venerdì 5 settembre 2008

COME TI SISTEMO L'EX DIPENDENTE? LO RIMETTO A FARE LO STAGISTA

Oggi voglio raccontare una storia che dimostra ancora una volta, purtroppo, quanto molte aziende utilizzino lo stage come «contratto jolly», in maniera completamente slegata dall'effettiva formazione.
La storia è questa: Riccardo si laurea in Giurisprudenza (specialistica) col massimo dei voti a 24 anni appena compiuti. Un treno. Durante l'università fa un Erasmus all'estero e uno stage presso una compagnia assicurativa. L'azienda è contenta di lui e gli fa, uno dopo l'altro, tre contratti di sei mesi. Poi Riccardo decide di investire su se stesso e si iscrive a un prestigioso master che lo porta addirittura per quattro mesi in Cina. «Al mio ritorno in Italia, mi metto nuovamente a cercare lavoro: invio qualche curriculum ma non ricevo risposta». Riceve invece dalla vecchia compagnia assicurativa una proposta che ha dell'incredibile: tornare in stage là dove aveva già lavorato per più di un anno e mezzo! Pare infatti che l'azienda, forse per ragioni di budget, consideri lo stage una soluzione-tampone in attesa che - chissà quando - si apra una finestra per nuove assunzioni. Ovviamente Riccardo rifiuta.
Ma la domanda è: com'è possibile offrire un contratto di formazione a una persona già palesemente formata? Com'è pensabile che un'azienda possa proporre a un suo ex dipendente di tornare a fare lo stagista? A chi spetta la responsabilità di controllare che ciò non accada?
Ora Riccardo lavora in Germania. Guadagna oltre 2mila euro al mese: qui in Italia l'offerta più alta che aveva ricevuto (stage a parte) non arrivava a 1500 euro. «In Italia non ho cercato di certo offerte milionarie, ma oneste, che mi permettessero di vivere e di sposarmi. Non ne ho trovate, e ho avuto anzi l'impressione» conclude «che i dipartimenti Risorse umane delle aziende considerino gli stipendi una sorta di "elemosina"».
In effetti, purtroppo, è spesso il risparmio l'unico obiettivo delle aziende - sopra a tutti gli altri. Un obiettivo che ricade sulle spalle dei più deboli, i giovani: che troppe volte si sentono proporre stage quando avrebbero perfettamente diritto a un contratto vero.

20 commenti:

Anonimo ha detto...

sai cosa ci vorrebbe a mio parere?indire uno sciopero nazionale degli stagisti!è l'unica cosa che possiamo fare per farci ascoltare e rivendicare i nostri diritti!cosa farebbero aziende ed enti senza stagisti?scegliamo una giornata e usa il tuo blog come cassa di risonanza!io per mio conto ho deciso di non accettare mai più stage non retribuiti o al di sotto dei 500 euro!facciamo tutti così e le cose cambieranno!farsi sfruttare non ha mai giovato a nessuno!

Amelye K ha detto...

Potrò sembrare controcorrente, ma non ci vedo un ragionamento così errato nel modus operandi dell'azienda. Il giovane è andato via per acquisire ulteriori competenze, lodevole da parte sua, ma una volta tornato l'azienda giustamente deve comunque valutare se lui ha mantenuto la professionalità acquisita nel precedente stage. Insomma, un mestiere lo si può apprendere ma anche dimenticare, può capitare. Poi non è da escludere a mio avviso un'assunzione se il giovane ridimostra il suo valore, dato che anche una riconferma dello stage è generalmente finalizzata a una collaborazione futura e continuativa. Io a vent'anni da ragazza avrei pagato per poter fare uno stage in un ramo professionalizzante, altrochè!

Dilettuz ha detto...

Perdonatemi ma trovo il ragionamento di Amelye assurdo.
Tempistica: uno fa uno stage, poi tre contratti di sei mesi l'uno (un anno e mezzo), cioè matura all'interno di un'azienda un'esperienza di quasi due anni (18 mesi di contratto + lo stage iniziale).
Poi va a fare un master: il che aumenta le sue competenze, non certo le diminuisce! Comunque, torniamo alla tempistica: nel post non viene specificato quando tempo dura questo master, mettiamo 12 mesi.
Ecco: ma davvero c'è qualcuno che in buona fede pensa che in un anno una persona possa DISIMPARARE ciò che ha appreso nei due anni precedenti?... A me sembra semplicemente insostenibile questa tesi.

francesco ha detto...

Il ragionamento di amelye è fondamentalmente corretto.

Per il resto, lascia basiti la proposta del primo anonimo, il quale chiede uno sciopero di gente - gli stagisti - che non lavorano ma sono in fase di formazione.

Mah!!!!

Anonimo ha detto...

Cara Amelye K,
rispetto la tua opinione, ma non la condivido. D'altra parte, io avevo il vantaggio che, proprio grazie al master che ho fatto (x dilettuz-12 mesi) stavo cercando lavoro "globalmente" (per la serie, Hong Kong, Shangai, Londra, USA...), e sicuramente non gratis (dovrei lavorare gratis? Sai quanto mi prenderebbero in giro tutti i miei amici cinesi?). Io ho solo cercato, e dai risultati che ho ottenuto in Italia (stage o offerte con retribuzioni insufficienti) e all'estero (sempre retribuzioni al di sopra della soglia di sopravvivenza, con prospettive e formazione), ho scelto l'offerta che mi pareva migliore. Questo, Amelye, si chiama mercato. Ed ora è globale. Ti consiglio una lettura a proposito, sempre attuale, un libro di Friedman: "The world is flat". Leggilo, e forse cambierai le opinioni che hai espresso nel commento. Perchè, da laureato e masterizzato, io mi trovo a competere con milioni di giovani cinesi e indiani (con la mia stessa formazione) che sono maledettamente tosti e hanno molta più "fame" di me. Io questo lo accetto e sono pronto a farlo, tu?

Best regards,

Riccardo

PS x Amelye: spero che con l'espressione "collaborazione futura e continuativa" non intendi co.co.co o co.co.pro. Queste tipologie di contratti non le ho mai considerate, perchè penso che il rischio d'impresa debba sempre restare in capo all'imprenditore, e non eventualmente a me. Perchè con i cococo o cocopro mica mi dai diritto alla partecipazione agli utili dell'azienda, vero?
PPS sempre x Amelye: per verificare se non ho dimenticato il "mestiere" o se ho sempre la stessa "professionalità" (ma si dovrebbe usare anche per testare un nuovo lavoratore) esiste il "periodo di prova", clausola presente in ogni contratto "vero" di lavoro che ho visto nella mia giovane e scellerata vita. Altro che stage...

Lilyce ha detto...

Ragazzi gira voce sul web che il 19 settembre sia indetto lo sciopero dei precari...

Eleonora Voltolina ha detto...

Ringrazio moltissimo Riccardo, il protagonista della storia raccontata in questo post, per essere intervenuto personalmente e aver chiarito ancora meglio il suo punto di vista.
Non posso che concordare con lui e con Dilettuz: mi pare che abbiano ampiamente messo in evidenza i punti deboli della tesi di Amelye.
Aggiungo solo, come piccolissimo contributo, un particolare tratto dalla mia sfera professionale. Una volta terminato il praticantato obbligatorio (18 mesi) e aver superato l'esame di Stato, un giornalista (a quel punto diventato professionista) non può più, per legge, essere preso nè come stagista nè come praticante in una testata giornalistica. La ratio è chiaramente che, una volta acquisite determinate competenze, non si può "disimpararle". Mi sembra quindi che la frase "un mestiere lo si può apprendere ma lo si può anche dimenticare" sia abbastanza improbabile.
Infine, una risposta per Lilyce: da quel che sapevo io, i sindacati stanno organizzando per il 19 settembre un'assemblea nazionale dei precari che avrà luogo al Centro congressi Cavour di Roma, e poi per il 17 ottobre lo sciopero di cui parlavi tu - sempre a Roma.

Anonimo ha detto...

Questo paese è davvero alla frutta. Di storie come queste ce ne sono fin troppe. - Arnald

Anonimo ha detto...

E' l'ovvia conseguenza del terzo mondo italiota, chi vale se ne va (o rimane, se è benestante di famiglia).

Comunque i neolaureati in ingegneria in Germania sfiorano anche i 3000 euro netti al mese, e gli "stage" neanche sanno cosa siano, al massimo li fanno prima della laurea.

Da notare che sempre in Germania, contrariamente ad altri paesi, c'è un welfare molto evoluto, e si lavora generalmente solo 7 ore al giorno, altro che "lavoriamo di più per guadagnare di più" come propone qualcuno in Italia...

Saluti,

Mark

Anonimo ha detto...

seguo da sempre questo blog e devo dire che ormai ci sono affezionato, condividendo in pieno il pensiero di eleonora..il problema degli stage sta purtroppo diventando quasi imbarazzante in italia..però, perchè non trovare soluzioni alternative?nel senso, se tanto ormai dopo gli studi non viene offerto altro che stage, perchè non provare la strada del lavoro autonomo ed evitare di farsi sfruttare?io alla fine ho fatto questa scelta e devo dire che ne sono proprio contento..perchè,alla fine dei conti, non credo che ci sia niente di più gratificante di guadagnare per quanto produci, anzichè passare otto ore in un ufficio e guadagnare quanto un operaio rumeno (non italiano, perchè quello guadagna già di più rispetto ad un laureato masterizzato).Vorrei sapere le vostre opinioni in proposito.

Anonimo ha detto...

Caro Anonimo,

sono daccordo con te. Però, come lavoratore autonomo/libero professionista, oltre ai rischi del "mestiere" e di perdere il capitale investito nell'attività, se tutto come previsto anche tutti i guadagni (post tasse, stipendi costi et alia) vanno nelle tue tasche. Dovrai invece concordare che se diventi libero professionista con un contratto cococo o cocopro ed hai un solo committente che pretende che tu stia da lui tutto il giorno (per svolgere attività che di solito farebbe un suo dipendente), non sei nella stessa posizione di un libero professionista che di clienti ne ha decine/centinaia. Perchè il tuo (unico) committente ti tiene per le p...e. Non sono, secondo me, concetti difficili di business. Daccordo con te anche sui guadagni degli operai rumeni :), ma considera anche che in Italia fare impresa è alquanto "un'impresa" (scusa il gioco di parole- vedi rapporto Doing Business della World Bank).
Saluti,

Riccardo

PS noto che amelye K non ha ancora risposto...mi avrebbe fatto piacere provare a capire meglio le sue posizioni...perchè mentre lei avrebbe pagato per fare uno stage, nel mondo ho visto giovani imprenditori e manager che, senza alcuno stage, di soldi ne fanno a palate.. e poi ci si chiede perchè l'economia in Italia va a rotoli...

benny ha detto...

Mettersi in proprio è una bella alternativa da non sottovalutare, io stesso ci penso ogni tanto ma secondo me bisogna tenetere conto che:
-si devono avere le idee molto chiare sul tipo di attività;
-è difficile emergere;
-il rischio di impresa a nostro carico;
-il lato economico (un giovane neolaureato non sempre ha a disposizione capitali da investire,di solito prima di mettersi in proprio si preferisce lavorare da qualche parte per mettere via i soldi ma con gli stipend che girano è difficle);
-lo spirito imprenditoriale insito in ogni persona: non siamo tutti imprenditori nati.

Eleonora Voltolina ha detto...

Aggiungerei solo - fermo restando che la creatività e la capacità imprenditoriali sono doti sempre più richieste sul mercato del lavoro - che non per tutti i mestieri è possibile mettersi in proprio!!

Prefe ha detto...

ma è ovvio che gli propongono una cosa del genere. Per l'azienda lo stage è lavoro a costo zero. Tutto qui. Siamo noi che cerchiamo una logica in tutto questo.

Ghibellina ha detto...

Ciao Eleonora!
Come ti stavo dicendo oggi è stata la mia prima volta : La prima volta che ho rifiutato una proposta di stage.
L'azienda organizza corsi di specializazione via internet ed aveva bisogno di qualcuno che curasse la regia e la post produzione dei video con un impegno ful time ( otto ore tutti i giorni).
Ho educatamente rifiutato lo stage, dicendo che un ulteriore stage avrebbe penalizzato il mio Curriculum nell'ambiente lavorativo in cui mi vorrei inserire e che avrei preferito un contratto di collaborazione.
Mi hanno detto che mi faranno sapere.
Vediamo un po' come va a finire.

Eleonora Voltolina ha detto...

Cara Ghibellina
grazie per l'aggiornamento!
Ma magari sarebbe utile per me e per gli altri lettori sapere qualcosa di più rispetto a questa proposta: quali erano i termini? Quanto sarebbe dovuto durare lo stage, e quanto avresti ricevuto come rimborso spese?
E poi, sopratutto: l'azienda per la quale ATTUALMENTE stai svolgendo uno stage ti ha proposto un altro stage, o si tratta di un'ALTRA azienda?

Ghibellina ha detto...

Si tratta di un'altra azienda.
Quella con cui sono ancora in stage, mi ha fatto capire bene che per me non ci sono possibilità di entrare a far parte del loro organico.
I termini, la remunerazione,in realtà non li conosco perchè loro l'hanno buttata li sul tipo : " ora ci provo con questa! "
Anche quando hanno proposto il contratto di collaborazione, ed ho chiesto a quanto, indicativamente, sarebbe ammontato il compenso, non mi hanno voluto dire niente dicendo che dovevano ancora elaborare una proposta.

Marvin-BO ha detto...

Sono arrivato su questo blog partendo a facebook e mi sono inciampato in questo post...
Il caso vuole che il mio film preferito sia "il favolo mondo di Amelie" ed il post più assurdo che mi è toccato leggere sia quello di "coley" che vive nel mondo favoloso al quale al quale ha aggiunto la lettera K.
Purtroppo io sono dovuto andar via dall'Italia per poter migliorare la mia professionalità ed adesso mi ritrovo a fare un tirocinio all'estero.
Purtroppo cara Amelye ed anche gli altri tu manchi di conoscenza di alcune cose indispensabili nella vita di tutti. Non che io sia il genio con tutte le risposte, ma di certo come diceva Piero Pelù quando era nei Litfiba "difendi i tuoi diritti, per prima quelli scritti".
Magari se noi tutti conoscessimo la nostra vecchia e cara Costituzione ed avessimo il coraggio di ribellarci, dimostrando di avere carattere e capacità, non dico che l'Italia andrebbe molto meglio, ma un ciccinin si di certo!
Leggiamo magari l'articolo 36. E non vi azzardate a dire che lo stage non è lavoro, perché è lavoro a tutti gli effetti di legge!!
Io non dico che debba essere remunerato alla pari di un lavoratore esperto, ma nemmeno come hai detto tu pagare per lavorare!!!
Sono molto rammaricato che ci sia gente che la pensa o l'abbia pensato come te.
L'Italia è un paese eccezionale, e te lo dice uno che ha avuto la fortuna di girare parecchio il mondo!
L'Italia è piena di aziende che producono e che producono bene!
Ho visto prodotti italiani e parlo di prodotti alimentari, macchine, moto, elettrodomestici, macchine industriali, arredamenti, vestiti, accessori moda, etc. in giro per il mondo!!! Quindi l'Italia si muove e produce, ma purtroppo ci sono stipendi di platino con oro e diamanti e ci sono stipendi di fango e merda!
Se ci fosse qualcuno serio al potere, che ci tenesse seriamente al futuro della nostra Italia, capirebbe che servono stipendi d'oro, al posto del platino con diamanti e stipendi di rame al posto di quelli di merda!
Non ci vogliono capacità straordinarie per capire questo, ma ciononostante in Italia siamo sempre allo stesso punto, tanto che Fabri Fibra ci ha pure fatto una canzone!
Grazie per l'attenzione e buon lavoro!

Rini ha detto...

La mia esperienza è molto simile a quella di Riccardo. Lavoravo per un giornale con un contratto di cocopro illecito, in quanto avrei avuto diritto al ccnl per praticanti, che mi veniva inevitabilmente promesso e mai fatto. Poi mi sono rotta e grazie a un concorso ho vinto una borsa di studio per un anno di stage in varie redazioni, a 900 euro netti al mese. Quando ho detto di questa opportunità (cui avrei rinunciato per un contratto decente, promessomi almeno dieci volte) al direttore, sapete cosa mi ha risposto? "Allora li fai qui gli stage così non ti paghiamo noi ma la borsa". Erano DUE anni che lavoravo per loro!! Ovviamente me ne sono andata. Non so come sia negli altri PAesi ma credo che in Italia sia uno scandalo, proprio uno schifo che accadano cose del genere e che, a parte siti web come questi, a nessuno freghi proprio niente.

Fräulein Donnutellina ha detto...

ciao Riccardo!potrei chiederti che tipo di master hai frequentato?mi sono appena laureata in Giurisprudenza e vorrei tornare in Germania dove ho trascorso un anno di erasmus e ho scritto la tesi,però con la laurea in legge non so affatto in che campo potrei inserirmi.Grazie!Donatella