mercoledì 21 maggio 2008

PICCOLA PRECISAZIONE: QUEL CHE INTENDO PER STAGE PIÙ «EQUO»

Qualche giorno fa ho pubblicato un post dal titolo La battaglia per stage più equi: una questione di principio. E subito qualcuno mi ha chiesto: cosa intendi per stage più equi? Lo spiego volentieri.
1) Tempi definiti per la durata di ogni stage: massimo 3 o 6 mesi
2) Divieto assoluto di prorogare lo stage: se l’impresa è contenta del lavoro di uno stagista, che al termine dello stage lo assuma, o gli faccia qualche contratto strano (sempre comunque migliore del contratto di stage!)
3) Rimborso spese minimo obbligatorio (almeno 5-600 euro al mese) per tutti gli stagisti in possesso di laurea
Stage più equo poi vuol dire tracciare una linea di confine ben visibile tra tirocinio con finalità di formazione, per gli allievi delle scuole superiori e delle università, e tirocinio con finalità di assunzione, per tutti coloro che hanno già terminato la propria formazione, hanno una laurea e spesso anche altri titoli.
Stage più equo vuol dire che lo Stato deve fornire dati sullo stage, attraverso un Registro nazionale consultabile online. Ogni giovane ha il diritto di sapere quando e come questa o quella impresa utilizzano stagisti, a quanto ammonta il rimborso spese che erogano, in quale percentuale utilizzano stagisti (facendo il rapporto col numero dei dipendenti). E poi naturalmente sapere se gli stagisti, dopo la fine dello stage, vengono tenuti a lavorare in azienda con contratti veri, oppure se vengono lasciati a spasso con un “grazie e tanti saluti” per lasciare spazio al prossimo.
Stage più equo vuol dire infine più controlli da parte degli ispettori del lavoro: per verificare che gli stagisti abbiano davvero un tutor (e che non sia solo un'anonima firma su un modulo), che non debbano svolgere mansioni troppo gravose o al contrario troppo semplici (es. fotocopie&caffè), che l’azienda non ne prenda troppi facendoli ruotare uno via l'altro con l’unico fine di evitare di prendere un dipendente vero.
Stage più equo vuol dire semplicemente impedire alle aziende di usare gli stagisti per risparmiare sul personale, e obbligarle a prenderne di meno, investire davvero sulla loro formazione, e dare una concreta opportunità di occupazione.

29 commenti:

Bloglavoro ha detto...

Concordo pienamente. Aggiungerei come quarto punto il divieto per un'azienda di ricoprire la stessa posizione con stagisti per più di 3 cicli di stage. Ovvero: stage come dici di massimo 3-6 mesi, per non più di tre volte sulla stessa posizione. Così elimineremmo per esempio tutti quegli 'stagisti' che fanno i commessi di libreria gratis o con 500 euro al mese ;)

Bloglavoro ha detto...

Ciao Eleonora, solo per avvisarti che abbiamo segnalato il tuo interessante post qui: http://www.bloglavoro.com/2008/05/21/uno-stage-piu-giusto-contro-la-spremitura-dei-limoni.htm

Eleonora Voltolina ha detto...

Grazie! Però, non so perchè ma il link non mi funziona...

Anonimo ha detto...

Ele, lo so che sono un po' off topic, ma non vedo ancora la mia segnalazione (P&G Italia, 750 euro/mese+alloggio) nella "lista dei buoni"...ti giuro non sono una loro dipendente ma solo una stagista particolarmente contenta del suo stage :)

Eleonora Voltolina ha detto...

Cara Anonima stagista contenta,
cerco sempre di aggiornare la Lista con regolarità, ma talvolta non ne ho proprio il tempo materiale! Insieme all'azienda che mi hai segnalato tu ne ho altre due-tre che attendono di essere inserite... Cercherò di farlo stasera, prometto!

prime ha detto...

Fortunatamente non siamo nel mondo del commercio equo e solidale ...

... il mkt è altro.

1) Tempi definiti per la durata di ogni stage: massimo 3 o 6 mesi

Semplicemente assurdo
, per vari motivi: insufficienza di punti per i crediti formativi dal lato degli studenti; insufficienza del tempo reale per imparare che in diversi lavori tecnici è superiore a questi periodi; insufficienza del tempo necessario a conoscere il lato umano del ragazzo, per capire se davvero ha voglia di lavorare, oppure non è nient'altro che uno dei tanti nullafancenti che si trovano in giro.


2) Divieto assoluto di prorogare lo stage: se l’impresa è contenta del lavoro di uno stagista, che al termine dello stage lo assuma, o gli faccia qualche contratto strano (sempre comunque migliore del contratto di stage!)

Qui un po di senso esiste
, anche se dfinire "contratti strani" quelli che non ricadono sotto la dicitura di "contratto a tempo indeterminato", oppure definire lo stage "un contratto" per lo stagista, danno molto credito del livello di non-conoscenza del Mercato del Lavoro moderna che si sta sfoggiando.


3) Rimborso spese minimo obbligatorio (almeno 5-600 euro al mese) per tutti gli stagisti in possesso di laurea

Qui anche si sfiora il ridicolo
, sostenendo che si dovrebbe pagare qualcuno perchè riceva da qualcun'altro formazione.

Praticamente è come se qualcuno venisse nel nostro ipotetico negozio a fare la spesa, e noi gli garantissimo 15 spese gratis per far si che questo stesso torni a comprare in un altrettanto ipotetico futuro da noi.

La realtà che fa male a chi vede tutto con occhi troppo antichi, è che il tirocinio - eccezion fatta per la questione fotocopie e affini dove si può comprendere quel che dice eleonora - nella maggior parte dei casi ha finalità di formazione, per tutti. Non si viene pagati per ricevere formazione permanente in genere. L'URSS è finita da un pezzo.

Registro degli stagisti: ma per favore, limitiamoci. Stanno per eliminare di nuovo l'elenco clienti/fornitori con il plauso dell'opposizione.
E' una misura da anni 70.
Non ci soprenderemmo a sapere che tu sei una delle persone che erano favorevoli a ledere la privacy degli aventi diritto con la pubblicazione online dei redditi degli italiani made in Visco.

Il Garante ha chiarito bene come stanno le cose rispetto a questi colpi di mano.

Il diritto ala privacy di persone, associazioni, aziende, etc etc viene prima dell'ipotetico diritto del ragazzo di sapere a, b o c.

Andrea ha detto...

Anch'io concordo pienamente, anche con la prima precisazione di Bloglavoro sull'opportunità che la stessa posizione non sia ricoperta stabilmente da stagisti. Se tutti i punti che indichi fossero soddisfatti, credo che diventerebbe quasi inutile il registro stage che tu proponi, e che è l'unica misura su cui ho qualche perplessità (credo che i controlli degli ispettori del lavoro sarebbero più che sufficienti, se fatti bene).

Lilyce ha detto...

Il probolema è l'applicativo. Nel senso che ci sarebbero delle leggi per evitare che il posto di commesso di libreria sia ricoperto a rotazione da stageisti, ma non vengono applicate. Così come i contratti strani non sno strani di per se', ma sono strani perché applicati male. Tipo: se tu hai tot cocopro per legge devi assumerne tot/3, altrimeti l'anno prssimo non puoi avere cocopro. Non solo: i cocopro non hanno l'obbligo di presenza in ufficio, che invece viene sempre imposta dai datori di lavoro. In definitiva chi ha quel tipo di contratto rinuncia alle ferie, alla malattia, ma invece d'essere trattato come un ollaboratore viene trattato come un subordinato, spesso obbligato al patto di lealtà, che il compenso che riceve (che non è per le ore di lavoro svolte, ma per il progetto) non gistifica. Ci sarebbe un contratto a tempo che non è strano, che ha dei vincoli di legge per entrambe le parti: il tempo determinato. Un lavoratore a tempo determinato è identico a uno a tempo indeterminato, con la sola differenza che il suo contratto ha una data di scadenza; cmq ha una paga che non scenda sotto il minimo sindacale di categoria, diritto alla malattia e all'accumulo ferie e permessi orari, al tfr, e alle agevolazioni dei colleghi (ticket restaurant, tredicesima, quattordicesima) ove queste esistano. Di contro è un lavoratore subordinato: rispetta l'orario d'ufficio, il patto di segretezza e quello di lealtà (non può contemporaneaente lavorare per qualcun altro).
Il tempo determinato è la giusta via mezzo per testare se una persona fa al caso tuo. Non dimentichiamoci comunque che per qualsiasi assunzione a tempo indeterminato che non sia il prollungamento di un altro tipo di rapporto di lavoro, esistono i sei mesi di prova, durante il quale il lavoratore è licenziabile con qualsiasi giusta motivazione in qualsiasi tipo di azienda.
Personalmente credo nel valore formativo dello stage: a patto che sia fatto con criterio. 6 mesi è un tempo equo per capire se azienda e lavoratore sono fatti l'uno per l'altro, il rimborso spese deve garantire allo stageista di poter vivere, non guadagnare, ma nemmenospendere, (altrimenti chi non ha i soldi come fa?) e deve esere finalizzato a imparare, ovvero deve essere in affiancamento a un senior e svolgere solo mansioni inerenti il lavoro che sta imparando.

Anonimo ha detto...

Ottima la precisazione di Lilyce: molto spesso i ragazzi SPENDONO SOLDI per fare uno stage. Magari si trasferiscono da una città all'altra e quindi devono pagare l'affitto. Magari devono percorrere lunghi tratti in macchina o con i mezzi pubblici, con conseguente spesa di benzina o biglietto. Magari devono mangiare al bar alla pausa pranzo, e quindi spendono 4-5 euro al giorno per panini o insalate. Magari devono chiamare clienti mentre sono fuori dall'ufficio, e utilizzano il loro cellulare.
Per questa e molte altre ragioni la posizione di Prime sui rimborsi spesa mi sembra assurda, il suo paragone con un negozio è fuorviante, e la proposta di Eleonora di un rimborso spese minimo obbligatorio è a mio avviso ottima.
Altrimenti gli stage potranno permetterseli solo i figli delle persone abbienti.

Martina

RoRo ha detto...

Sottoscrivo le tue parole, Eleonora, in pieno.

Romina
- stagista perenne -

RoRo ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
benny ha detto...

Negli altri paesi solitamente si utilizzano 3 tipi di contratto:
-Internship: rivolto agli studenti
-Temporary: il contratto a tempo determinato durante il quale il lavoratore viene formato e per questo viene pagato.
-Permanent: il contratto a tempo indeterminato, prosecuzione del contratto temporary.
Ma noi italiani siamo più furbi e abbiamo stage per tutti quanti,apprendistato,inserimento,contratto a progetto...

Bloglavoro ha detto...

Il link era questo:
http://www.bloglavoro.com/2008/05/21/stage.htm

Sul registro e l'ispettorato del lavoro:
sarà che conosco molto bene l'operato di questi signori, il fatto è che vedo la tua affermazione in questo caso un po' ingenua. L'ispettorato del lavoro sarebbe da radere al suolo totalmente, istituire una cosa completamente diversa e vietarne l'ingresso a chiunque vi abbia lavorato in precedenza. Altrimenti non serve a niente. E' un ente inutile, succhiasoldi statali e assolutamente anacronistico. Negli ultimi decenni le uniche ispezioni decenti sono state fatte dalla Guardia di Finanza per quel che riguarda il lavoro in nero e dai NAS per la ristorazione. Inoltre un altro registro sarebbe solo un ulteriore aggravio di spese del commercialista che farebbe desistere le piccole imprese dal prendere stagisti.
Su tutto il resto rimango concorde.

Eleonora Voltolina ha detto...

Caro Bloglavoro,
grazie come sempre per i tuoi interventi ricchi di informazioni.
Vorrei però chiederti cosa intendi quando, parlando della mia proposta di istituire un Registro degli stage, fai riferimento alla figura del commercialista.
Io penso che sarebbe tutto molto semplice: anzi, "virtualmente" il Registro potrebbe già esistere! Basterebbe che qualche dipendente dell'Inail venisse incaricato, ogni volta che riceve una pratica relativa a uno stage, di metterla in un gruppo a parte.
Infatti l'Inail ha già gran parte di queste informazioni: ogni azienda è tenuta a comunicare nome e cognome dello stagista e durata dello stage. Basterebbe aggiungere due-tre informazioni: ammontare del rimborso spese, prosecuzione o interruzione del rapporto al termine dello stage.
In quest'ottica, il Registro sarebbe una cosa facile da realizzare, non molto dispendiosa, e sicuramente utile per avere finalmente dati certi su quanti sono gli stagisti in Italia!!

prime ha detto...

Parole sagge di BlogLavoro sull'assurdità del Registro, ogni tanto la testa gira per fortuna ...

:-)

Anonimo ha detto...

Il fatto che tu non sia d'accordo, Prime, non vuol dire che le persone che condividono la proposta del registro degli stage non abbiano la testa funzionante.
A volte sei così... presuntuoso... Qualcuno direbbe: fly down!

Martina

prime ha detto...

Martina,

è un peccato che eleonora abbia cancellato la risposta che avevamo dato alla tua precedente - se abbiamo tempo la ridiamo volentieri.

:-)

Un abbraccio

Eleonora Voltolina ha detto...

Giusto per informazione: io non ho cancellato proprio niente! Prego i Prime di consultarsi fra loro prima di lanciare accuse infondate: il post in questione, come tutti possono leggere, è stato "cancellato dall'autore", quindi da uno dei membri del "consorzio Prime", e non da me.

prime ha detto...

Allora eleonora,

abbiamo controllato ed effettivamente hai pienamente ragione, quello di noi che ha scritto il post ha forse sbagliato e ha cancellato il post stesso.

Gli abbiamo detto di rispondere a Martina appena ha tempo.

Quando hai ragione noi te la diamo volentieri, sono questi i termini puliti, trasparenti e secondo noi anche giusti di un sano confronto tra idee diverse.

:-)

Un abbraccio

Eleonora Voltolina ha detto...

Bene, sono contenta che l'equivoco sia stato chiarito.

Bloglavoro ha detto...

Per registro intendo il fatto che per ogni registro che tiene lo stato, anche 'virtuale' ce n'è uno aziendale, come succede per il registro fornitori re-istituito da poco. Un'usanza medievale assurda che costa alle piccole imprese in termini di commercialista visto che se hai da una ditta individuale a una srl, quella diventa una mansione del commercialista, in casi di aziende superiori ai 50 dipendenti diventa una mansione dell'amministrazione. Vuol dire, in soldoni, che se io ho una srl con 14 dipendenti e voglio prendere uno stagista, il fatto di dover istituire un registro apposito e sentirmi chiedere dal commercialista ulteriori spese (nonché dalla camera di commercio e dall'AE che alla parola "registro" si svegliano subito!) potrei anche desistere.
Anche nel caso del registro fornitori infatti i dati erano già tutti in possesso dell'AE e delle camere di commercio: a questo serve la partita iva. Ma hanno comunque reintrodotto questo 'giochino' che anche se fatto elettronicamente ti frutta alla voce "Tenuta libri contabili e varie" un aggravio di spesa. Di fornitori non si può fare a meno, ma di stagisti sì ;)

Eleonora Voltolina ha detto...

Magari allora si potrebbe chiamarlo non Registro, ma "Database nazionale" degli stage, specificando che le imprese non sarebbero tenute a conservare più documentazione di quanto già non facciano.
Potrebbe essere un buon compromesso??

prime ha detto...

Eleonora, è un compromesso senza senso, non se ne sente davvero il bisogno ne se ne capisce l'utilità, visto che le aziende sono tutte già listate.

Per fortuna bloglavoro l'elenco clienti/fornitori verrà di nuovo e definitivamente dimenticato nella prossima finanziaria di fine anno.

:-)

Un abbraccio

Eleonora Voltolina ha detto...

Sarebbe invece per molti ragazzi un grande beneficio avere uno strumento per sapere IN ANTICIPO con quale azienda stanno avendo a che fare. Cioè: qual è il rimborso che quell'azienda garantisce agli stagisti, qual è la durata media dei tirocini, qual è la percentuale di stagisti assunti al termine del tirocinio, qual è la percentuale degli stagisti calcolata sul numero complessivo dei dipendenti.
Uno dei problemi più grandi per i ragazzi alle prese con l'"universo stage" è di non avere informazioni. Attraverso il database - o Registro che dir si voglia - ogni persona potrebbe digitare il nome dell'impresa dalla quale ha ricevuto un'offerta o presso la quale è stata chiamata per un colloquio, farsi autonomamente un'opinione sulla serietà di quell'impresa, e valutare più serenamente se vale la pena o no di accettare lo stage.

Lilyce ha detto...

ed evitarsi l'imbarazzante domanda: ma voi cos'è che fate qui?
nel 3 millennio esistono aziende che non hanno nemmeno un sito internet o un indirizzo email pubblico...

eiciar ha detto...

- sulla durata dello stage c'è già la normativa chiara: durata massima sei mesi per i diplomati, un anno per i laureati
- sul numero degli stagisti anche qui la legge è chiara: non più del 10% dei dipendenti a tempo indeterminato
- gli stage vanno dichiarati online con il sistema Saol come gli altri dipendenti
- il periodo di prova di sei mesi è solo per i quadri e dirigenti, per gli altri livelli va da un minimo di 15 gg a 150 gg, ma dipende dai contratti. 15 giorni o 30 per valutare un dipendente sono veramente un termine ridicolo. Viceversa usare i contratti a T.D. come periodo di prova non si può fare, sarebbe un vizio di sostanza e conseguenza è la nullità del termine apposto, quindi diventa un T.I., certo bisognerebbe fare una causa.
Sulle spese che gli stagisti sostengono perchè non parliamo di quanto vengono pagati i Master solo perchè garantiscono uno stage? Questo è un vero scandalo, perchè non ne parlate?

Eleonora Voltolina ha detto...

Caro Eiciar,
non capisco molto bene i punti del tuo intervento. La normativa che regola lo stage (decreto ministeriale 142/1998) pone in effetti dei limiti di durata (un po' più complessi rispetto a quelli che sinteticamente riporti tu): ma forse tu dimentichi che gli stage possono essere prorogati, e molto facilmente.
Del sistema Saol (servizi aziendali online) so poco. Sai dirci qualcosa tu su questo sistema? E' operativo in tutta Italia? E da quando? E come funziona, quali dati raccoglie, da chi può essere consultato?

eiciar ha detto...

ciao, non potevo che essere sintetica in un commento! certo che è facile prorogare uno stage, ma non è detto che sia regolare farlo. Non vorrei però che al solito anzichè censurare chi fa un utilizzo scorretto di uno strumento, si demonizzi lo strumento stesso. Trovo cmq molto interessante il dibattito che hai provocato.
Saol è il sistema telematico che da un paio di mesi ha sostituito le comunicazioni che le aziende dovevano effettuare ai vari enti (Inail, Direzione Provinciale del Lavoro, Inps e altri enti Previdenziali e assistenziali) per informare delle avvenute assunzioni o cessazioni dei lavoratori dipendenti ed assimilati. Credo sia operativo in tutta Italia ed accedono ai dati solo gli enti di cui sopra. Rende molto più efficienti gli uffici e più agevoli i controlli incrociati. Alle aziende ha creato non pochi problemi poichè non esistono ancora interfaccia efficienti con i sistemi gestionali e l'inserimento su internet è lentissimo.

Eleonora Voltolina ha detto...

Cara Eiciar,
da quel che ho capito, però, questo Saol non è accessibile a tutti, quindi non potrebbe fornire informazioni ai giovani in cerca degli stage "giusti". Perciò credo che non potrebbe mai sostituire l'eventuale registro-database degli stage!!