venerdì 20 giugno 2008

RIMBORSO SPESE PER LO STAGE: BISOGNA ANCHE AVERE IL CORAGGIO DI CHIEDERLO

La Lista dei Buoni ha l'obiettivo di evidenziare le "buone pratiche stagistiche", contrapposte all'andazzo - purtroppo ben più frequente - di far lavorare gli stagisti gratuitamente o con compensi irrisori (2-300 euro al mese). L'inversione di tendenza può partire dalle aziende: l'elenco qui a fianco testimonia che le imprese, se lo vogliono, possono permettersi di dare rimborsi spesa degni di questo nome, aiutando così i giovani a non pesare sulla famiglia durante lo stage.
Ma l'inversione di tendenza può partire anche da ogni singolo ragazzo che fa un colloquio per uno stage.
Mi scrive una giovane giornalista per portarmi la sua testimonianza: dovendosi trasferire a Roma,
dove gli affitti sono alle stelle, per uno stage di tre mesi, ha chiesto espressamente alla testata di essere pagata. «Ho detto che se non mi avessero aiutato a sostenere le spese per l'affitto, gli spostamenti con i mezzi pubblici, la vita quotidiana, non avrei accettato lo stage. E loro, essendo un'azienda seria» racconta «hanno accettato e mi daranno 800 euro al mese, lordi. Meglio di niente».
Non posso, ovviamente, inserire quest'azienda editoriale nella Lista: qui si parla di un rimborso spese "eccezionale", erogato a questa giornalista perchè lei ha saputo pretenderlo, e non è detto che il prossimo stagista che lavorerà in quella redazione riceverà lo stesso trattamento.
Ma questa storia è un buon esempio per tutti: per tirare fuori la faccia tosta e il coraggio. Durante i colloqui non bisogna avere paura di dire chiaro e tondo che non si vive di aria, che per vivere c'è bisogno di soldi, e che non tutti hanno genitori tanto abbienti da (o disposti a) pagare gli stage dei figli!

24 commenti:

Filippo ha detto...

è un po' che non ti leggevo; visto che sei sempre qua e un po' di tempo fa parlavi di registro degli stagisti, forse questo ti interessa:
http://helpdesklavoro.blogspot.com/2008/06/libretto-formativo-gi-dalla-soffitta.html

Lilyce ha detto...

Giusto. Dovrebbero farlo tutti. Io adesso lo faccio, ma m sono beccata anche una risposta: "perché dovrei pagare te se ho chi mi viene gratis?". E capisco che in alcuni casi fa paura...

Eleonora Voltolina ha detto...

E' vero Lilyce, c'è sempre la possibilità di sentirsi dire "Se pretendi il rimborso non ti prendo, tanto ho la fila di gente disponibile a lavorare gratis".
Qui scatta il discorso dell'autostima e della consapevolezza del proprio valore: qualcosa tipo "ce ne saranno pure altri cento, ma non è detto che abbiano la mia intelligenza, la mia voglia di imparare e di fare, le mie competenze".
E poi scatta anche il discorso della ribellione: "io non ci sto, attraverso la mia richiesta contrasto il sistema, perché voglio cercare di cambiarlo".
Se un'azienda si sentisse chiedere un rimborso spese anche solo dalla metà dei ragazzi cui fa colloqui per stage, forse si convincerebbe che il rimborso spese è una cosa importante, e comincerebbe a "metterlo in conto".

benny ha detto...

domandare è lecito,rispondere è cosrtesia.

Gianluca Pistore ha detto...

ciao, bel blog, ti propongo uno scambio link-
fammi sapere. ciao

www.gianlucapistore.com

Andrea ha detto...

Io direi che domandare è dovere, rispondere è quantomeno auspicabile.

Marco Patruno ha detto...

Gentile Eleonora,

Sicuramente, ognuno di noi nel suo piccolo può e deve fare qualcosa. E deve avere la forza di dire NO! A stage che non siano retribuiti dignitosamente e che mancano di un serio progetto formativo. Altrimenti il rischio è che lo stage sia soltanto deleterio.

Per quanto riguarda la società che ha deciso di dare 800 euro lordi dopo la richiesta di una candidata.

Non conosco la realtà che ti riferisci, quindi ogni mia considerazione non può che essere relativa.

Tuttavia o posso ipotizzare che si tratta di una realtà medio – piccola con un politica non cosi strutturata del personale e che ha testato poche volte lo strumento dello stage. Oppure la candidata in questione ha esperienze e competenze talmente significative che l'azienda editoriale ha dovuto necessariamente alzare la parcella. Quindi paradossalmente ci troviamo di fronte ad un caso di “stagista esperta”

Distinti Saluti
Marco Patruno

Eleonora Voltolina ha detto...

Caro Marco,
hai colpito nel segno. La ragazza, che mi ha chiesto di lasciarla nell'anonimato, è in effetti una giornalista che ha già anni di esperienza alle spalle, e tra pochi mesi sosterrà l'esame per essere iscritta all'albo dei professionisti.
Quindi sì, in questo caso certamente ha potuto far valere la sua esperienza. Però è anche vero che, con l'enorme numero di giovani giornalisti che c'è sul mercato oggi in Italia, quella testata avrebbe potuto dirle "Arrivederci e grazie" e prendere un altro che non avanzasse pretese di retribuzione. Invece ha accettato le condizioni che la ragazza ha posto, giudicando che la richiesta fosse ragionevole.
Questo secondo me significa che ci sono imprese che per "pigrizia mentale" non offrono il rimborso spese, ma che sarebbero disponibili a darlo, se qualcuno lo chiedesse con determinazione.

Anonimo ha detto...

ciao, ho visto che nella lista dei virtuosi c'è anche adecco... io personalmente non ho esperienza diretta, ma una mia amica ha appena concluso uno stage di tre mesi in ruolo selezione del personale COMPLETAMENTE GRATUITO, senza nemmeno un euro di rimborso spese... magari varia da zona a zona, però volevo comunque segnalarlo.

Eleonora Voltolina ha detto...

Caro Anonimo,
grazie della segnalazione. Procedo subito con una verifica, come ho già fatto altre volte.
Per un'informazione più completa, potresti scriverci in quale città ha fatto lo stage la tua amica?

prime ha detto...

Certamente l'esperienza della ragazza ha un peso preponderante.

Nessuno avrebbe potuto garantirle nulla se fosse stata alle prime armi, e anzi, questo tipo di richieste che qui tu eleonora caldeggi, sono secondo recenti studi una delle principali motivazioni di bocciatura durante un colloquio di lavoro.

Quello che infatti crea una visione negativa sul ragazzo in colloquio non è tanto la cifra, o la richiesta in se: il problema è insito nel concetto di "pretesa", maggiormente in questo caso, quando è una pretesa che non ha fondamenti legali o legislativi, ma ha solamente fondamenti legati ad esigenze personali.

In fase di valutazione, nella stragrande maggioranza dei casi sono bocciate persone che si pongono in questa maniera, perchè danno una visione negativa di se.

Non piace mai chi "pretende", perchè in genere in azienda porta sempre problemi invece di valore aggiunto.

:-)

Un abbraccio

Eleonora Voltolina ha detto...

Ci sono esperti selezionatori del personale, con pluriennale esperienza in grandi aziende, che affermano esattamente il contrario.
E cioè che un ragazzo che chiede un compenso viene valutato più positivamente di uno che non lo chiede. Perchè dimostra di avere fiducia in se stesso, consapevolezza delle sue capacità e grinta.
Tutte qualità che poi servono, in un ufficio, molto di più di quelle che potrebbe mettere a disposizione un "agnellino mansueto", che accetta di essere calpestato nella speranza di farsi benvolere.

prime ha detto...

Punti di vista - d'altro canto abbiamo molti esempi anche qui, nella tua rete di contatti e di amici blogger, che esercitano o hanno esercitato chi l'uno, e chi l'altro comportamento, e i risultati sono stati sufficientemente in linea con le nostre idee.

Va precisato che nessuno vuole "agnellini mansueti", ci mancherebbe ...

Ma, ripetiamo, comportamenti che hanno dentro i concetti della "pretesa" non sono mai ben visti, perchè intendiamoci:

- un conto è una persona che mostra di avere carattere, e questo è certamente positivo in fase di colloquio, e durante il lavoro: la grinta serve molto;

- un conto è una persona che "pretende", e questo è molto meno positivo. Pretendere non vuol dire avere grinta, ma vuol dire avere uno spiccato egocentrismo generalmente.

:-)

Un abbraccio

Anonimo ha detto...

L' avete notato anche voi come agisce Prime ? Cerca sempre di spargere un po' di terrorismo psicologico .

Prendiamo questo post : viene riportata l' esperienza di una ragazza a cui era stato offerto uno stage gratuito , e che è riuscita a spuntare un rimborso spese di 800 euro al mese . Mica male ! Un esempio che tutti dovrebbero considerare positivo . Invece no , Prime cerca di metterlo in luce negativa, tipo " attenzione , attenzione , non fatelo anche voi ! non chiedete il rimborso spese ! se fate così farete una brutta impressione e nessuno vi prenderà a lavorare " . Spera di dissuadere la gente dall' avanzare richieste ( si arrabbieranno Benny e Andrea, che giustamente ricordavano che domandare è sempre lecito ! ) . Magari qualcuno , magari più timoroso , ci casca pure ! E invece non bisogna assolutamente cadere nella trappola del terrorismo psicologico .

Facciamo un passo indietro : qualche mese fa Eleonora Voltolina ha lanciato la Lista dei buoni . E cosa aveva commentato subito il buon Prime ? Andatevi a rivedere il post : l' aveva messa in guardia dicendole che le aziende citate l'avrebbero querelata ! ! Cercando insomma di metterle paura affinchè lei desistesse . Meno male che Eleonora non l' ha ascoltato , altrimenti ora non avremo una lista di 100 aziende che pagano bene gli stagisti !
Altro esempio : quando qualcuno si lamenta di essere sfruttato al lavoro , e qualcun altro suggerisce di andare a denunciare l'accaduto ai sindacati , ecco che Prime spunta sempre fuori alla velocità della luce dicendo che è meglio stare buoni e zitti , e non smuovere le acque , perchè poi si verrebbe marcati come " piantagrane " e nessuno assumerebbe mai più una persona che ha avuto l' ardire di andare dai sindacati .

Insomma , io dico : diffidate . Prime non fa altro che questo : cerca di mettere paura alle persone . Perchè la paura paralizza : e a Prime , che rappresenta ( o vorrebbe rappresentare ) il mondo degli imprenditori , conviene che le persone stiano zitte e mute , che non si lamentino e non cerchino di cambiare le cose .
L' unico piccolo problema è che le sue minacce sono ridicole e infondate : come per esempio in questo caso , dove la giornalista non è stata lasciata a casa per avere chiesto il rimborso spese , ma anzi è stata accontentata . Saluti a tutti , Rossella

benny ha detto...

Secondo me tutto dipende dal "modo" in cui si chiede,non ci vedo nulla di strano nel far presente che si hanno delle esigenze;a mio parere la questione del rimborso va eventualmente discussa al termine del colloquio (altrimenti iniziare a parlare subito di soldi sarebbe sì una pretesa).

Leo ha detto...

Prima di tutto, come sempre ricordo che i Prime sono principalmente Daniele Buzzurro e Rosa Cristiano, rispettivamente amministratore delegato e responsabile dell'area grafica di un ufficio di progettazione siti web di Roma (Dreamyourmind), e che per la loro attività utilizzano stagisti senza dare un euro di rimborso spese. E' sempre un particolare da non dimenticare quando si leggono i loro commenti.
In secondo luogo, dò pienamente ragione a Rossella. La loro tecnica di commento è proprio quella indicata: cercando sempre di mettere un po' di paura ai lettori, senza parlare chiaramente è ovvio, ma instillando quella goccia di timore che agire potrebbe portare conseguenze negative.

Eleonora Voltolina ha detto...

Caro Benny,
sono d'accordissimo con te. L'argomento del rimborso spese va affrontato alla fine del colloquio, non certo all'inizio. Prima è giusto parlare di tutte le cose più importanti: vedere quale posizione viene offerta, in quale ufficio, con quali mansioni, con quali prospettive di apprendimento e di sbocchi al termine dello stage.
Solo alla fine di questa fase preliminare, quando anche l'impresa ha avuto modo di valutare se il giovane ha i requisiti necessari, si può andare a parlare di vile denaro!
Del resto, è così anche per i colloqui di lavoro tout-court, no? Di certo non è consigliabile che uno esordisca dicendo "Io non accetto meno di 2mila euro al mese"... Ci vuole sempre un po' di "eleganza".
Però, come ho scritto nel post, le aziende dovrebbero cominciare a tener conto del fatto che non si vive di aria: e che se proprio vogliono fare tutti questi contratti di stage (e così lunghi... spesso sei mesi o più!) devono mettere in conto di pagare qualche centinaio di euro di rimborso spese affinchè i tirocinanti non debbano pesare sulla famiglia!

ugasoft ha detto...

Prime dice:
> Nessuno avrebbe potuto garantirle nulla se fosse stata alle prime armi, e anzi, questo tipo di richieste che qui tu eleonora caldeggi, sono secondo recenti studi una delle principali motivazioni di bocciatura durante un colloquio di lavoro.

effettivamente hai ragione quando dici che "la richiesta di un rimborso spese durante un colloquio di lavoro" costituisce una delle principali motivazioni di bocciatura, in quanto se si tratta di un colloquio "di lavoro" è sottinteso che ci sia una retribuzione, per cui non solo è una causa di bocciatura, ma è anche causa di preoccupazioni per lo stato mentale del candidato.

... o forse intendevi altro?

prime ha detto...

@rossella
se dare opinioni differenti alla tua e a quella che detiene chi è l'ideatrice di questo luogo tu lo chiami terrorismo psicologico ... !

La nostra opinione è differente dalla tua, ma non per questo ti andiamo a dire che sei una terrorista - anche se potresti esserlo in linea teorica scrivendo quello che dici.

La nostra verità è quella di chi vive il mercato giornalmente, e quella di chi vi da consigli visti da un'ottica meno radicale.

Di prime fanno parte imprenditori, formatori, consulenti, studenti universitari, etc.

La giornalista citata stupisce che sia stata presa in stage: stiamo parlando di una professionista con una carriera già alle spalle, diremmo che gli si doveva fare un contratto probabilmente, stupisce possa essere usata come esempio positivo di stage.


@benny
hai ragione, c'è modo e modo di chiedere.

Se si deve parlare di soldi, lo si deve fare comunque come tu dici a fine colloquio, e in maniera abbastanza generica, non dando mai grande peso alla cosa.

Chiedere in fase di primo colloquio comunque per quelle che sono le nostre numerose esperienze non è mai positivo, che possa piacere o meno.

:-)

Un abbraccio

Ghibellina ha detto...

Cari Trolls Prime, il mondo del lavoro è fatto di domanda e di offerta, non dimenticatelo.
Spero che sempre più persone si ribellino a quelli come voi e a voi stessi e voi rimaniate con il popò sul pavimento non avendo più stagisti da sfruttare.
Io nel mio piccolo per prima cosa non accetterò più stage, vista la normativa vigente del tutto avversa al lavoratore/stagista , seconda cosa a qualsiasi collo quio di lavoro metterò le cose in chiaro ed uno dei punti principali sarà il compenso , perchè se proprio devo fare volontariato, lo vado a fare per persone che ne hanno davvero bisogno: barboni, drogati ecc... non per le piccole e medie imprese italiote!
Un Non Abbraccio agli psycho Trolls

Espatriata ha detto...

Ultimamente ho cercato di leggere con attenzione questo blog, scorrendo anche i diversi commenti ai post. Non vedo proprio perché gli stage non dovrebbero essere pagati o perché gli eventuali compensi sarebbero soldi buttati o porterebbero alla rovina le società che li erogano, come sostengono i “prime”.

Mi spiego portando l’esempio della Francia, il paese in cui vivo: qui é obbligatorio effettuare uno stage di 6 mesi (o più) durante gli studi universitari, e l’operazione é qualificata come formazione. Ciononostante nessuno si sognerebbe di fare uno stage gratuito !! Le aziende pagano un minimo di circa 400 euro ma puo’ toccare i 1200 euro (é successo a un mio amico). Le imprese considerano giustamente che la persona sta investendo il suo tempo e le sue energie all’interno della loro struttura, e che dopo un paio di mesi la persona é pienamente operativa e puo’ svolgere le mansioni di un qualunque altro impiegato, dunque merita di essere remunerata. Le aziende lo considerano un investimento, e possono cosi’ anche decidere di prolungare lo stage in seguito (sempre retribuendolo) o di assumere la persona al termine del suo ciclo di studi.
A nessuno sembrano pratiche assurde o fallimentari, al contrario. Non voglio con questo dire che la Francia sia il migliore dei mondi possibili, al contrario, spesso anche qui contano molto le raccomandazioni, o l’uscire da una delle università « giuste », ma almeno si c’é un rispetto per i giovani e la loro dignità. Se un’azienda non provvedesse un compenso per i suoi stagisti sarebbe nell’illegalità e soprattutto nessuno accetterebbe di andarci !

Inoltre mi sembra altamente presuntuoso presentare le proprie idee come fossero « la verità discesa dal cielo » che salverà i poveri giovani che Eleonora tenta di fuorviare. Noi giovani non siamo stupidi, sappiamo crearci le nostre opinioni e se sono sbagliate… non é poi cosi’ grave, a volte la migliore delle lezioni é sbattere il muso contro i propri errori.

Consiglio a tutti di uscire un po’ dal proprio orticello e andare a vedere come funziona il mondo !

Ps per ghibellina : hai assolutamente ragione, se di volontariato si tratta, meglio aiutare quelli che ne hanno davvero bisogno !

Andrea ha detto...

D'accordissimo con espatriata. Capirlo è molto, molto semplice: pagare una persona vuol dire banalmente farla stare tranquilla, mettendola in condizione di fare serenamente il suo lavoro, senza darle preoccupazioni (es. pensare a come trovare un altro lavoro per poter campare) che si ripercuoterebbero sulla qualità dell'attività svolta. Pagarla per farla lavorare bene, questa persona, è interesse prima di tutto dell'imprenditore. Quello serio, s'intende.

Ponga ha detto...

Qui si parla di stage e, a volte, lo stage lo si fa per entrare nel mondo del lavoro e acquisire professionalità. Ma proprio per questo, se non al primo stage, già al secondo, acquisita già una prima esperienza (o ancor più nel mondo del lavoro) si è nella posizione di chiedere e non solo di accettare quanto offerto. Io ho ottenuto il contratto con due mesi di ritardo, ma chiedendo e facendo leva sul "sennò devo fare due conti e vedere se rimanere", alla fine ho spuntato la cifra che volevo.
Dobbiamo un po' smettere di accettare a scatola chiusa, a rischio di perdere qualche occasione, quanto ci viene offerto.

Elena ha detto...

Ciao, volevo lasciare anche io la mia esperienza.
Ho fatto 1 stage perchè mi serviva per l'università, ho scelto con attenzione l'azienda nel settore che mi interessava e purtroppo questa non dava nessun tipo di compenso o rimborso; ho lavorato, nel vero senso della parola, 3 mesi 8 ore al giorno a 0 euro, nemmeno un rimborso pasto o trasporti. ero praticamente l'unica addetta al mio compito, affiancata da quella dall'amministrazione, a cui però non spettava, per cui di sicuro non si può dire che fossi lì a far caffè e fotocopie. l'azienda era micro, ok, però lavorava bene, credo che un rimborso potesse permetterselo. cmq io ho ho lavorato bene, ho preso la cosa come esperienza pura che mi sarebbe servita e alla fine mi hanno proposto di rimanere, con un bellissimo... co.co.pro! ( a part time su mia richiesta). A sto punto, vista la cifra irrisoria che mi davano con la solita scusa della crisi.. ( 400 euro) HO CHIESTO IL RIMBORSO ALMENO DEI TRASPORTI (56 EURO AL MESE); senza neanche sapere la cifra, il titolare ha detto no per principio! ho lavorato così 7 mesi, con straordinari anche del doppio delle ore che mi spettavano, mai riconosciuti; alla fine, stanca del trattamento ho mollato la presa sul lavoro, loro per rinnovarmi il contratto volevano + impegno..! allo stesso costo! così me ne sono andata e mi sono liberata di un bel peso!
quello che ho poi realizzato col tempo è che in quel posto campano con gli stagisti e i co.co.pro, l'unica vera assunta era quella all'amministrazione, tutti gli altri che facevano il lavoro vero e proprio erano in queste condizioni.. ci credo che l'azienda guadagnava bene! se non hai personale da pagare come si deve... son capaci tutti!