mercoledì 1 ottobre 2008

OLANDA CHIAMA ITALIA: AGGIORNAMENTI SULLA STORIA DI OLIMPIA

Ci sono storie che colpiscono dritto al centro del bersaglio, diventano punto di partenza per discussioni e ragionamenti, si stampano nella memoria. Una storia così, su questo blog, è stata quella di Olimpia, ripresa non a caso anche nell'articolo della Gazzetta dello Sport dedicato alla Repubblica degli Stagisti.
Brillante 24enne laureata, già stagista tre volte, eppure considerata dal mercato del lavoro italiano troppo giovane e inesperta per meritare un contratto vero e uno stipendio decente. Morale della favola: dato che qui le offrivano solo altri stage, Olimpia si è trasferita ad Amsterdam prendendo al volo l'opportunità di un serissimo programma di lavoro-formazione, dove per inciso guadagna 37mila euro all'anno.

Olimpia mi scrive per aggiornarmi sulla sua situazione: «L'azienda ci forma costantemente con corsi tecnici e
su soft skills e business. Non timbriamo alcun cartellino, abbiamo persino giorni di "self-study" (giornate in cui ufficialmente si può fare quel che si vuole!). E così ci organizziamo per fare presentazioni extra, studiare, organizzare attività collaterali di interesse generale. C'è grande fermento: 150 ragazzi esaltati dall'esperienza di apprendimento continuo, proattività ai massimi livelli, voglia di fare sempre di più».
Centocinquanta ragazzi - ricordo - assunti e pagati profumatamente per essere lì e imparare, produrre, migliorare.
«L'azienda in questo programma sta investendo su ognuno di noi circa 200mila dollari, di cui lo stipendio è solo una piccola parte. Per imparare ai massimi livelli e diventare top performer una volta finito. Il concetto sottostante è esaltante: puntano sul nostro sviluppo personale, certi che in tal modo avranno dipendenti motivati, oltre che preparatissimi. Mi sembra lungimirante!»
Niente male come formazione, eh? E pensare che da noi c'è ancora chi sostiene che sia "normale" non pagare gli stagisti, e "ovvio" che la formazione debba essere a carico loro (o meglio: delle loro famiglie!).
«So bene di essere fortunata» conclude Olimpia «ma non riesco a non fare paragoni con la triste realtà lavorativa italiana. Qualche volta parlo con i miei colleghi italiani, e condividiamo quasi tutti la stessa idea: non tornare».
L'ho detto e lo ripeto: l'Italia rischia grosso a continuare ottusamente a sottoimpiegare e sottopagare i giovani. Perchè è ovvio che i migliori - o semplicemente i più intraprendenti - non appena troveranno all'estero opportunità più ghiotte, come questa, faranno fagotto e se ne andranno. E chi avrà perso sarà proprio il mercato del lavoro italiano.

11 commenti:

Anonimo ha detto...

Sono d'accordo con Olimpia,chi ha l'opportunità va all'estero,nel resto d'Europa la mentalità è diversa,qui in Italia il lavoro è solo sfruttamento, gli imprenditori sono miopi, non sono in grado di fare progetti a lungo termine,e la politica li appoggia:gli da carta bianca.se continua così l'Italia si ritroverà a cantare "don't cry for me Argentina",siamo veramente i peggio!

Ghibellina ha detto...

Le aziende italiane non ragionano sul lungo termine e sulla qualità ma solo su quanto possono arraffare in breve tempo...realizzando prodotti scadenti e sfruttando le risorse più giovani...continuando di questo passo il nostro paese perderà di competitività sul piano internazionale e non solo...ma purtroppo nessuno di questi grandi Manager se ne accorge...

Alex ha detto...

Bisognerebbe quasi fondare un megaportale che raggruppi i numerosissimi siti che fungono da "bibbia" all'italiano scappato all'estero (italiansinfuga.com, scappo.it, ecc.). Al contrario di molti credo che, vista la crisi (economica, ma anche morale) che attraversa il nostro Paese, la "fuga" all'estero sia un'opportunità per l'Italia, non una jattura. Pensiamo a certi paesi del Sud Italia dove i bambini sognano di fare camorristi per essere "ricchi e rispettati da tutti", dove senza l'OK del politicone locale non puoi fare nemmeno il portantino in un ospedale. Pensiamo alla donna discriminata, che per sopravvivere fa la casalinga-mantenuta del marito ricco e despota. Siamo così impregnati di certi concetti (statale=fannullone autonomo=evasore avvocato= corporazione, ecc.) che dobbiamo andare all'estero per capire cosa sia la meritocrazia. La "legione straniera" ci salverà.

Il punto è che vivere all'estero non è uno scherzo. La lingua straniera, rifarti le amicizie da zero, mantenersi, dall'affitto della casa alla spesa, dal comprare le pentole al televisore, dal mandare notizie a mammà senza indebitarsi in chiamate intercontinentali. Oltre alla noia di vedere le stesse strade della stessa città non per poche settimane, ma per anni. E lavorare magari con altri immigrati (polacchi, turchi, rumeni) che In Italia disprezzavamo.

Sarebbe interessante sapere se Olimpia partendo aveva già una piccola conoscenza dell'olandese o se usava l'inglese imparato sui banchi di scuola. E se adesso deve impararsi la lingua locale, se ancora chiede l'aiuto di qualche "indigeno" per riempire moduli o pagare bollette.
Ma più in generale bisognerebbe vedere se quelli che hanno successo sono solo quegli stakanovisti amati dalla zelante Angela Padrone (quelli che "quando gli altri andavano in vacanza al mare io mi prendevo il lavoro estivo al bar", ecc.) o anche gente imperfetta, timiduccia, senza conoscenze tecniche in meccanica, idraulica, elettronica o voti dal 10 in su.
Olimpia, apri un blog per gli italiani all'estero ;-)

integer ha detto...

Ho letto il post di Olimpia e con rammarico faccio un solo commento: lo sapevamo già. é inverosimile che tutti noi possiamo andare all'estero, quindi non può essere quella la panacea di tutti i mali. Guardiamo dentro la pancia del nostro sistema in cui si annidano tutti i vizi: la politica ci ignora, i sindacati a volte oltrechè ignorarci ci usano come merce di scambio, gli imprenditori si sentono in diritto di considerarci fattori produttivi a costo quasi zero e SOPRATTUTTO noi siamo dannatamente figli di un becero individualismo figlio di non so quale balorda cultura. Per non farci ignorare dalla politica dovremmo proporre a qualcuno che sta dentro o è rimasto fuori dal parlamento di indire una raccolta di 500.000 firme per promuovere un referendum abrogativo sull'articolo della legge Treu istitutiva degli stages. la legge lo permette e sarebbe probabile una vittoria del si, magari più problematico raggiungere il quorum, ma farebbe comunque tanto rumore. Per esperienza personale posso dirvi che il mio stage e quello di decine di ragazzi, presso una prestigiosa multinazionale leader nel settore automotive con sede a Bari, sarà interrotto per via di 4 mesi di cassa integrazione e per voce di più di un delegato sindacale è stato affermato ciò: "l'azienda non può mantenere gli stagisti in un periodo come questo sennò non darebbe un buon segnale ai lavoratori ed ai sindacati": complimenti vivissimi, questo è padri contro figli. Inoltre il costo di uno stagista è di 4-6 volte inferiore rispetto a quello di un dipendente...
gli imprenditori abusano di noi perchè sanno del nostro stato d'animo e della disponibilità delle nostre famiglie a sostenere la nostra c.d formazione (ho scritto ciò in più di un vecchio post...). Last but not least (come dicono altrove...) ci siamo noi stagisti e giovani precari di goni sorta. Noi dobbiamo associarci, noi dobbiamo farci sentire, noi dobbiamo rifiutare gli stages, noi dobbiamo, per dovere generazionale contrastare e reprimere con forza e decisione questa pratica. Ma quale formazione??
In concclusione faccio una doverosa segnalazione circa il comportamento alquanto censurabile di Banca Meridiana. A marzo mi contattano per partecipare ad una selezione come "operatore di sportello" parlando di ASSUNZIONE. Sostengo i quiz, il colloquio di gruppo e quello individuale. Buio per 2 mesi e poi mi chiamano per propormi uno stage di 6 mesi a zero € senza neanche volermi dire dove. Signori è una truffa. Incito vivamente a interrompere i propri rapporti con questo istituto per chiunque li abbia. é gente del nord (gruppo Veneto Banca) che viene qui in Puglia,Basilicata e Campania a DRENARE risorse fianziare e umane reinvestendo tutto altrove per i propri imprenditori del nord-est. trattasi di politica coloniale vecchio stampo. Non chiudiamo gli occhi ma usiamo tutti i mezzi che la legge ci offre per combattere questi fenomeni illegali ed immorali.

Eleonora Voltolina ha detto...

Ringrazio tutti per i commenti, vedo che la storia di Olimpia ancora una volta fa centro e accende le discussioni.
Faccio solo un intervento-lampo per dire ad Integer: in riferimento all'ultima parte del tuo commento, l'accusa che lanci è dura e circostanziata, dato che fai anche il nome dell'azienda.
Non è la prima volta che sento raccontare storie come questa: gente che fa il colloquio per un lavoro vero e poi si sente proporre uno stage (magari in ragione della giovane età). E' un malcostume che va denunciato e smascherato, e io sono contenta che tu abbia raccontato qui quel che ti è successo.
Però proprio perchè l'accusa è dura, Integer, mi piacerebbe che in questo caso tu ti firmassi con nome e cognome. So che la blogosfera ama l'anonimato, gli pseudonimi, la possibilità di non "metterci la faccia". Però quando si accusa uno con nome e cognome, secondo me è più corretto firmarsi a propria volta con nome e cognome.

Lucia ha detto...

A proposito di Italia e resto del mondo... Guardate qua e fatevi qualche ghignata!
http://tcc.itc.it/people/rocchi/fun/europe.html

integer ha detto...

Eleonora il tuo appunto è condivisibile però l'anonimato rimane forse l'ultimo strumento di tutela che abbiamo. Questo blog è ormai famoso, gli uffici risorse umane credo che ci facciano ogni tanto una capatina, almeno se io facessi quel lavoro lo farei. Poi riguardo a Banca Meridiana sono loro che hanno giocato a nascondersi e perche dovrei rivelarmi io? del resto qui in pochi si rivelano. Credo che mi creerò un profilo per comunicare con te e gli altri amici frequentatori del blog. Invece su quanto ho scritto circa la promozione di un referendum, cosa ne pensi? Ne sono stati promossi per cause ben meno importanti di questa. Mi piacerebbe un tuo commento esplicito su di un'inizaitiva del genere.

Eleonora Voltolina ha detto...

D'accordo, a me allora non resta che dire che questo blog è aperto a tutti, e quindi che se qualcuno di Banca Meridiana vorrà raccontare la sua versione dei fatti, potrà farlo tramite un commento, così come ha fatto Integer.
Rispetto alla necessità di rivedere la normativa: ne sono convinta. Oggi scriverò un post sui risultati del sondaggio, a stravincere è proprio l'opzione "raccolta di firme per modificare la legge che regolamenta gli stage".
Non so però quanto lo strumento referendario sia ancora valido. Personalmente sono rimasta scottata dal referendum sulla fecondazione assistita e ricerca scientifica di 3 anni fa, quando il 75% degli italiani non si presentò alle urne e in questo modo sfumò la possibilità di rivedere l'ignobile legge 40.
Credo che, come allora molti fecero il discutibile ragionamento "Io non ho problemi di fertilità nè di malattie genetiche, quindi la questione non mi interessa e a votare non ci vado", così molto probabilmente in questo caso molti direbbero "Io non sono (o non sono più) stagista, che me ne frega di andare a votare per gli stagisti?".
Ecco perchè credo di più a un percorso più "istituzionale", trovando parlamentari interessati a sostenere questa causa.

Ghibellina ha detto...

Eleonora, se decideremo di fare la raccolta firme per il referendum, utilizzerò tutta la mia esperienza di promoter in centri commerciali per sensibilizzare la gente ;-) Qualche vignetta poi non ci starebbe male!

Anonimo ha detto...

secondo me al referendum della fecondazione la gente non si presentò perchè siamo un paese di bigotti cattolici invece al referendum sugli stagisti la gente si presenterà perchè tutti hanno figli e nipoti disperati!!!!!ma non dimentichiamoci che berlusconi è l'uomo che riuscì a convincerci che la pubblicità in mezzo ai film era un bene, vi ricordate il referendum?ma tentare non nuoce,tanto peggio di così!

Anonimo ha detto...

Oltra l'esperienza di Olimpia posso lasciare la mia...chissa` che serva a qualcuno.
Dopo la laurea e stage in una grande azienda italiana (grande quantitativamente, non qualitativamente) ho lavorato come dipendente/schiavo a 1000 euro al mese. Ho poi intrapreso, sotto pressione delle ditte, la strada del falso libero professionista. Falso perche` in realta` ero un dipendente, siccome avevo un solo cliente per cui lavoravo per 40 ore settimanali (diciamo 40...). Pensavo di guadagnare 1500 netti al mese, totle tutte le tasse...invece ho finito di pagare addirittura un anno dopo la mia emigrazione in Olanda...e alla fine della fiera guadagnavo 1200...perche` il commercialista e l'avvocato (per recuperare i crediti dalle ditte - non si sa come mai - inadempienti)si sono magnati il resto.
Ero esasperato dalle ditte non paganti e dal fatto di lavorare 10-12 ore al giorno e sentirmi sfruttato, sentendo sempre piangere miseria dal cliente che voleva abbassare il prezzo. Nervosismi, insulti, scenate all'interno della ditta...cose che non Vi saranno nuove.
Sono quindi emigrato in Olanda, rispondendo ad un annuncio online di una ditta americana.
Il mio inglese, dopo averlo 'studiato' fin dalle elementari, li preoccupava (leggi: faceva schifo), pero` col tempo erano sicuri sarebbe migliorato.
Bene: mi hanno offerto il triplo di quanto prendevo in Italia+cellulare+bonus+vacation bonus (una tredicesima all'80% dello stipendio che si prende a Maggio). Un'altro tipo di lavoro: rispetto per il professionista, tempi rilassati...colazione al mattino, venerdi` sera birrata (qui e` offerta dalla ditta) con stuzzichini (borrel, una sorta di aperitivo), cene pagate...
Per farla breve: qui mi hanno viziato. A chi mi chiede se voglio tornare in Italia...a chi mi dice "Ah, ma li` non c'e` il sole che c'e` in Italia"...secondo Voi, cosa devo rispondere?