sabato 14 marzo 2009

STAGE GRATUITI O MALPAGATI, CIASCUNO DI NOI PUÒ FARE LA RIVOLUZIONE: CON UN SEMPLICE «NO»

C'è un grande potere nelle mani dei giovani, forse sottovalutato: il potere del «no».
Vuol dire che se una proposta è meschina, la retribuzione proposta troppo bassa, la tipologia di contratto impropria - come accade purtroppo nel caso di molti lavori camuffati da stage - ciascuno di noi ha un'arma in mano: rifiutare.
Rispondere «No, grazie, io ho terminato il mio percorso formativo e penso di avere già acquisito le competenze per fare questo», oppure «No, grazie, io ho già fatto due stage nello stesso ambito e non me ne serve un terzo: cerco un contratto vero, con uno stipendio vero». O ancora: «Questa proposta di stage mi interessa molto: ma non sono disposto a rimetterci, e quindi potrò accettarla solo se mi garantirete un giusto rimborso spese».
Ancora a monte: se un annuncio è palesemente scorretto (proposte di stage lunghi 5-6 mesi come commesse o salumieri o centralinisti...), o incompleto (magari perchè non è specificato quale sarà il rimborso spese, o se uno stage è orientato all'inserimento lavorativo o no), si può scegliere deliberatamente di non rispondere, di ignorare quell'annuncio, di non mandare il proprio cv a quell'azienda, di non perdere tempo a fare un colloquio.
C'è il momento per la lamentela, la frustrazione, l'invettiva, e c'è il momento per l'azione. Ma l'azione deve partire da ciascuno, senza scuse, senza autogiustificazioni (della serie «Tanto, se questo stage non lo accetto io, ce ne saranno dieci dietro di me pronti ad accettarlo»).
Ciò che ancora, per fortuna, ci differenzia da una dittatura è la possibilità di dissentire, boicottare, rifiutare. E allora la rivoluzione, ragazzi, deve partire da ognuno di noi. Non possiamo aspettare che il miglioramento arrivi dall'alto, perchè se mai una nuova legge sugli stage vedrà la luce, passeranno comunque mesi o anni. Se i sindacati decideranno di difendere anche gli stagisti, non sarà certo da domani. Se le Direzioni provinciali del lavoro si accorgeranno dei tanti casi di stage farlocchi, ci vorrà comunque molto tempo perchè gli iter giudiziari giungano a termine. Che fare nel frattempo? Restare in silenzio a guardare?
No. Ciascuno di noi deve dare il suo piccolo contributo. Un «no» detto al momento giusto, e con la giusta determinazione, può valere davvero molto. Dobbiamo lavorare tutti per un obiettivo ambizioso: cambiare la mentalità di questo Paese. Quella dei manager delle aziende, quella dei politici, e anche - forse prima di tutto - la nostra.

90 commenti:

librequetzal ha detto...

Sono assolutamente d'accordo col post di Eleonora.
Non ci si può nascondere dietro agli "altri", bisogna cominciare ad assumersi le proprie responsabilità. Rifiutare - voglio vedere chi le accetta, certe condizioni - e a testa alta.
Del resto, è anche così che stati conquistati i diritti dei lavoratori, dall'orario di 8 ore alle tutele per la maternità o contro il licenziamento ingiustificato (cose che oggi passano per bolscevismo sanguinario).
Ognuno aderiva a una lotta in prima persona (magari scioperi di mesi), non è che si limitava a mugnugnare, lamentandosi della massa amorfa o dei datori di lavoro scorretti.

Valentina

ARTUR ha detto...

In Italia oggi c'è una diffusa presenza di "giovani" laureati krumiri che vanno a lavorare gratis.

Questo naturalmente si traduce in un finanziamento a fondo perduto delle aziende da parte delle famiglie che mantengono i krumiri in questione, krumiri che sarebbero altrimenti impossibilitati a lavorare gratis.

Uno dei fattori che ha portato a questa situazione, forse il principale, è una sorta di avversione politica e sociale al PARLARE DI SOLDI.

I partiti, la religione predominante, gli artisti e gli intellettuali Italiani - spesso solidali ad un certo "comunismo de noartri" - per anni e anni hanno inculcato nella mente della massa una sorta di "disprezzo" per la grana, l'idea che "parlare di soldi" fondamentalmente "non va bene" o che comuque "ci sono cose più importanti" - esattamente il contrario per indenderci di quanto avviene negli States.

Le imprese italiane questo giochetto l'hanno capito (E L'HANNO CAPITO BENE): basta guardare gli annunci di lavoro per verificare che a differenza DELLA MAGGIOR PARTE DEGLI ANNUNCI SU SITI WEB EUROPEI, in QUELLI ITALIANI NON è MAI SPECIFICATA LA PAGA.

E se non sai quanto è la paga, fai fatica a puntare sui corsi di laurea/lavori meglio retribuiti...

Per cambiare le cose bisognerebbe valorizzare "la cultura del soldo", ovvero cominciare a pensare che quello che conta nella vita alla fine SONO I SOLDI.

Se i laureati krumiri la smettessero di ragionare in termini di "io voglio fare l'esperto di marketing perchè fa fico" (?) oppure "io voglio fare il giornalista perchè gne gne gne" (??) e cominciassero a pensare "IO VOGLIO GUADAGNARE DEI GRAN SOLDI E POI GODERMI LA MIA VITA" forse ci sarebbe meno spazio per le aziende-bandito dalle quali siamo letteralmente APPESTATI.

Personalmente non ho mai lavorato gratis, e vi chiedo: ma perchè alcuni di voi lavorano/hanno lavorato gratis? (bloggher inclusa immagino visto il mestiere che fa e visto com'è messo il settore)

Già non vale la pena VENDERE LA PROPRIA VITA per 4 lire, ma addirittura GRATIS...O RIMETTENDOCI DI TASCA PROPRIA?

Per risolvere un problema è necessario identificarne prima le cause: QUALE CAUSA VI SPINGE A LAVORARE GRATIS?

Anonimo ha detto...

questo, per me, è il post più bello che tu abbia mai scritto Eleonora!Artur sono totalmente d'accordo con te, non fa una piega quello che dici!boicottiamo questi stage!io già lo faccio, anche perchè è più forte di me ma proprio non ci riesco a lavorare gratis!
Sonia

Anonimo ha detto...

QUALE CAUSA VI SPINGE A LAVORARE GRATIS?bellissima domanda Artur, ti rispondo senza ipocrisie, io ho fatto uno stage di tre mesi non retribuito, l'ho fatto perchè speravo che sarei stata assunta alla fine e che avrei fatto il lavoro dei miei sogni, dopo 3 mesi mi hanno proposto di rimanere ulteriormente sempre gratis, ovviamente me ne sono andata perchè ho capito che lo stage non retribuito non ti porterà mai ad una assunzione.ora lavoro come commessa, mi pagano il giusto, il lavoro è tranquillo e intanto mando curriculum per il lavoro dei miei sogni, o comunque migliore, ma stavolta per un lavoro vero, non per uno stage gratuito (mai più).ora senza ipocrisie perchè alcuni continuano a fare stage non retribuiti per anni?secondo me, proprio come dice Artur, perchè dire che fai il copywriter (pure se gratis) fa tanto fico, invece quando amici e parenti ti chiedono: "allora lavori?" e rispondi: "faccio la commessa" bè ti senti una perdente dopo gli anni passati sui libri.ma questo è un atteggiamento infantile, un modo di pensare che bisogna estirpare!poi certo i ragazzi italiani che lavorano gratis è perchè hanno una famiglia alle spalle che può mantenerli.
Rosa

Anonimo ha detto...

aggiungo anche che molti ragazzi continuano a fare stage ad oltranza perchè temono il famoso "vuoto nel curriculum". insomma son davvero tanti i motivi, però penso che l'esercizio di esternare i nostri perchè sia utile, un po come si fa ad alcolisti anonimi, STAGISTI ANONIMI!
Rosa

Ilaria ha detto...

Tutto perfetto. Poi però a stare a casa si preferisce lo stage. Poi però al termine di un master c'è sempre e solo lo stage (non rifiutabile) e non uno stage pro forma da un centinaio di ore, ma tirocini di 400 ore e più. La lista dei "poi però" è lunga e non è moraleggiando che si risolve il problema. L'azione singola (doverosa, se si vuole) ha un senso se è inserita in un atteggiamento collettivo di rifiuto e di protesta.

benny ha detto...

Secondo il problema non è tanto cambiare la mentalità in "IO VOGLIO GUADAGNARE DEI GRAN SOLDI E POI GODERMI LA MIA VITA", quanto "IO VOGLIO RICEVERE UN ADEGUATO STIPENDIO PERHCé IO VALGO", per dare valore al titolo di studio e all'impegno che ognuno ci ha messo.

benny ha detto...

Secondo il rpoblema non è cambiare la mentalità in "IO VOGLIO GUADAGNARE DEI GRAN SOLDI E POI GODERMI LA MIA VITA" ma in "IO VOGLIO RICEVERE UN ADEGUATO STIPENDIO PERCHE IO VALGO", visto che molto spesso la scusa per cui non veniamo presi in considerazione è la scarsa esperienza; invece bisogan ridare valore al titolo di studio.

ARTUR ha detto...

Puntualizzo che non condivido l'idea di fondo del post della bloggher ovvero che (sintetizzo) "ognuno di noi nel suo piccolo può cambiare le cose": QUESTO E' PALESEMENTE FALSO, e l'ESSENZA STESSA DEL MERCATO CONSISTE NEL FATTO CHE NON E' IL SINGOLO - per fortuna - A FARE LE CONDIZIONI.

Trovo anche abbastanza ingenua l'idea del "uniamoci per protestare, in fondo in altri casi è stato fatto" anche perchè se se è vero che "fuori c'è la fila per lavorare gratis" significa che non ci sono le condizioni per farlo (i krumiri appunto).

Personalmente credo che il lavoro non retribuito vada rifiutato per un motivo BEN MENO IDEALISTA DI QUELLI CHE LEGGO QUI (impegno, titoli di studio, buona volontà, ecc...), ovvero che:
NON HA SENSO FAR FATICA IN CAMBIO DI NIENTE.

Se io proponessi a qualcuno di voi di venire a stirarmi le camice gratis per farmi risparmiare il lavasecco qualcuno accetterebbe?
DI SICURO NO.

Quando però a proporre una porcata di questo tipo è un'azienda la risposta per molti di voi DIVENTA MAGICAMENTE "SI".

La mia domanda, per nulla provocatoria, "MA PERCHE' LAVORATE GRATIS?" vorrebbe portare ad identificare come detto le cause che spingono i "giovani" ad accettare certe condizioni, A FAR FATICA PER NIENTE.

Alcune di queste cause le abbiamo già trovate, ovvero:

1) Speranza di essere assunti al termine di uno stage gratuito

2) paura che i buchi di curriculum facciano mal-figurare nel corso di altri colloqui

3) alcuni lavori danno l'idea a chi li svolge di essere un "fico" (anche se non riceve nessuna paga)

Sarebbe interessante se ne emergessero altre di motivazioni - magari la bloggher potrebbe pubblicare in Home queste "cause" cosi da capire assieme se il sistema di idee che porta i krumiri ad accettare lavori gratuiti ha senso o no.

Per Benny: il mercato NON NON RIPAGA MAI L'IMPEGNO (quello succedeva a scuola quando avevi 14 anni), il mercato PAGA I RISULTATI, cioè la capacità di FARE SOLDI o FARLI FARE AI TUOI CLIENTI.

QUELLO CHE CONTA SONO I SOLDI, IL RESTO SONO CAZZATE.

Da questo punto di vista il mercato italiano è gravemente imperfetto anche per la presenza dei krumiri di cui parlavo prima, una sorta di dumping interno al paese.

Roberto ha detto...

io personalmente già rifiuto le proposte di stage con rimborso inferiore ai 500 euro. è inammissibile lavorare e doverci rimettere i soldi dell'affitto e dei mezzi di trasporto. piuttosto che lavorare gratis resto a casa a non far nulla, anche perchè dopo 6 mesi di lavoro gratis magari poi non ti fanno nemmeno una proposta per rimanere quindi "cornuti e mazziati".

Anonimo ha detto...

si è vero Ilaria a stare a casa si preferisce lo stage, perchè quando stai a casa senza fare nulla alla fine ti senti inutile allora preferisci andare a fare uno stage e magari chissà incontri qualcuno...cmq l'alternativa non è stare a casa, a questo punto io personalmente preferisco andare a fare volontariato in qualche onlus piuttosto che fare stage in una azienda!per la questione master ci vorrebbe un blog a parte, pure quello un bel covo di ladri che ti fanno solo perdere tempo e denaro.
Rosa

Anonimo ha detto...

vi racconto la mia esperienza: durante la triennale (comunicazione) ho scritto per qualche mese su un giornale locale, pagata (poco, ma perchè ero collaboratrice e quindi mi pagavano in funzione di quello che scrivevo, e scrivevo poco). laureata e iniziata la specialistica, sempre in comunicazione, ho cercato uno stage, e ne ho fatto uno di un anno (pagato molto bene) in un'agenzia di stampa, finito lo scorso ottobre. mentre finisco gli esami e scrivo la tesi (mi laureerò a luglio) ho da poco iniziato uno stage in una piccolissima radio locale, e per la prima volta in vita mia lavoro non pagata. motivi?
1-prima della laurea volevo assolutamente fare un'esperienza in radio per imparare un po', in previsione di mandare il cv a radio più grandi (si spera "paganti") dopo la laurea
2-lavoro tre mezze giornate alla settimana, concordate secondo la mia disponibilità, a 20 minuti da casa. Quindi riesco benissimo a conciliare con la tesi

Forse se avessi cercato altrove avrei trovato uno stage retribuito in un'altra radio, ma di sicuro lontano da casa perchè da me non ce ne sono molte!! vista la durata dello stage (3 mesi), la vicinanza e le ore che faccio, va benissimo così, anche perchè visti i soldini messi da parte non chiedo niente ai miei

Anonimo ha detto...

Impariamo a non cedere più ai ricatti di una classe imprenditoriale mediocre, impariamo a rispondere quando il "boss" ci dice "non posso pagarti perchè ho comprato la macchina nuova", ricordiamogli che sul mercato la qualità ha un costo, e se la vogliono devono pagarla!!!

Anonimo ha detto...

sono siciliano, e da mesi mando curriculum al nord per cercare un lavoro o una possibilità di collaborazione. premetto che ho già fatto parecchi stage (anche all'estero) e ho quasi 2 anni di esperienza.
mi hanno proposto uno stage a milano. 5 mesi, 400 euro di rimborso spese più buoni pasto. che fare?
è una miseria, e so già che con quei soldi non riuscirei a vivere a milano, ma d'altro canto sono 3 mesi che mi sento inutile nel non far nulla a casa. mandare curriculum sembra come scrivere a babbo natale sperando di ricevere in regalo "un lavoro dignitoso".
Ancora non ho deciso che fare. Sono pienamente d'accordo sul post che hai scritto, ma forse sarò uno dei tanti coglioni che si farà sfruttare per non morire di depressione in sicilia. Che vergogna, che schifo. Non so proprio che fare.

Alex ha detto...

Per uno che dice no, ci saranno altri che lo sostituiranno. E non c'è solo lo stage, ma anche il lavoro nero, i contratti a progetto fasulli, i contratti capestro, ecc.. L'alternativa non è "o stage o lavoro" ma "o stage o a casa". Cerchiamo anche alternative, sennò è come quando tutti parlavano male della DC (la "casta" di allora) e tutti la votavano.
Ricordo che nei primissimi tempi le aziende erano quasi diffidenti dagli stagisti, li vedevano come una distrazione al lavoro dei loro impiegati, era lo stagista a insistere perché gli facessero fare un qualsivoglia lavoro che dimostrasse le sue capacità, da un foglio in Excel a una lettera-tipo. Poi venne lo sfruttamento...

C'è poi stage e stage. Un conto è la stagista segretaria o cassiera, un conto è ad esempio è l'ADDETTA ALLE BUSTE PAGA. Fare una busta paga in Italia è complicato come il lancio dello Shuttle. Calcolo paga oraria, minimo, superminimo, calcolo IRPEF, INPS, INAIL, calcolo TFR, indennità, straordinari, scatti d'anzianità, giorni festivi aboliti con retribuzione doppia, calcolo malattia, maternità, conguaglio, ecc.. Per la contabilità d'una azienda occorre prendere persone uscite da ragioneria o economia con voti altissimi, selezionarne una su 10.000 e far loro un apprendistato di almeno sei-dieci anni da un commercialista! Una persona così formata non la licenzi nemmeno se va in maternità 10 volte, e nel caso succedesse, trova lavoro il giorno dopo!! Certo, per anni la sfrutteranno, ma alla fine entrerà anche lei nella casta degli "scribi".
A mio avviso comunque lo stage deve essere SEMPRE pagato, almeno all'80% e avere limiti e regole ferree.
Alcune idee:
1) Divulgare i contenuti del sito il più possibile, soprattutto sui casi "fuori scala" tipo i "Cercasi stagista CON ESPERIENZA" o degli stagisti messi a fare da tutor ad altri stagisti. O degli stage per imparare a mettere la pasta sugli scaffali del supermercato (ci vuole lo stage anche per imparare a usare una scopa?).
2) Favorire la "fuga all'estero", anche per brevi periodi d'assaggio, con ogni mezzo: corsi di lingue, film in lingua originale, Erasmus, progetto Leonardo, ragazza alla pari, lavoro tipo cameriere, animatore, lavapiatti, raccolta fragole, ecc.. Gli esuli che trovano lavoro sono il modo migliore per zittire i nostri Soloni che parlano di giovanii pigri con lauree-burletta. E sapere bene una lingua straniera paga.
3) Abolite la barriera tra laureati e lavori manuali: a volte pulire un pavimento è più onesto che truffare le casalinghe col telemarketing o più onorevole di fare fotocopie gratis. Mandate i vostri figli diciottenni a lavorare in un bar l'estate, al posto delle solite ferie al mare, sfruttate le nuove possibilità come i voucher per l'agricoltura (non vanno in dichiarazione dei redditi, vi risparmiano la seccatura del conguaglio di più lavori).
Anche se qualcuno disapproverà, sono convinto che molte lauree umanistiche siano scelte per moda, per esclusione, quasi un proseguimento del liceo classico, scelto magari per tradizione familiare o perché non si era bravi in matematica o nelle lingue. So di aspiranti giornaliste che d'estate avevano scoperto per hobby l'equitazione o la sartoria, si sono fatte amiche persone con esperienze in quei settori e hanno fondato agriturismi o negozi di pelletteria. Università che sfornano ogni anno decine migliaia di filosofi, esperti in beni culturali o in storia contemporanea pur sapendo che pochissimi troveranno un lavoro (per altro malpagato) sono doppiamente criminali: danno lavoro solo a una casta di professori e forniscono carne da macello agli sfruttatori.
4) Cercate anche nel lavoro autonomo, non solo nel dipendente. Piccole imprese a conduzione familiare o in cooperative (anche ONLUS) con il compagno che ha fatto le professionali. Cose che non richiedano mutui o prestiti e assunzione di dipendenti, tipo bed&breakfast o il carrettino dei würstel. Prima però fatevi i conti al microscopio, consultate addetti del settore, camere di commercio, imparate dagli sbagli degli altri. E soprattutto preparatevi a faticare, ad alzarvi presto, a stare in piedi per 8-12 ore.

Ilaria ha detto...

All'anonimo siciliano voglio dire di non abbattersi nè sentiri inutile. Questo è il punto.
Il punto è che le responsabilità dello stato di cose attuale non è minimamente imputabile alla maglia debole della catena, gli aspiranti lavoratori e sicuri sfruttati.
La responsabilità è del sistema (che parolaccia) inteso come pessima congiuntura politico-economica che ha legalizzato la forma bieca di schiavitù che chiamiamo stage. Ecco perchè sostengo che non sia la singola iniziativa di pochi volenterosi a poter cambiare le cose, serve una "rivoluzione" di massa, serve coesione e sana voglia di incazzarsi.
Persone come il ragazzo siciliano (cioè un ragazzo che vuole solo e legittimamente lavorare, diritto, fino a prova contraria, sancito costituzionalmente) non devono più sentirsi inutile perchè è una vergogna schifosa che questo accada.

pietro ha detto...

Cara Ilaria, mi chiamo Pietro, l'anonimo siciliano. Guarda, per noi del sud, terra bellissima per le vacanze, per la cultura, ma dove non c'è ombra di aziende e possibilità lavorative, ogni singolo colloquio è già un investimento da più di 100 euro a botta. Solo nel mese di febbraio ho speso 400 euro in aerei per dei colloqui che si sono rivelati inutili, con proposte indecenti.

Credo che solo una normativa seria in merito potrà cambiare definitivamente le cose.
Non so nemmeno se c'è qualcuno nel nostro Parlamento che è sensibile in materia e se ne sta occupando.
Io ti ringrazio per le belle parole, a volte ci si sente veramente soli e avere qualcuno che quantomeno capisce la tua situazione non è poco.
C'è qualcosa che tutti assieme possiamo fare seriamente per mettere in evidenza il problema?
Sono nuovo del blog, magari ne avrete già parlato in passato.

Ilaria ha detto...

Ciao Pietro, quello che racconti è purtroppo, con poche variazioni, quello che succede a molti, troppi aspiranti lavoratori italiani. Siamo apprendisti schiavi, precari nel lavoro e nella vita, perenni emigranti obtorto collo. Una situazione vergognosa e ributtante che sembra interessare, politicamente, solo per fini strumentali (leggi: elezioni vicine). Non so se la nostra azione possa ottenere concretamente qualcosa, ma credo sia un dovere morale, vista la situazione economica disastrosa in cui versa l'Italia dei furbetti, far sentire forte le nostre voci. Da parte mia, solo per cominciare, porterò questo interessante blog e i suoi altrettanto interessnti commenti all'attenzione di qualcuno che possa avere visibilità nazionale. Se ci ignorano ci riproviamo.

Anonimo ha detto...

Mi è venuta un'idea, pensate possa essere interessante?allora vi ricordate qualche anno fa qualcuno scrisse alla commissione europea per la questione dei costi di ricarica dei cellulari?(se non ricordate ecco un link:http://punto-informatico.it/1473614/Telefonia/News/sui-costi-ricarica-interviene-ue.aspx)
be la commissione rispose (http://www.aboliamoli.eu/rispostacommissione.htm) e qualcosa di fatto si mosse ed ora non paghiamo più costi di ricarica. perchè non promuovere un iniziativa simile per gli stage non retribuiti?tra l'altro la commissione europea sembrerebbe già essere sensibile alla cosa (http://www.meltinpotonweb.com/index.php?section=articoli&category=6&id=591/universit%C3%A0--e-giovani/Quando-il-lavoro-%C3%A8-mascherato-da-studio) insomma purchè cominci a muoversi qualcosa potremmo provare a prendere una iniziativa simile, almeno forse se ne parlerà.
Rosa

Anonimo ha detto...

Siamo tutti nella stessa barca ma tutti remiamo in diverse direzioni e la barca non va da nessuna parte.
Sonia

Ilaria ha detto...

Rosa, credo che sia necessario fare una distinzione fra ciò che è illegale e ciò che è immorale. Commissioni sovranazionali possono intervenire ad esempio per sanzionare dei cartelli aziendali sui prezzi, ma temo possano fare ben poco per quanto rigarda una legge regolarmente votata dal parlamento. Non sono esperta in materia, ma forse la strada più efficace, ora come ora, è usare mezzi nazionali: farci sentire a gran voce insomma. Ciascuno di noi può parlare con i responsabili locali dei partiti nei quali si riconosce, può stressare i sindacati confederali e non, può reperire informazioni sui regolamenti e le leggi che vigono negli altri Paesi.

Anonimo ha detto...

per ARTUR - "IO VOGLIO GUADAGNARE DEI GRAN SOLDI E POI GODERMI LA MIA VITA":
http://www.youtube.com/watch?v=QY1YaRDPM6I

Anonimo ha detto...

tanto per fare un confronto con l'estero,riporto una parte dell'ultimo post del blog di Luce, di cui sono una fan!!!si parla dell'Irlanda (http://www.showfarm.com/web/vitadastragista/home/sfblog/000034200903151/Lettere_da_Dublino#empty-anchor)
Sai, l'altro giorno ero in una biblioteca pubblica all'interno di un grande shopping centre, l'ILAC, per uno scambio culturale con dei ragazzi irlandesi che vogliono imparare la lingua italiana conversando con gli stranieri in visita a Dublino. Ho conosciuto un tipo, si chiama Glenn. Ho provato, nel discorso, a spiegargli questo fatto dello stage, di come funziona in Italia, bè.. non ci poteva credere. Mi ha detto: "Perché fate queste cose??? Cercatevi un lavoro serio piuttosto!!". Mi ha spiegato che qui lo stage si chiama internship e che è sempre retribuito ed accompagnato da un training teorico - pratico per permettere al "nuovo arrivato" di essere formato allo scopo di entrare a far parte dell'azienda.
Non ti nascondo che anche qui si sente la crisi, anche per il fatto che ci sono molte multinazionali americane che hanno deciso di stabilirvisi per la politica fiscale favorevole, però che dirti… Glenn mi ha spiegato che anche lui ha perso il suo lavoro, però a quanto pare il governo irlandese gli ha dato la possibilità di svolgere un corso di computer grafica e, senti qua, l'ha retribuito per fare questo!!! In questo modo Glenn è riuscito a rientrare nel mercato con una marcia in più e nessuno l'ha scoraggiato per il fatto di essere giovane e alle prime armi, anzi. Io ho visto la fiducia nei suoi occhi, quella che non vedo più in tanti ragazzi della nostra età che ormai, tra il rassegnato e lo sconfitto, si autoconvincono di meritare zero.
l'Italia fa sempre retromarcia e scommette solo sugli imprenditori. Qui addirittura ti pagano per fare i corsi di formazione quando da noi è il contrario e molto spesso non ti lasciano che un semplice attestato inutile.
Rosa

Anonimo ha detto...

L'articolo è sicuramente bello e giusto, peraltro credo che ci sia già un bel pò di gente che si è stancata e dice di no a proposte indecenti. Se si da uno sguardo alle offerte di stage ce ne son parecchie che non vengono mai coperte. Ci sarà pure un motivo.

Vorrei anche dire che chi ha il coraggio di dire no spesso paga il suo coraggio con gli interessi.
Dopo 13 mesi di stage (senza contare il mese e mezzo della triennale) ho cercato di trovarmi un lavoro seriamente riconosciuto (non che nello stage non lavorassi, anzi). Ho un bel curriculum ma questo sembra non contare tanto.
In tre mesi ho risposto a tanti annunci, 90 come minimo, con sole 4 risposte.
Un giorno per curiosità ho provato a rispondere ad un interessante annuncio di stage di una grossa multinazionale. Mi hanno chiamato lo stesso giorno, super interessati. Peccato che con 516 € al mese uno non può vivere a Milano e che senso avrebbe lavorare per rimettere più soldi di tasca. Ho rinunciato.
Il risultato è che sono a casa da 3 mesi e non vedo più alcuna speranza, se non provare con un master. Il mio CV, l'inglese e tutti i sacrifici non servono a niente.

Un altro piccolo anedotto, ad una selezione per stage molto interessante da parte di una multinazionale, dopo pochi mesi dalla specializzazione, mi son trovato a competere con ragazzi che avevano 26-30 anni e che lottavano per uno stage (malpagato) anche se avevano curriculum brillanti, università importanti e master costosi,e molto più di un altro stage.
La verità è che l'alternativa è stare a casa, o fare i commessi (senza alcun minimo disprezzo della categoria che suda al pari di chiunque altro i suoi soldi), oppure cercare fortuna all'estero. Non tutti però possiamo avere i soldi per andare e vivere 3-4 mesi all'estero aspettando gli esiti delle selezioni.

Anonimo ha detto...

cara eleonora, ho una domanda da farti: una società può prendere in stage senza il tramite dell'università? cioè senza che l'università sottoscriva alcunchè? se sì, come funziona? nel mio caso, in particolare, la mia università non può autorizzare il mio stage presso una società. posso farlo lo stesso?

Elisa ha detto...

Se posso permettermi un off topic io vorrei sapere chi vi ha messo in testa che per andare all'estero bisogna essere ricchi?
Bisogna piuttosto essere: flessibili, pazienti, svegli, adattarsi a fare TUTTO (nei limiti della moralità of course), sapere la lingua sicuramente aiuta, ma non è fondamentale... tutto ciò e forse anche di + ma NON RICCHI!
Veramente... vi basta racimolare il minimo indispensabile ed essere molto molto molto parchi ed oculati nelle spese.

Se qualcuno vuole davvero partire me lo dica che facciamo un preventivo insieme.

Ragazzi dai smettiamola di piangerci addosso... L'Italia è quella che è, la classe politica che ci rappresenta è lì per un motivo, ve l'assicuro... allora o stiamo qui e cerchiamo una via d'uscita, ma se dopo un ragionevole lasso di tempo questa via non l'abbiamo trovata 2 opportunità: rimaniamo senza lamentarci, godendoci pasta, pizza, mamma e mandolino; partiamo senza indugi.

Questo è il mio punto di vista e infatti io RIparto senza rimpianti

Anonimo ha detto...

Daccordo con Elisa.
Ricco non sono di sicuro. O non me ne sono accorto..
Sono disposto anche io ad aiutare a fare preventivi :)

Saluti,
Riccardo

Anonimo ha detto...

io invece, personalmente, non accetto di dover andare all'estero a prendermi ciò che mi spetta di diritto qui nel mio paese. ma questo è solo il mio punto di vista. e basta con questa storia che non ci dobbiamo lamentare, mi lamento quanto mi pare finchè c'è libertà di parola.
Fra

Anonimo ha detto...

Elisa c'è anche una terza possibilità:restare e lottare per cambiare il nostro paese!non la escludiamo.
Sonia

Ilaria ha detto...

Brava Fra! Lamentarsi ed agire al seguito delle lamentele è giusto e dovuto.
Non c'è una scala di valori fra chi resta (o deve restare) e chi va e non è certo con le guerre fra poveri che si risolve il dramma della disoccupazione.

Anonimo ha detto...

Cara Fra,
penso che Ilaria si riferisse al fatto di prendersi la responsabilità delle proprie scelte. Nel senso che se uno "resta", sapendo la situazione, poi non può dire "eh non lo sapevo". Io sono però dell'opinione che lamentarsi non serva a nulla. Ci vuole anche l'azione (dire no ad offerte scandalose-Non lavorare MAI se si va in perdita-Le altre cose che ha detto Eleonora). Secondo me in Italia, che considero ormai un'oligarchia, le cose non cambieranno mai per i giovani finchè questi non si prenderanno (con le buone o con le cattive-purtroppo) tutto ciò che spetta loro. Ma senza lamentarsi.

Per Sonia: il singolo può poco, occorrerebbe il ricambio totale (salvo rare e ottime eccezioni) della classe politica e dirigenziale del paese. Restare e "lottare"? Ci ho pensato anche io, ma non mangio aria. Più di fare quanto il mio piccolo consente, non posso. DEVO guadagnare. E non lo faccio soprattutto per un paese che ha più volte dimostrato che non mi vuole. Perchè non è ammissibile che in altri paesi (non solo dove sono adesso), io abbia avuto più "libertà" e "diritti" da straniero di quanti ne avessi in Italia DA CITTADINO.

Saluti,

Riccardo

PS vi direi che se invece si cambiasse la mentalità del "restare a tutti i costi", gli stipendi e i contratti salirebbero subito..e di molto. pensateci: chi accetterebbe condizioni subumane in italia in quando a 1 ora di macchina o di aereo hai lo stipendio doppio? Nessuno-non riceverebbero neanche un curriculum. Indi per cui le aziende, per trovare qualcuno disposto a lavorarci, dovrebbero alzare le condizioni... Cacchio esiste il libero mercato, pensate che funzioni solo per le aziende? Sfruttatelo a vostro vantaggio.

Elisa ha detto...

Sonia infatti la terza possibilità io l'ho detta: "o stiamo qui e cerchiamo una via d'uscita"... poi sta ad ognuno fare le sue scelte. Io dopo un pò di tempo a farmi il sangue amaro ho deciso che non ne ho più voglia, ma apprezzo davvero chi sta qui e lotta e vuol fare la rivoluzione anche (perchè no?). Sono d'accordissimo con chi dice che non c'è una scala fra chi parte e chi resta.

Però Fra, mi scuserai, ma continuo a non capire che serve lamentarsi. Credo che l'unico effetto (negativo) sia quello di dare occasione alla gerontocrazia al potere di chiamarci "bamboccioni".

Comunque io non voglio davvero far polemica, non ho detto che tutti devono partire, ho solo detto di non trovare la scusa dei soldi per non farlo.

E Ilaria non è nemmeno lamentandosi su un blog che si risolvono i problemi della disoccupazione. Io umilmente credo che lo si faccia lottando e agendo (la mia azione di andare all'estero può essere considerata come mancanza di coraggio, io la definirei più che altro mancanza di voglia di sbattermi per un paese per cui non vale la pena).

Concordo in tutto con Riccardo (a parte il fatto che mi chiamo Elisa e non Ilaria :)) soprattutto quando dce che l'Italia non ci vuole. E io per quanto innamorata, non concepisco il fatto di continuare a "corteggiare" un paese che mi prende in giro (scusate la pessima metafora...).

Saluti a tutti, è un piacere scambiare opinioni con voi.

Elisa

Anonimo ha detto...

Qualcuno ha delle dritte da darmi per seguire dei corsi di lingua in università straniere (inglesi) e trovare qualche lavoretto estivo? qualche agenzia?
grazie!
Marco

Anonimo ha detto...

Beh ricchi no, però x stare tre mesi a London in cerca di lavoro devi avere minimo 2000/2.500 € disponibili per coprire le prime spese.
Conta che la caparra, le cose per la casa, l'ostello per le prime settimane in cerca di casa, il mangiare non sono propriamente non onerose.
Visto come vanno i tempi e i tempi per avere delle risposte dalle aziende, tre mesi di attesa li devi mettere in conto. Certo puoi fare qualcosa nel mentre, ma una buona base è necessaria.
Personalmente un amico è partito con 2000€ per londra con l'intenzione di stare li per almeno un anno e in 2 settimane si è brucciato tutti i soldi ed è dovuto tornare con la coda tra le gambe. Magari non ha gestito oculatamente i soldi però di certo non parti con mille lire

Anonimo ha detto...

scusate ma secondo me si dovrebbe partire quando un lavoro lo si ha già!!! sennò ciaoo! un lavoro anche minimo, alla pari in una famiglia per dire, e che non impegni per tutta la giornata in modo da aver tempo per fare eventuali colloqui!! per chi fosse interessato ad andare all'estero consiglio a di abbonarsi a questa newsletter completamente gratuita: http://www.eurocultura.it
offre una miriade di spunti!!

Anonimo ha detto...

non è lamentandosi su un blog che si risolvono i problemi? scusa ma secondo te perchè volevavano(e vogliono)fare la legge per chiudere i blog e per poterli accusare di editoria clandestina?evidentemente internet è un bastone fra le ruote per i politici!se no perchè il berlusca ci tiene tanto a regolamentarlo a livello mondiale? perchè SAPERE E' POTERE, confrontarci, scoprire che siamo tanti, che siamo stufi, da un capo all'altro d'italia,è uno degli strumenti basilari di una democrazia, se no perchè accaldarsi tanto per controllare tv e giornali. internet invece non lo controlla nessuno, non te lo riesci a comprare manco se sei bill gates,e lo scambio delle nostre lamentele, che non trovano nessun eco su giornali e vecchi media, è un grande strumento di conoscenza, LA BASE IRRINUNCIABILE DA CUI PARTIRE per la nostra riscossa. è il potere dell' INFORMAZIONE, quello stesso potere che il berlusca ha saputo bene imbrigliare. qui tutti hanno diritto di parola senza censure.
Sonia

Ilaria ha detto...

Elisa, lamentarsi (non credo in ogni caso che vi siano lamentele su questo blog) fa parte dell'umano gioco. Poi se il piagnisteo è sterile non serve a nulla, se è stimolo all'agire ben venga una sana ed umanissima lamentela. Non capisco la contraddizione.
Chi va e chi resta è una dicotomia che non c'entra nulla con la protesta: io posso voler stare qui e tentare (lamentandomi anche, perchè no?) di cambiare le cose, tu vuoi/puoi partire e tentare il tuo cambiamento altrove. Non c'è, lo ribadisco, una scala di valore, ognuno sceglie ciò che può/vuole nella propria vita.
Un altro spunto, per chi vuole. C'è chi in Italia ha famiglia, c'è chi ha problemi che non gli consentono di partire, non sempre ciò che sembra una libera scelta, in un senso e nell'altro, lo è davvero. Non è il mio caso, ma è una realtà che non può essere ignorata.

Elisa ha detto...

Una precisazione: parlare di lamentarsi in generale è un pò vago.
Ci mancherebbe siamo liberissimi tutti di esprimerci e se uno intende sfogarsi lamentandosi faccia pure. Internet è un bellissimo mezzo, sono d'accordo e è bello proprio perchè permette a tutti di esprimersi.

Quello che mi da un pò fastidio (ma rimane un mio personalissimo giudizio!) è il lamentarsi fine a se stesso.
Se fai uno stage e sei iper sfruttato e ti LAMENTI, non farlo, semplicemente...
Se non trovi nient'altro che stage e allora sei costretto (da chi??) ad accettarli e ti LAMENTI, rinuncia allo stage, fai qualcosa di più "basso", ma con il quale riesci a vivere...
Se sei iper qualificato, sei costretto ad accettare un lavoro sottopagato non serve a nulla LAMENTARSI: vedi se altrove puoi essere valutato meglio, aspetta oppure buttati in politica e cerca di cambiare la legge.

Non so se è chiaro quello che voglio dire. E'ovvio che ci possiamo lamentare finchè vogliamo, ma a che porta? A farci sembrare una generazione che vuole solo la pappa pronta (ovvio che non è così che la penso), a farci stare male....

Alla fine credo la pensiamo tutti allo stesso modo. Rispondevo solo a Fra che mi diceva "io mi lamento finchè mi pare"...

Comunque, non voglio fare la bastan contraria, come si dice da me, ma assicuro all'anonimo che meno della metà della cifra che hai indicato ti basta come base. Poi è ovvio che dipende che vuoi fare. Se cerchi un lavoro decente allora le cose cambiano: devi sapere la lingua molto bene, e avere più tempo e soldi da investire. All'estero però sono molto più meritocratici che da noi, anche partendo da molto in basso puoi arrivare molto in alto... se sei bravo, però!

Anonimo ha detto...

Due anni di collaborazione "quotidiana" con un "quotidiano" provinciale, completamente gratis solo per prendere il famigerato tesserino da pubblicista, perché a Salerno o fai cosi o te lo scordi. Nove mesi di collaborazione in una testata nazionale, completamente gratis, perché fa curriculum, perché "Mi dispiace non possiamo assumerti senza esperienza"...
Strano credevo che il tesserino valesse qualcosa...

Galatea

Anonimo ha detto...

si vabbè non mi far parlare del tesserino da pubblicista Galatea! mi hanno proposto di prenderlo ma io non lo voglio, tze tze dopo che lavori gratis per ottenerlo alla fine, una volta iscritto all'albo, ti tocca pure regalare 100 euro l'anno al ricco ordine dei giornalisti per non avere nulla in cambio. però fa fico: sei iscritto all'ordine gne gne!
Martina

Ilaria ha detto...

L'ordine dei giornalisti è una roba vetusta voluta da Mussolini ed attualmente in vigore per mantenere una casta e sfruttare tanti giovani volenterosi. Esiste solo in Italia ed un referendum per abolirlo credo non abbia raggiunto il quorum. Quello era, tanto per fare un esempio, il momento di agire.

Anonimo ha detto...

scusate l'ignoranza, ero rimasta che per prendere il tesserino da pubblicista bisognava scrivere articoli retribuiti...no?

Anonimo ha detto...

in teoria si, in pratica chi è "buono" ti paga solo i contributi all'ordine dei giornalisti e tu non vedi un euro, poi c'è chi è "furbo", nel nostro paese non mancano mai, e ti dice di pagarti tu i contributi all'ordine, i soldi ce li metti tu e loro fanno finta di averti pagato!devi essere molto fortunato per trovare qualcuno che ti paga sia l'articolo sia i contributi.
Martina

Anonimo ha detto...

praticamente per diventare pubblicista molti ragazzi fingono di essere retribuiti, i caporedattori fanno ricevute che attestano che sei stato pagato (ma non ti danno manco un euro) e poi versano solo quel tot dovuto all'ordine o peggio ancora sei tu che devi versare quel tot all'ordine. è gravissimo!!!un ricatto!
Martina

Anonimo ha detto...

le testate che fanno risultare i pagamenti, in realtà, versano solamente il 20% del valore lordo di ogni articolo allo Stato, mentre il restante netto non lo pagano a chi dovrebbero, cioè a chi lo ha scritto. Ogni articolo esce però corredato da relativa ritenuta d’acconto o fattura, come se fosse regolarmente retribuito. Gli aspiranti pubblicisti sono costretti ad abbozzare, in cambio di una certificazione che permette loro di fare un falsa dichiarazione dei redditi che poi andrà presentata all’Ordine dei giornalisti per richiedere il tesserino.
Martina

Anonimo ha detto...

ah!!apperò!!sapevo che il mondo del giornalismo (nel quale mi muovo anche io) sta messo male, ma questa cosa proprio!!!e dire che io appena ventenne non ho faticato per niente a trovare un giornale che mi pagasse i pezzi!!senza nessuna esperienza,ho bussato alla porta e mi hanno detto subito di sì!certo,una miseria,in genere 10 euro a pezzo o di più se era particolarmente lungo,ma da qui al lavoro gratis ce ne passa!!!beh,scusate ma questa mi pare sì una di quelle cose a cui dire NO GRAZIE,anche perchè il tesserino da pubblicista non serve a niente...

Anonimo ha detto...

tra l'altro sta storia mi ricorda quella delle aspiranti insegnanti che al sud non vengono pagate (anche se pagate risultano) e accettano di lavorare gratis per poter salire in graduatoria...

Gig ha detto...

@ anonimo di due post sopra: ma dov'é che te li davano 10 euro al pezzo?!?
Pensa che paradossalmente é una cifra alta quella... Io l'unica volta che mi hanno pagato per scrivere (ed é durata ben 8 mesi!) prendevo 2-2,5 euro al pezzo...e 20 cent per le brevi!!!!!

Comunqua una delle prime cose per raccontare le vistre storie e cominciare a cambiare le cose intanto é metterci la faccia. E firmarsi....

Anonimo ha detto...

mi pagavano a "moduli": un modulo era un numero standard di caratteri, ed era pagato un fisso (che nn ricordo quanto fosse, credo sui 2 euro). a seconda di quanti moduli era lungo il pezzo, si moltiplicava! arrivare ai 10 euro non era affatto difficile!

Francesca ha detto...

Sante parole...l'ho finito di dire proprio poco fa ed ora torno a casa e trovo questo splendido post!! ^_^ Io credo che ci sia un limite per ogni cosa... Va benissimo l'umiltà, la gavetta, partire dai gradini più bassi,ci mancherebbe altro. Ma continuado ad accettare condizioni così misere, non facciamo altro che giocare al loro stesso gioco e la ruota dello sfruttamento non si ferma mai...

Anonimo ha detto...

dopo tutti i sacrifici che sto facendo, semmai avrò un lavoro mi firmerò. Adesso Galatea va benissimo...
Galatea

urlosottovoce ha detto...

Ieri ho fatto l'ennesimo colloquio, tutto è andato bene, sino a che non mi ha chiesto quanto avrei voluto essere pagata e ho risposto che non ho intenzione di lavorare gratis.
Voglio dire, ho risposto a un annuncio di LAVORO abbastanza generico, dove non c'era scritto che dovevo avere anni d'esperienza e poi mi tiri fuori il solito discorso che i due stage (gratis) che ho già fatto non sono abbastanza.
Sono stufa di sentirmi come se stessi chiedendo l'elemosina.

Stefano ha detto...

E' facile affermare che a fronte di condizioni capestro il giovane dovrebbe rifiutare anche solo di iniziare uno stage. Ma la realtà è che in una società nella quale - triste ma vero - il numero di neolaureati supera di gran lunga le necessità del tessuto produttivo, è il datore di lavoro a potere fare il bello ed il cattivo tempo. Per ogni posto di lavoro qualificato ci sono più neolaureati desiderosi di iniziare la loro scalata al successo (che resterà nella gran parte dei casi solo un sogno): ecco quindi che chi decide di non sottostare a condizioni non proprio ottimali rischia di tagliarsi fuori da solo dal mondo del lavoro. Perché si può essere bravi quanto si vuole, ma a priori nessuno lo saprà. E visto che se rifiuti altri 10 accetteranno... peggio per te. E' vero, si potrebbe obiettare che se tutti rifiutassero allora il sistema potrebbe portare a qualche risultato. Ma è solo una illusione. Perché chi - tra i neolaureati - è comunque meno preparato o capace, troverà in questa situazione una posizione di oggettivo vantaggio: perché altri - magari più bravi - rifiuteranno sdegnati, così che lui (che in condizioni normali non avrebbe neppure avuto la possibilità di provarci...) sarà in grado di accettare lo stage. Che poi magari (il destino sa essere imprevedibile) lo condurrà anche ad una assunzione. Così il neolaureato bravo ma "orgoglioso" resterà disoccupato, quello scarso ma pronto ad umiliarsi troverà un impiego: è veramente ciò che volete?

Ilaria ha detto...

Non si può non riflettere sull'amara tesi esposta da Stefano, avvalorata dalla totale o quasi mancanza di tutele. La mia esperienza con il sindacato (con un sindacalista è meglio dire perchè è ingiusto generalizzare) è per esempio pessima e anche su questo ci sarebbe da aprire una parentesi infinita.
Se vi interessa qui ho parlato di questo interessante blog ed ho riassunto alcune considerazioni comuni (credo...):
http://www.esserecomunisti.it/index.aspx?m=77&f=2&IDArticolo=28360

E' un sito dal chiaro orientamento politico, spero non me ne vogliate.

Anonimo ha detto...

stefano la mia risposta alle tue considerazioni è "chissene frega", senza offesa. peggio pure per le aziende che avranno i laureati più scarsi e meno preparati, che gli rimangano solo quelli da impiegare, si vede che è ciò che meritano.si sa che se uno vuole un lavoro di qualità lo deve pagare!non si tratta di orgoglio, si tratta di giustizia.
Rosa

Anonimo ha detto...

ah ah ah, sai cosa mi ha fatto tornare in mente il tuo commento Stefano? mi sono ricordata di quando avevo 8 anni e avevo una scatola di costruzioni con le quali non giocavo mai, poi un giorno mi venne a trovare la mia cuginetta e mia madre gliele voleva regalare, beh mi misi a giocare con le costruzioni, un gioco che a me non piaceva proprio, pur di non darle alla mia cuginetta. i bambini si sa sono gelosi!ora sinceramente se i laureati più scarsi vogliono giocare con il giocattolo dello stage non retribuito facciano pure, tanto è solo un giocattolo!
Sonia

Anonimo ha detto...

no, purtroppo non è un giocattolo. fornisco un ulteriore spunto di riflessione: sui cv non si scrive se gli stage già effettuati siano stati pagati o meno. agli occhi di un selezionatore, conta solo quali si è fatti e quali no. conta quel che uno ha imparato, ma anche il "nome". non dappertutto, ma di sicuro in qualche posto il nome illustre sul cv apre le porte. anche se magari quello che lo ha fatto, gratis, è molto meno bravo del suo concorrente che avendo necessità del rimborso spese magari si è dovuto accontentare di un nome meno prestigioso.
ecco allora che chi si è potuto permettere di accettarli parte con una marcia in più.

Anonimo ha detto...

vabbè cmq io personalmente col mondo degli stage non retribuiti ho chiuso, non mi importa più nulla, farò la commessa a vita? ben venga, ho un contratto e uno stipendio che farebbero invidia a qualsiasi stagista, sto meglio così che a fare stage fino a 40 anni solo per fare bello il curriculum, ancora lo devo incontrare lo stagista non retribuito che è stato assunto.se volete fare stage cercate di farne di seri come quello del master dei talenti che ha illustrato Eleonora nel blog.
Rosa

Anonimo ha detto...

e guarda caso lo stage del master dei talenti è molto ben retribuito...
(http://repubblicadeglistagisti.blogspot.com/2009/03/master-dei-talenti-2009-e-boom-di.html)queste sono iniziative serie che ti portano da qualche parte, il resto è solo sfruttamento.
Rosa

Anonimo ha detto...

Caro Stefano,
il discorso che fai tu funziona solo se resti a cercare lavoro nel giardinetto di "casa italia". D'altra parte che male c'è se uno "scarso" (ma anche qui potremmo discutere sul termine) accetta uno stage di 6 mesi non retribuito per scaricare cassette al supermercato? Prego, faccia pure... (e con questo non intendo dire che scaricare cassette è un lavoro da disprezzare, ma ha da essere un LAVORO retribuito, e non uno STAGE). Inizialmente pensavo anche io un pò come fai tu.. poi mi sono reso conto che non è peggio per me, ma è peggio
1) per le aziende, che ora come non mai, al contrario di altri periodi dove magari era una scelta, hanno bisogno di personale qualificato altrimenti fanno bancarotta (daresti in mano macchinari da milioni di euro a operai precari? Io personalmente NO..)
2) per l'economia, perchè non guadagno e quindi non spendo...

è ovvio che con una mentalità così, mi dici che in italia va tutto bene...

Saluti, Riccardo

Anonimo ha detto...

attenzione a non fare confusione sul master dei talenti: ottima iniziativa, per carità, una benedizione!! ma se ho capito bene non sono mica le aziende che pagano gli stagisti!!

Alessandra ha detto...

Se a qualcuno interessa, qui c'è il link per aderire al gruppo Repubblica degli Stagisti su Facebook:
http://www.facebook.com/home.php?#/group.php?gid=22276670275&ref=ts

Anonimo ha detto...

"il nome illustre sul cv apre le porte. anche se magari quello che lo ha fatto, gratis, è molto meno bravo del suo concorrente che avendo necessità del rimborso spese magari si è dovuto accontentare di un nome meno prestigioso." questo non è vero!!!! i nomi più prestigiosi il rimborso spese lo danno!!!!guarda la lista dei buoni!!!qiundi è vero il contrario, ossia che le imprese con nomi illustri tendono a pagare e a scegliere il migliore, sono le aziende meno prestigiose che puntano sullo stagista non retribuito!!!concludo: le grandi imprese pagano e puntano al miglior laureato, le imprese meno prestigiose non pagano e sono pronte ad accontentarsi della mediocrità pur di non pagare e così probabilmente non diverranno mai nomi illustri!
Sonia

Anonimo ha detto...

beh eleonora, direi che tutti questi commenti ti danno materiale per: un esposto all'odg e un'inchiesta su sta faccenda dei pubblicisti (potrebbe scoppiare un bel caso nazionale), senza trascurare tutto il materiale per altri post!! i tuoi fedeli lettori ti aspettano :)

Ilaria ha detto...

Rispondo all'ultimo messaggio di Sonia: semplicemente non è così.
Chi è bravo, chi non lo è, aziende prestigiose, aziende mediocri. Ma con quale metro di giudizio, scusa? Tutti tendono a fare i furbi, le aziende di grandi dimensioni (non le più prestigiose, le più ricche) hanno soltanto più controlli e sono costrette a sborsare qualcosina (quando lo fanno, e la lista dei "buoni è un po' troppo generosa a mio avviso). I giudizi di merito su chi vale e chi no (secondo te, ovvio, perchè magari il mio metro è diverso dal tuo), visto che siamo tutti su una barca prossima al naufragio, mi sembrano del tutto velleitari.
Chi si laurea con 110 e lode non sempre è il più capace, per come è conformata l'università italiana è spesso solo quello che si attiene di più al diktat del libro di testo (scritto dal prof incontestabile, magari).
Chi fa strada nel lavoro non è sempre il più capace, ma a volte solo quello con le spalle più coperte o quello che è disposto ad accettare più compromessi.
Sono solo due esempi limite (io sono laureata con 110 e lode e credo di aver sempre esercitato il pensiero critico e conosco persone che hanno fatto strada contando solo sulle proprie capacità) per dire come il metro di giudizio delle persone e delle cose non sempre coincide con ciò che ci sembra l'oggettività dei fatti.
E poi io sono per una società dove chiunque possa trovare il proprio spazio in base alle competenze, ambizioni e passioni che ha, non per un mondo dove ti pagano se sei il migliore (che, come detto, può voler dire mooolte cose) e se non vali (o se non fai come ti dico e zitto) ti attacchi.
Dirò di più, proprio chi ha difficoltà ad inserirsi in questo tipo di economia stritolacarne deve avere maggiori tutele e garanzie.

Anonimo ha detto...

è ora di un nuovo post!

Anonimo ha detto...

daccordo con Ilaria...Qui a volte si fanno discorsi troppo out out...non penso che un certo modo di ragionare porti ad un miglioramento della società...Il ragionare da arrivisti credo che porti solo ad una aggravamento della situazione generale...Troppo "materialismo"...In una società evoluta non bisognerebbe dover scegliere tra il vivere per lavorare ed il lavorare per vivere

Jacopo ha detto...

Non è facile dire "no", soprattutto nella situazione odierna, dove portare a casa anche due soldi può farti sopravvivere. Purtroppo le aziende se ne approfittano, sanno che siamo in un certo senso "costretti" ad accettare certe condizioni.
L'alternativa al dire "no" ad un contratto malpagato è lo stare per strada.
Lo so che finchè non si muoverà nessuno, la situazione non cambierà, ma è anche vero che fra i due mali si sceglie quello minore...

Anonimo ha detto...

Purtroppo non tutti i "nomi illustri" pagano, in realtà non danno neanche il rimborso spese... E parlo di redazioni romane, non di paesini di provincia.
Galatea

Myriam ha detto...

ci sono anche le aziende che da un rifiuto imparano... ho mandato un CV per un posto da responsabile, e dopo dopo 3 colloqui l'azienda mi ha offerto un contratto di formazione di 1000 E a 56 ore settimanali (?????)

ovviamente la mia controproposta (forse non sono stata molto diplomatica) è stata rifiutata, ma la persona che è stata presa almeno viene pagata 3 volte tanto...

che dire, a volte un "NO" può servire...

Myriam

Anonimo ha detto...

Ecco una cosa che fa inorridire (la lista delle cattive aziende)

http://it.fashionjobs.com/jobs/affiche_annonce.php?id_annonce=315154

VALENTINO SPA
2009-03-20
Paese : Italia
Regione : Lombardia
Città : MILANOO
Data di inizio : immediato
Tipo di contratto : Stage
Tipo di lavoro : A tempo pieno
Stipendio : 300 euro mensili
Livello di esperienza : Esperienza di meno di 2 anni
Codice di riferimento : DIREZIONE BRAND MANAGER UOMO

Presentazione : Valentino Spa,
azienda del lusso che produce e commercializza abbigliamento ed accessori di lusso

Impiego : STAGISTA BRAND MANAGER UOMO

Descrizione : STAGE BRAND MANAGER UOMO

Lo/La stagista sarà inserito all’interno della Direzione Collezione Abbigliamento Uomo di Valentino S.p.A. e supporterà responsabile e staff nelle seguenti attività:


Marketing Analitico (no Qualitativo)

- Analisi dei dati di budget
- Analisi dei prezzi, analisi dei dati di vendita e valutazioni delle performance
- Studio ed analisi dei competitor
- creazione delle Presentazioni a supporto alle Campagne vendita.


Requisiti:

- Domicilio: Milano o zone limitrofe
- Età 23/25 anni
- Laurea Specialistica (preferibilmente discipline economiche o equipollenti)
- Ottima conoscenza dell’Inglese.
- Ottima conoscenza di Excel
- Buone capacità organizzative
- Proattività e capacità di problem solving completano il profilo

Profilo : STAGEUR BRAND MANAGER UOMO

Contatti : RISORE UMANE VALENTINO

vittoria ha detto...

Ciao,@ Elena: potresti farmi un preventivo per andare all'estero?
@ tutti: sto preparando un reportage\racconto sugli stage, vi andrebbe di darmi una mano raccontandomi la vostra storia?
il reportage sarà pubblicato sulla rivista della Cgil;
se sì scrivertemi a questo indirizzo:
vikysmaldone@gmail.com
aspetto vostre notizie!
ciao!!!

vittoria ha detto...

purtroppo il mondo del giornalismo fa schifo, io per pagarmi il tesserino ho lavorato, pensando che sarebbe servito a qualcosa, invece, non serve a nulla! solo soldi, e tasse, perché tanto pubblicisti o no, lavorate sempre aggratis e non vi paga nessuno; sono 4 anni che lavoro gratis!

Anonimo ha detto...

Salve a tutti!
Ho scritto un articolo e mi piacerebbe condividerlo con tutti voi.
Ho aggiunto il link qui a fondo pagina, ma presto lo pubblicheranno anche su www.lavoratorio.it

Postate commenti sull'articolo se ve la sentite!

Grazie e ciao!

Anonimo ha detto...

assolutamente condivido! Iniziare a dire no!

perché non si crea un collegamento diretto su facebook di questo blog?

Anonimo ha detto...

x anonimo che ha scritto 1 articlo...dove è il link???? vorrei leggere il tuo articolo.

grazie

Anonimo ha detto...

x jacopo
il male minore è sempre MALE! E' necessario non accettare! Si possono cambiare le cose! E' un grave errore parla chi oggi ha 32 anni e ha detto molti no!

Anonimo ha detto...

Sono perfettamente d' accordo.
La "rivoluzione" (termine a cui sono un po' allergico ma che in questo caso si rende necessario) e' possibile. Ma deve partire da noi giovani, dai nostri no e dalla nostra dignita'.
Dopo 2, 3, 4, 5, 10 no, i datori di lavoro non si permetteranno piu' di fare certe richieste assurde.

simone
www.softeconomy.wordpress.com

Luce ha detto...

eleonora ha ragione... io quando ho finito l'università ho deciso di rifiutare qualsiasi stage senza rimborso spese (già fatti durante l'università), ma il problema è che anche i rimborsi spese sono da fame. E dopo che finisci lo stage c'è il contratto a progetto (dove non c'è progetto) o quello di collaborazione occasionale (8 ore al giorno per 5 giorni a settimana: ma non era occasionale??). Purtroppo da soli non si può fare niente... il problema, come hanno commentato anche gli altri, che il ricatto è "o così o stai a casa" e se stai a casa non fai esperienza e se non fai esperienza nessuno ti assumerà mai. Purtroppo o ci si unisce verso una protesta generale oppure saremo costretti ad andare all'estero o a fare un lavoro non qualificato.

Anonimo ha detto...

Scusate ma io vorrei sapere come si fa ad essere assunta come commessa?? magari in questa situazione trovare posto come commessa, in un bel negozio , ambiente stimolante, giovane, co sta crisi e' impossibile trovare il lavoro ideale. Beh io sono laureata in filosofia, insegnante di scuola elementare che pero' la gelmini quest'anno ha letteralemente tagliato. Ho sempre fatto di tutto con contratti a tempo determinato.
Ho un master, ho capacita comunicativa , mi piace stare in mezzo alla gente ma non trovo uno straccio di lavoro come commessa, (adesso c'e' la fila di gente a portare curriculum sui negozi) e io poi neanche lo porterei ul cv, quando vedono laurea e master fanno uno smorfia..

Insomma mi dite voi che avete trovato lavoro come commessa come avete fatto???????????

forse mi conviene togliere la laurea sul cv!

Carla

Anonimo ha detto...

io ho portato il curriculum ad un negozio vicino casa mia dove cercavano una commessa, sono laureata ma cmq avevo già esperienze come commessa perchè ho sempre lavoricchiato in questo settore durante gli studi universitari. io personalmente non sono d'accordo con chi consiglia di togliere la laurea dal curriculum, anche perchè preferisco sempre essere schietta e sincera(penso ci si guadagni sempre), però c'è gente che lo fa. poi cmq se cerchi lavoro presso negozi di un certo tipo, diciamo di moda classica, elegante,avere la laurea è un requisito in più, perchè cercano persone "raffinate" (va be uno lo può essere anche senza laurea, e viceversa cmq) oppure che magari sanno parlare le lingue se il negozio si trova in una zona turistica.
Rosa

Anonimo ha detto...

Si Rosa, anche io non l'ho mai fatto, (togliere la laurea dal curricul) pero' un certo pregiudizio c'e' sempre. Anche io ho sempre lavoricchiato ma niente, porto curriculum e poi non ti fanno sapere niente.

senti io sono spigliata, intelligente, bella presenza , professionale, eppure per commessa boh faccio fatica..

che ti devo dire , forse adesso siamo anche in troppi a cercare lavoro!

Carla

Anonimo ha detto...

si carla è un periodaccio, molta gente è stata licenziata e per un qualsiasi lavoro si presentano veramente tantissime persone,non è per niente facile e ci vuole fortuna pure per trovare un posto da commessa, infatti me lo tengo stretto e mi guardo bene dal lasciarlo per uno stage non retribuito(l'ultimo mi volevano dare 300 euro al mese per 8 ore al giorno...tanti auguri a quello dietro di me che ha accettato!).la situazione dei laureati è brutta perchè da una parte i lavori qualificati oramai non sono più retribuiti,è vergogna chiedere a quanto ammonta un rimborso spese (e bada bene a non usare la vile parola stipendio) sei una persona veniale; dall'altra se vuoi fare lavori come appunto la commessa spesso come dici tu ti scontri con il pregiudizio,sei come dicono in america over-skilled.
Rosa

Anonimo ha detto...

ciao a tutti, sono age te di commercio che lavoro nel settore dei commercialisti.queste cose per me non sono nuovo.Oltra cio' ho avuto l'esempio di mia moglie che ha fatto praticantato per uno studio legale in qualità di neo laureata in giurisprudenza.
Ho persino dovuto intervenire presso lo studio perchè non riusciva ad incassare 50 euro che aveva anticipato per le spese di cancelleria presso il tabaccaio di sotto..ma si puo'??
E i sindacati?? dove sono?? cosa fanno??Il fatto che ad esempio un sindacato come la C.G.I.L. abbia l'80% degli iscritti formato da pensionati significherà pure qualcosa...
ciao da Riccardo da Occhiobello (RO)

Ilaria ha detto...

Trovare un lavoro da commessa con la laurea non è affatto facile. Dicono: seee,ma tu appena trovi di meglio te ne vai. Come se fosse strano aspirare al meglio per la ropria carriera professionale o si trattasse di una possibilità riservata a determinate categorie di persone e di lavori.
Non hanno capito che proprio i laureati molto probabilmente non troveranno di meglio...

Anonimo ha detto...

Straquoto Ilaria !
E' cosi' ormai!

Mai rassegnarsi ma e' veramente difficile trovare un lavoro stabile, almeno stabile anche se non qualificato!

Carla

Anonimo ha detto...

bene a questo punto vi posto un articolo della Repubblica di oggi e estraggo i punti che più mi hanno colpito http://www.repubblica.it/2009/03/sezioni/esteri/vandali-banchiere/agenda-manager/agenda-manager.html
titolo: Londra, la casta dei manager italiani
Senza laurea, e ossessionati dal potere
Ricercatori italiani sono andati a studiare i dirigenti delle nostre aziende. Il ritratto che ne emerge è spietato. Fanno carriera grazie a conoscenze e sul lavoro passa il tempo a tessere relazioni di G. ROMAGNOLI
Come viene scelto un manager in Italia? Una minoranza di imprese (quelle non familistiche e a vocazione multinazionale) si basa sulle performance, incarica cacciatori di teste, mette annunci, fa riferimento a precedenti contatti d'affari. Ma la maggioranza decide altrimenti. Come? Sulla base delle relazioni personali. Al limite di quelle familiari. Tradotto: non si sceglie qualcuno che ha dimostrato di valere, ma uno con cui si è fatto il liceo, o il compagno di merende del cugino. I dirigenti delle aziende di Silvio Berlusconi non sono forse stati in maggioranza suoi compagni di scuola? E non è poi venuta la volta dei compagni di Pier Silvio (cooptato per eredità)? Ci sono sistemi peggiori? Forse sì: il presidente Moratti affidò la panchina dell'Inter a Orrico dopo averlo sottoposto a prova grafologica e Gabriella Spada, moglie del fondatore della Giacomelli Sport, non si fidava di nessuno che non fosse stato approvato dalla cartomante (poi Orrico fu esonerato e la Giacomelli ha fatto crac).
il modello perfetto, l'impresa italiana che riassume tutte queste condizioni, struttura familistica, management maschile, scelto nel cortile di casa e con basso livello culturale, che risultato otteniamo? Parmalat. Otteniamo il più grosso crac made in Italy degli ultimi anni. Otteniamo un'azienda gestita da Calisto Tanzi come un padre padrone. Dove entravano figli e nipoti con cariche non commisurate alle capacità. Dove a parte due donne (ovviamente una figlia e una nipote) tutti i dirigenti erano maschi. Dove le carte d'identità recavano inevitabilmente la scritta "Nato a: Collecchio (Parma)". Dove tutti erano, con orgoglio, ragionieri, Tanzi incluso. Dunque, questo modello porta allo sfascio? Non necessariamente. È tuttavia provato che l'altro, quello che valuta le performance, è più fruttuoso per l'azienda.In un universo in cui la determinazione delle posizioni non è legata ai titoli né ai risultati, ma ai rapporti, i manager dedicano più tempo a tessere questi che a far funzionare le aziende di cui hanno la responsabilità. Ecco che il circolo vizioso si chiude: in mezzo restano aziende che non brillano più da oltre un decennio, lavoratori che ne pagano le conseguenze, un marchio, "Made in Italy", appannato. Segnali di un'inversione di tendenza? Nessuno. Hai una laurea con il massimo dei voti, hai un carattere indipendente, non sei propenso alle relazioni pubbliche, tendi a dire quel che pensi e contrastare anche chi ti paga se pensi che sia per il bene comune? Sei magari perfino donna? Non pensare di fare il manager in Italia. Al limite vai all'estero, alla London School of Economics a fare un'impietosa ricerca sui manager.
Sonia

francesco ha detto...

Sto facendo un'esperienza di stage da tre mesi in un'azienda: le condizioni materiali sono tutt'altro che da buttare. Ho un rimborso spese mensile di 500 euro e la sede di lavoro è a 350 metri da casa mia (cioè quella dei miei, tanto per chiarire).

Il problema è la formazione: il "copia e incolla" lo sapevo già fare prima. La mia tutor spesso mi lascia solo, mi fa fare cose e solo una volta fatte mi fornisce le istruzioni per farle correttamente.

Il vuoto da curriculum io lo sento e mi spaventa, però vista quest'esperienza, parlando di questo stage dovrò scrivere una serie di fanfaronate gonfiatissime: è imbarazzante...

Francesco

Anonimo ha detto...

Caro anonimo che ti riempi la bocca con la prola SOLDI ti voglio fare una domanda: ha mai provato a guadagnarli con la fatica del tuo sudore?
Credo proprio di no, perchè da quanto leggo tu non conosci affatto il mondo del lavoro.
Ti parla una laureata 110 e lode che ha passato tutta la vita a farsi il mazzo per dover poi scegliere tra tre possibilità di vita:
1) rimanere una disoccupata a vita in attesa del tuo tanto amato lavoro ben retribuito
2) continuare a fare la stagista a vita
3) buttare una laurea per fare la sciampista.

Quindi, scusa tanto se ci sono persone che hanno aspirazioni professionali e, almeno nei primi tempi, cercano di inseguire la professione desiderata.
Ci insegnerai tu come un laureato in ingegneria decide di fare l'idraulico e, così, di guadagnare...
Dacci il buon esempio!

Precaria ha detto...

http://linsostenibileirrequietezzadellessere.blogspot.com/

Il mio blog neonato parla di lavoro liquido. E di disperazione.