ESISTONO. Giusto 2 giorni fa sono stata nella sede di un ente promotore stage per finalizzare le pratiche per il mio secondo stage. Bene, la loro bacheca degli annunci accoglieva anche, guarda tu, proposte di stage per attività di segreteria. La cosa ha colpito anche me, ma come vedete non si tratta di cattive applicazioni da parte degli imprenditori, se pure gli enti promotori (e quello di cui parlo è uno dei più famosi) incentivano queste attività.

3) fate un altro errore quando dite queste parole: "Tu sei ossessionata dallo stage fittizio, fino ai 30 anni ed oltre, e dallo stage ripetuto uno dietro l'altro (forse perchè questa sfortuna è capitata a te?), e via dicendo. Per noi lo stage è solo se stesso, 1 momento formativo di incontro tra azienda e ragazzo con il medium dell'università [...]". Gli stage che si ripetono uno dietro l'altro sono sfortuna per tanti. Volete un'altra mia esposizione personale? Prendete il più grandi portale per la ricerca di lavoro on line, selezionate il lavoro che vi interessa filtrando in base alle vostre caratteristiche. Io in genere faccio così: città-Milano; esperienza: minore di un anno (perchè come già detto più volte il mio primo stage è stato di 6 mesi) precisando che questa non è la scelta inferiore che si possa fare, perchè c'è anche l'opzione 'neolaureato'; laurea: specialistica; settore: trade marketing (perchè ho ancora l'illusione di voler provare a lavorare in un settore per il quale mi sento portata).
Beh cosa vi viene fuori? Un ammasso di proposte di stage, che per circa un mese ho letto e riletto ogni giorno sperando di trovarvi qualcosa di diverso.
Ah, per la cronaca, il medium dell'università, come voi dite, molte volte non esiste proprio. Io ho attivato i miei due stage sempre con un ente promotore, l'università non c'entra proprio nulla. Quindi non si può nemmeno dire che tutto questo proliferare di stage vada a vantaggio dell'università.

Saluti a tutti,
Alice

Eleonora Voltolina ha detto...

Cara Alice,

mi fa davvero piacere ritrovarti in questo mio spazio. Grazie di essere passata e di aver raccontato la tua esperienza.
Non fare troppo caso a quelli che si celano dietro la firma "Prime": è ovvio che portano avanti una tesi improponibile. Non si sa cosa gliene venga in tasca, ma è inutile che ci accaniamo a rispondere.
Certamente i miei esempi (manager, giornalisti, pubblicitari, segretarie) non erano casuali: conosco direttamente persone che han fatto stage in quegli ambiti.
Per quanto riguarda il mio specifico ambito professionale, posso dire che TUTTI gli stagisti giornalisti provenienti dalle scuole di giornalismo italiane scrivono sulle più importanti testate nazionali, dall'Ansa a Repubblica, da Panorama al Giornale. Il Sole 24 Ore e la Stampa, non proprio due testate minori nè dirette da ingenui, l'estate scorsa hanno messo più volte in prima pagina i pezzi di loro stagisti.
Forse non bisognerebbe avventurarsi a parlare di ciò che non si conosce.

Alice ha detto...

Si lo so Eleonora, mi son lasciata un attimo prendere la mano perchè ero rimasta indidetro con la lettura di post e commenti del tuo blog...diciamo che nel giro di 10 minuti ho immagazzinato un pò di rabbia che andava sfogata ;)

in ogni caso ho lasciato la mia esperienza personale non certo solo per prime, sono sicura che anche tante altre persone hanno vissuto le stesse cose :)

Buona serata!

prime ha detto...

@eleonora
Certo se tu conosci persone che hanno fatto stage negli ambiti che citi, probabilmente hai trovato persone davvero sfortunate o che le hanno avute tutte contro.
Per il tuo settore, volentieri facci il nome di qualcuno tra i tuoi stagisti "da prima pagina", andiamo a verificare insieme la presenza del loro nome negli articoli a cui fai riferimento, in particolare in giornali che dire conosciamo bene sarebbe usare un'eufemismo.
Il resto sono chiacchiere "da bar dello sport" elly.

:-)

@alice
Certo nessuno ha mai detto che lo stage sia "il paese delle meraviglie".

:-)

Battute a parte, la tua rabbia ha poco senso davvero - forse sei solo stata un po vittima dell'"elly pensiero", e ti spieghiamo perchè ...

tuo punto 3)
forse non hai ancora capito come si trovano certe figure - che non siano in posizione di stage è chiaro. L'aspetto delle relazioni è fondamentale per te, come per tutti gli altri. Ci parli di trade mkt, ma davvero sai cosa è veramente? Perchè dovresti essere scelta per un "lavoro" nel trade mkt? Cosa hai di particolare nel tuo excursus che dovrebbe permetterti di evitare uno stage? Esperienza reale nel settore o ... ?
Pensaci bene prima di fare qualcosa, sarebbe meglio fermarsi spesso a riflettere.
Per il medium universitario, stai sbagliando: in tutte le univ. con cui collaboriamo ci sono bizzeffe - a dir poco - di richieste che vanno inevase per mancanza di ragazzi con competenze un minimo sufficienti.
Il medium quindi manca nell'aspetto formativo di base, non tanto nell'aspetto stage.

tuo punto 2)
Forse come tu dici, esistono stagiste segretarie, ma questo come spesso si è detto è qualcosa di sbagliato e poco sensato.
Se tu hai trovato annunci del genere, è tuo dovere denunciarli alle autorità competenti, in particolare trattandosi di enti locali - evitiamo tutti please di finire davvero come la francia, non mi sembra questo il grande esempio da seguire nel 2008.
Se ragazzi accettano questo tipo di stage, hanno un "concorso di responsabilità". La stessa può quindi essere data per divisa 50 e 50 tra l'ente che propone posizioni sbagliate, e il ragazzo che le va ad accettare.

tuo punto 1)
Lo stagista crea guadagno ... per favore. Lo stagista leva tempo, leva capacità, leva competenze, e spesso non da molto in cambio.
La tua esperienza è un caso dove: sei andata a fare un lavoro che hai imparato, e quindi la formazione insita nello stage è andata a buon fine. Per questo non era necessario riconoscerti nulla, ma solamente valutarti per le tue capacità e - se lo si fosse reputato opportuno - tenerti a collaborare in azienda per quell'area (solo qui vediamo la parte di scorrettezza dell'azienda).
Il fatto che tu abbia prodotto volantini non vuol dire che tu abbia prodotto guadagno. Non siamo + negli anni 70 dove avevamo le catene di montaggio, perlomeno non in italia. Oggi il guadagno è qualcosa di diverso, e chiaramente percepibile.
Se vuoi davvero trovare il lavoro che forse meriti, non fare questi errori Alice, ti si ritorceranno contro facilmente.

Per il resto che dici ...

- fortuna o sfortuna che sia, di stage tutti noi ne abbiamo fatti, e allo stesso tempo ne facciamo fare. Sappiamo quindi qual'è la condizione del ragazzo, e qual'è quella del datore, e quindi possiamo dire di saper giudicare bene, senza demagogia e senza superficialità la situazione dell'italia in questo senso.

Eleonora: ne abbiamo già parlato ... non è cattiva, ed è anzi intelligente. Vede solo le cose con i paraocchi, cercando un mondo del lavoro che non c'è, ne ci sarà mai più. Diciamo che ha sbagliato epoca forse.
Elly è ben informata, ma solo su alcuni fatti, perchè vede le cose solo da 1 punto di vista, e sembra impossibilitata a vedere le cose per quello che sono realmente.

Ma - come dicevamo - è certamente intelligente, e con il tempo anche lei capirà dove sta sbagliando, così come lo capimmo anche noi prima di lei, e altri prima di noi. E' solo questione di maturità lavorativa, le doti personali non sono assolutamente in discussione.

:-)

Un abbraccio.

Gig ha detto...

@prime.

prima esperienza di stage (di stage, non di lavoro, bada bene: di quello ne avevo già fatto un anno e mezzo tra due redazioni di quotidiani locali prima) l'anno scorso all'Agr (agenzia giornalistica Rcs), dal 31 luglio al 28 settembre a Milano.

Vivendo a Ravenna, raggranello i soldi per pagarmi tutto lavorando per tutto giugno e luglio dalle 7 di mattina alle 7 di sera in un supermercato come magazziniere - cassiere - banconiere. Oltre a ciò, il sabato sera faccio il pr per una discoteca dalle 22 di sera alle 4: 30, in nero.

Arrivo a mettere da parte quanto basta (a fine settembre mi rimarranno in cassa solo 200 euro), ma mi resta una domande:

1) se non avessi trovato quei lavori come sarei potuto andare a fare lo stage (obbligatorio per la scuola di giornalismo che frequento) visto che i miei non potevano pagarlo? E ti assicuro che mi sono sbattuto ovunque per due settimane per trovarlo, lasciando in giro qualcosa come 200 curriculum...

---

Arrivo all'agr, e dopo due settimane (alla prima esperienza da stagista) mi lasciano tranquillamente telefonare e intervistare gente del calibro di Clemente Mastella, Beppe Grillo, Fausto Bertinotti, procuratori antimafia, colonnelli dell'esercito e ambasciatori all'estero. Io faccio le domande, io decido cosa chiedere e come tagliarlo, io lavoro praticamente da solo, come tutti. Spesso finivo citato nei radio tg (diffusione nazionale)che producevamo, con le cose che portavo a casa facendo a volte quelli che tu definisci "colpi di testa", ovvero prendere per mia iniziativa binari traversi per le interviste da quelli suggeriti dall'azienda.

Tu l'avresti fatto se non ti fossi fidato, e non avessi riconosciuto professionalità ed un minimo di competenza a questo povero stagista (tengo a sottolinearlo) alla sua prima esperienza?!?

Tu/voi (a volte mi sembra di parlare con un idra, cari prime) scrivi/ete:

"formandosi, gli stagisti contribuiscono a formarsi a spese di soggetti che regalano loro del tempo che vale soldi pur di investire su di loro.
Siccome si trovano ad imparare, certamente potranno portare contributi, ma è molto raro essi siano utili, e anzi gli si chiede di evitare colpi di testa per il bene dell'azienda.
Questa cosa si chiama "accordo-tra-ente-formativo-e-azienda-per-formare-il-ragazzo-ad-un-mestiere".

Sarò arrogante, ma non mi ci riconosco...

Ah, dimenticavo: un buono pasto al giorno come paga! Da restituire alla fine del mese se per caso per qualche motivo (malattia o altro) perdevi dei giorni.

---

Ora mi trovo nella stessa identica situazione: a giugno dovrò partire per il prossimo stage, sempre a Milano e sempre obbligatorio.

Sono a Padova dove lavoro la sera come barista per pagarmi affitto e tutto: faccio su sui 400 euro al mese, ma non ho tempo a disposizione per fare altro e mi devo accontentare. Da parte, per il momento, nonostante ci provi, finisce poco o niente.

Se non riuscirò a trovare al pelo un lavoro per pagarmi tutto come l'anno scorso, e a farmi spostare nel frattempo la data dello stage ad Agosto-Settembre...mi spieghi come farò?!?

Non pretendo che nulla mi sia dato, nè messo su un piatto d'argento: lavoro da 4 anni di qua e di là per pagarmi gli studi e non pesare sui mieie, ma certi limiti per un 24enne quale sono senza posto fisso e reddito certo restano...

Ti voglio solo chiedere una cosa: un sistema così, ti sembra giusto?

Ti sembra che non ci sia proprio nulla da cambiare?

---

Infine, a nome penso di tutti gli utenti di questo blog ( chi non è daccordo naturalmente è libero di dissociarsi!): chi siete, e che lavoro fate? Dal vostro blog non si capisce nulla...

Fate nomi, e cognomi, e fateci capire... Siete gli unici a non firmare mai con un nome, a parte Chicco Merdez che però ne ha fatto una bandiera (e a volte per quello che mi succede arrivo molto vicino a capire perchè....

Io mi chiamo Alessandro, cognome Gigante, professione prossimo stagista. Ancora.

Non datemi abbracci, non me ne faccio nulla: vorrei solo capire di più, di voi e del vostro mondo che è e resta così diverso dal nostro: perchè?

Un saluto a tutti.

Gig.

prime ha detto...

@gig

- Se non avessi trovato quei lavori che ti hanno aiutato, non avresti potuto fare quello stage. Succede tutto il mondo, è il Mercato. Ma hai lottato, e ce l'hai fatta: ciò conferma la nostra idea.

- tue telefonate: noi non lo avremmo fatto a prescindere, perchè è davvero raro che un ragazzo sia pronto subito a telefonare al grillo o al mastella della situazione. E' qualcosa di sbagliato di base, anche a livello formativo.

- buoni pasti: comportamento corretto diremmo.

- sistema giusto: gig, il problema non è se il sistema sia giusto o sbagliato. Il problema è che il sistema è questo, e chi va avanti lo fa un po come hai fatto tu da alcuni punti di vista. Va accettato per quel che è, prima di poterlo provare a migliorare. Ma di base va preso per quel che è.
Il sistema lo puoi cambiare solo intervenendo dall'interno di esso, quando ne sei parte. Da fuori non si combina nulla.
Non è rassegnazione credici, è solo realismo e praticità, perchè il resto sono solo belle parole.

- dal nostro blog si capisce tutto a nostro parere, e chi vuole può sempre chiedere, le porte sono aperte, la nostra email credo tu la conosca, contattaci pure se vuoi.
Ci sembra che chi lo ha richiesto, ha sempre avuto risposta, a seconda della persona con cui si è trovato ad interagire in quel momento.

- mondo diverso dal vostro: non crediamo questo, davvero. Molti dei lettori di qui non fanno parte di quel "vostro" che tu citi, ma anzi la pensano diversamente da te o dall'autrice. Solo si fanno sentire meno di noi - anche se spesso hanno già lasciato traccia.
Sono imprenditori, stagisti, collaboratori ... perchè il problema è davvero sentito in maniera diversa se si è mentalmente flessibili, o mentalmente precari.

:-)

Un abbraccio

- domanda x te: perchè non sei rimasto nel vecchio stage? Hai scelto tu di andare via, oppure ti hanno mandato via loro? Sapevi dall'inizio che non c'erano possibilità, oppure ... che altro?

Gig ha detto...

Rispondo a punti, come voi: mi pare che sia più chiaro...

1) Se non avessi trovato quei lavori, mi sarebbe saltata tutta la scuola di giornalismo, e la possibilità di fare il mestiere per cui lotto da anni. Io sono stato anche fortunato, ma in tanti non ce la fanno. Anche la scuola di giornalismo costa, e non poco: se l'unica cosa che si trova è un lavoro a nero, e per qualche motivo si viene licenziati o mandati via da un giorno all'altro (anche senza cercare necessariamente motivazioni dovute a cattivi comportamenti dell'impiegato) tutto questo salta.

Secondo me un Mercato che forza la gente a vivere così non è giuto, almeno eticamente. Tolta l'etica, rimane la necessità di guadagno di chi è impresa, e la necessità di trovare di che vivere e mangiare da parte di chi all'impresa si vende. E tra le due è facile capire chi può dettare condizioni e chi no...

2) telefonate. Detto sinceramente allora, sono contento di non essere finito da voi. Mi piace pensare che me l'abbiano fatto fare perchè hanno avuto fiducia in me, e perchè evidentemente ho dimostrato anche se in poco tempo di saperlo fare. Ma se lo scopo dello stage è creare professionalità, non è limitando le possibilità e non facendo provare a chi è stagista tutti gli aspetti del mestiere che prova a fare che secondo me si formano le persone.

Non vorrei che tendeste a cadere come tanti nella facile equazione "giovane (o prima esperienza) = inesperienza". E' facile, troppo facile, poterlo fare. C'è gente che impara presto, e gente a cui serve più tempo. Ma ognuno è regno a parte, e generalizzare (in qualisasi caso) mi pare qualcosa di fortemente sbagliato. Mi piace essere giudicato per quello che so fare, non per la mia età o per la mia esperienza. A loro tutto il merito di averlo fatto.

3) Buoni pasto comportamento corretto? Se lo dite voi... Per quello che facevo, e le responsabilità che avevo ("sbagliare" una telefonata con una fonte importante molto spesso te la fa giocare per sempre, e nel mestiere di giornalista non è una cosa che ci si può permettere) mi sembra un po' inadatto... Anche perchè, da stagista, la tutela in caso di sbagli è molto vicina allo zero.
Oltretutto se guardate la media degli affitti a Milano, la spesa e le altre cose a fare un conto di quanto spenda uno in un mese ci mettete poco....

4) Sistema: se la vostra considerazione è "il problema non è se il sistema sia giusto o sbagliato. Il problema è che il sistema è questo, e chi va avanti lo fa un po come hai fatto tu da alcuni punti di vista. Va accettato per quel che è, prima di poterlo provare a migliorare. Ma di base va preso per quel che è",
non sono daccordo. Il sistema è costruito da persone, non innato, e le persone stesse hanno il diritto-dovere di cambiarlo se esso non funziona o denuncia carenze.

Anche il sistema politico, per fare un esempio, cade molto spesso in un gioco di favoritismi, corruzione e avvinghiarsi a vita a poltrone. Il sistema, ora come ora, è così: ma se voi poteste, non lo cambiereste? Io sì, e ci proverei in ogni modo. In un sistema ci sono persone in alto, e altre in basso. Ma quante volte, conoscendo le une e le altre, si può dire che la collocazione sia quella giusta?

Il mio essere stagista mi pone - a vostra visione - all'interno di questo sistema? Se sì, perchè non posso tentare di cambiarlo, come ognuno può e come anche voi potete?

Voi, come lo cambiereste? O è già tutto giusto così?

5)Blog: mi riservo di guardarlo meglio. Poi vi farò sapere o vi contatterò! Ma perchè non farlo voi direttamente ora, anche se in modo schematico? Mi piacciono più le discussioni pubbliche, un po' come accade in questo blog, che non quelle private via mail...

Mondi diversi: a tante persone, anche tra quelle che girano qui e (non ho vergogna di confessarlo)anche a me, appare così. Certi commenti, come quello del sistema di cui dibattevo sopra, mostrano i segni di una mentalità rigida o comunque piegata al sistema cui si deve adattare. I precari esistono, quindi bisogna pensare "da precario" e "da chi precario non è". Pensare ad un'alternativa, avulsa da ogni altro vincolo, è così difficile?
Poi mi sembra strano che le altre voci si facciano sentire così poco rispetto alle altre: verrebbe da pensare, ma questa è una mia considerazione, che siano minoritarie rispetto alle altre, non più silenziose.

Infine, post scriptum linguistico: dal De Mauro "precario" viene fuori così:

2pre|cà|rio
agg.
CO
1 che non dà garanzie di stabilità, incerto: una situazione lavorativa precaria, un governo p., versare in precarie condizioni economiche; equilibrio psicologico p.; salute precaria, cagionevole
2 temporaneo, provvisorio: per ora ho solo una sistemazione precaria presso un’amica
3 che ha un rapporto di lavoro senza garanzie di continuità o stabilità, legato solamente a contratti a termine: personale p.; anche s.m.: assorbire i precari del pubblico impiego
4 TS dir., che riguarda la concessione di un bene, gratuita o a canone simbolico, la cui restituzione può in qualunque momento essere richiesta dal concedente al concessionario: possesso p., a titolo p.

Una mentalità precaria, come scrivete voi, mi pare una gran brutta definizione... Il pensiero di tanti, qui e fuori, è uno ed è stabile: cambiare questo "sistema" che non va.

6)infine, per la vostra curiosità: la scuola di giornalismo obbliga a fare due stage, alla fine di ogni anno, di durata massima fissata in 450 ore che verranno dal prossimo anno ridotte a 250. Lo stage si svolge nel periodo estivo, perchè ad ottobre ricominciano le lezioni, obbligatorie a cui "non si può dire di no" pena la perdita del praticantato acquisito. Lo stage due mesi doveva durare, e due mesi è durato perchè non poteva prorogarsi oltre.
Oltretutto, quando me ne sono andato, l'aria che tirava era tutto fuorchè quella di assunzioni a breve termine: si parlava al contrario di riduzione, e gli stagisti facevano comodo proprio perchè erano tappabuchi o "carne da cannone" a costo zero per tenere buoni anche gli altri. "Rompi le scatole? Altri fuori come loro ne troviamo mille, e vedi...? Fanno lo stesso che fai tu...quindi...ti conviene stare buono..."

Informati/evi sulla querelle in corso da più di tre anni sul braccio di ferro tra editori (che vogliono mantenere questo sistema, che gli dà un sacco di potere sui giornalisti) e giornalisti (che invece lo vogliono cambiare, per ovvie ragioni...e provatevi a chiedere perchè nei media non se ne parla mai..

Chiedetevi perchè diventa sempre più difficile trovare uno stage all'interno di una redazione, dove lo stagista è visto come strumento e leva di potere di questo sistema. Chiedetevi come vive questo uno stagista, che vuole solo un lavoro e che si trova in un clima di battaglia creato da altri in cui deve sopravvivere e a cui si deve piegare suo malgrado. Molte redazioni minacciano scioperi di massa solo alla proposta di assumere uno stagista per uno o due mesi, e il tutto salta: niente lavoro per lo stagista, e zero possibilità di affcciarsi al mondo e fare vedere chi davvero si è, anche senza telefonare a Berlusconi o Mastella...

..oppure è rimasta la telefonata al potente di turno l'ultima spiaggia per poter lavorare? E che fare quando questo richiederà il favore in cambio?

Ed ecco che il sistema rinsalda sè stesso...

Risolvetemi questo, e mi farete felice...

Grazie comunque per la sollecitudine della risposta!

ps: se siete in tanti però almeno firmarvi con un nome man mano che scrivete potreste! Almeno saprei se quello che mi risponderà sarà lo stesso che ha letto questo commento, o quelli prima... Per questo basterebbe poco: dopotutto non credo che siate tutti uguali nel corpo e nella mente come tanti "agenti Smith"..

A presto!

Gig.

prime ha detto...

@gig

1) L'etica fa sempre a botte con il Mercato, in un mondo globalizzato come questo, purtroppo.
Ma sbagli a pensare che sia sempre l'impresa a dettare le condizioni, in particolare quando ci si trova nel paese più tassato del mondo.

2)Potrebbero avertelo fatto fare perchè avevano fiducia in voi. Oppure potrebbero avervi illuso, per farvi stare poi come stai ora. Questo non lo capiremo mai davvero fino in fondo.
Le persone si formano con le prove, ma sono sempre prove monitorate ... come detto, un imprenditore che rischia di far fallire una ditta per uno stagista è un imprenditore miope.
A loro tutto il merito di averlo fatto ... ma ora che rapporti avete?

3)Le tue parole confermano l'errore della ditta in questione: ti ha dato mansioni non da stagista, e ti ha spinto a sentirti importante e bravo per loro, tanto da meritare "altro", anche se poi oggettivamente eri comunque uno stagista.

4)Il sistema di cambia da dentro, non da fuori - crediamo che le rivoluzioni siano state ottimo esempio negativo in questo.
Stai attendo al concetto di "giustizia", di per se molto aleatorio e soggetto alle idee personali.
Il tuo essere stagista non ti pone dentro al sistema. Per essere nel sistema, devi farne parte in maniera "necessaria", cioè il fatto che tu ci sia deve avere dei perchè reali ed ogggettivi, conditi con la buona e vecchia cara "amicizia" che aiuta a capire e discernere i buoni dai cattivi.
Questo sistema va depurato da tante imperfezioni, come:

- i sindacati: costano molto, danno poco, pesano troppo. Non vanno eliminati, ma ripensati in maniera radicale;

- gli imprenditori: sono tanti davvero, e vanno aiutati ad essere percepiti per quel che sono, cioè i veri creatori della ricchezza del paese;

- i giornalisti, gli avvocati e le altre caste: non vanno ridimensionate, ma solamente meglio inserite nel sistema, per evitare che si guardino allo specchio da sole per difendere interessi e visioni di parte;

- i politici: l'essere nuovi non dipende dall'età, ma da quel che si ha dentro. Ad esempio, Berlusconi non è il nuovo. Vetroni neppure è il nuovo. Tra i 2, però, Berlusconi è + nuovo di Veltroni, e Capezzone è + nuovo di entrambi.
Vanno incentivati i politici nuovi davvero, o quanto meno i "meno vecchi";

- i giovani: pochi sono eccellenti, molti sono scadenti. Non può stare sulle spalle degli eccellenti anche la vita degli scadenti, questo non è "giusto" - usando le tue parole.

... e via dicendo ...

:-)

5)Sul nostro blog, quando lo leggerai, capirai che la tematica non è quella del lavoro, anzi. Si tratta di una materia diversa, diciamo "per addetti ai lavori", e necessariamente deve essere trattata in questa maniera per motivi di rispetto e di delicatezza.

L'alternativa al pensare precario è il pensare flessibile, che molti ragazzi già utilizzano. Potresti fare riferimento a questo.

:-)

Quelle voci non sono minoritarie, sono semplicemente diverse: non amano la polemica e gli schiamazzi, e cercano di evitare "il giornalismo d'inchiesta" che non gli addice semplicemente.

Queste voci saranno sempre distinte dalle "menti precarie", perchè vedono la vita in maniera davvero differente.

:-)

6)Ecco a cosa servono le scuole di giornalismo ... lo avevamo sentito dire. Fai riferimento ad una casta tra quelle indicate precedentemente.
Comunque, il fatto che "i mille li fuori" possano fare lo stesso che fai tu non depone molto a tuo favore - in genere quando uno stagista fa la differenza, i suoi capi lo notano spesso.

Se vuoi far vedere chi sei, lo puoi comunque fare anche da solo: in questo mondo vince "chi crea", non "chi aspetta" oppure "chi usa".
Sei sveglio, intelligente: saprai certamente come farti notare, se lo vuoi ... immagina solo il modo + adatto per te.

Solo tu puoi risolvere il tuo problema, cambiando radicalmente prospettiva: diventa flessibile, da precario quale sembri essere.

:-)

Un saluto

Eleonora Voltolina ha detto...

Innanzitutto ringrazio Alessandro "Gig" Gigante per aver condiviso con me e con tutti gli altri lettori di questo blog la sua esperienza. Trovo che il suo sia un esempio molto importante: un ragazzo determinato, pronto a fare sacrifici per imparare una professione. Ricordo a tutti che la scuola di giornalismo equivale al praticantato - solo che se uno ha un contratto da praticante viene PAGATO, mentre se fa il praticante in una scuola deve pure sborsare da 4000 a 8000 euro all'anno.
Naturalmente le considerazioni di Gig sono perfettamente condivisibili, e risulta alquanto comica l'osservazione dei Prime sulle telefonate. Come se uno stagista giornalista potesse dire al suo capo: "No, io Mastella non lo chiamo, sai non ho le competenze per intervistarlo. Fattela tu l'intervista". Poco realistico, quantomeno.
Infine, una piccola richiesta: perfavore evitate i ragionamenti "per punti", che risultano a chi legge frammentati e costringono ad andare continuamente su e giù sulla schermata per seguire il discorso.

prime ha detto...

@eleonora
Rileggi la frase elly, probabilmente non l'hai ben compresa a giudicare dal poco senso di quel che scrivi.

;-)

Un abbraccio

Eleonora Voltolina ha detto...

Voi scrivete: "telefonate: noi non lo avremmo fatto a prescindere, perchè è davvero raro che un ragazzo sia pronto subito a telefonare al grillo o al mastella della situazione. E' qualcosa di sbagliato di base, anche a livello formativo".
Non si capisce cosa io abbia frainteso.
Voi avete sostenuto che uno stagista giornalista in una redazione dovrebbe evitare di telefonare ai grandi personaggi (ammesso e non concesso che Mastella sia un grande personaggio...) per intervistarli.
Io vi ho risposto che questa affermazione è fuori dalla realtà.

emirp ha detto...

Vedo le solite interminabili lunghissime discussioni...tanto qualsiasi cosa scriviate vorranno sempre avere ragione,ripeteranno allo sfinimento che lo stage é un momento formativo....la nostra visione precaria....bla bla bla.... e tutte le altre cazzate che ripetono ogni volta senza mai firmarsi e senza fare mai un nome in pubblico,in compenso però vogliona sapere da ognuno chia siamo che lavor facciamo...fate vobis!

Anonimo ha detto...

@prime:

"In Principio era Lorenzo
è un blog che raccoglie nomi di persona.
Questi nomi raccontano delle storie, e queste storie rappresentano una grande wiki di un particolare e molto discusso mondo dedicata a chi, in un modo o nell'altro,
sa leggere dentro le persone e non vuole smettere di sognare, perchè
Si Vive per il Sogno,
non si Sogna per Vivere".

Ma da quello che scrivete...i vostri sogni dove sono? Peraltro nel blog non si capisce nulla..

Alberto

Anonimo ha detto...

@prime:

http://www.bloggers.it/giolitti/itcommenti/1055768881otelma11.jpg

...serve altro?

prime ha detto...

@anonimo "alberto"
Non è difficile capire quello che scritto, basta leggere, è tutto molto chiaro alberto ... anche se comunque non si tu probabilmente il target del blog.

;-)

@emirp
Se lo stage è un momento formativo, è un momento formativo. Non lo abbiamo deciso noi emirp. Poi noi, a differenza di tanti altri, ci firmiamo sempre.

:-)

@eleonora
Effettivamente ti confermiamo dalle tue parole che non avevi, ne hai ben capito il senso delle nostre parole.

:-)

Un abbraccio.

Eleonora Voltolina ha detto...

Fabrizio Patti, all'epoca stagista, sul quotidiano Il Sole 24 Ore ha pubblicato in prima pagina i seguenti articoli: La destinazione si sceglie con internet e il passaparola (23/07/07), A Jakarta decolla solo la paura (16/07/07), Agosto, ferie da 17 miliardi (14/08/06), Aerei: uno su cinque vola con i “low cost” (25/06/07).
Francesco Moscatelli, all'epoca stagista, sul quotidiano La Stampa ha pubblicato in prima pagina l'articolo "Borse taroccate per costruire la moschea" (03/07/07).
Damiano Beltrami, all'epoca stagista, sul quotidiano Il Secolo XIX ha pubblicato in prima pagina i seguenti articoli: Intesa Gazprom-Bielorussia, scongiurata una crisi del gas (02/01/07), Petrolio. Merkel furiosa con Putin, crisi Russia-Ue (10/01/07) e "Carburanti negli Iper", è serrata (19(01/07).
Maria Adele De Francisci, all'epoca stagista, per il settimanale Donna Moderna ha intervistato il premio Oscar Jodie Foster: l'articolo è stato poi pubblicato nel numero del 10/10/07, con richiamo in copertina.

Solo quattro esempi. Vorrei non dover più essere costretta a leggere stupidaggini sul ruolo degli stagisti nelle redazioni giornalistiche.

prime ha detto...
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Eleonora Voltolina ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
prime ha detto...

ah che bello, si cancellano post che non offendono ... che fatica voler avere sempre ragione vero elly?

:-)