giovedì 18 settembre 2008

STAGE, IMMANCABILE TASSELLO DEL CURRICULUM DI OGNI... TRENTENNE TIPICO!

Cosa non manca mai nel curriculum di un giovane della nostra generazione? Ma lo stage, ça va sans dire! E infatti lo stage è una delle tappe che Fabrizio Buratto, 34enne piemontese con penna intrisa nel vetriolo vellutato, racconta nel suo "Curriculum atipico di un trentenne tipico", uscito l'anno scorso per la casa editrice Marsilio. Volete un assaggio? Ecco un botta-e-risposta tra il protagonista e un suo (ex) datore di lavoro:

(l'altro) «Io ti ho dato una grande opportunità e mi ripaghi così? Ti ho fatto fare lo stage, ti ho anche dato un rimborso spese, hai girato l'Italia, adesso ti pago persino...» [...]
(lui) Sono senza parole. Mi prende per il culo o crede in quello che dice per autosuggestione? Io devo ringraziare te? Eravamo in sette a fare lo stage, in estate. Siamo rimasti in due, io e Carletto. Non sapevo che ci avete messo a contratto per farci un piacere, perchè siete buoni. E gli altri cinque stagisti? Quanto avete risparmiato con sette persone che hanno lavorato tre mesi gratis? Lo sai che per legge non potevi avere così tante persone in stage? Ti ricordi cosa mi promettesti a maggio, a proposito di quello che tu chiami rimborso spese? [...] Ma non vi vergognate nemmeno un po'?

Le parole tra parentesi sono mie, per permettervi di capirci qualcosa. E purtroppo devo anche dirvi che, come nella realtà succede nel 99,9% dei casi, tutta la tirata in corsivo il protagonista si limita a pensarla. Se la tiene dentro. Eppure quanto sarebbe bello, se qualcuno una volta tanto si facesse uscire la voce e tutte queste cose le dicesse forti e chiare...
Comunque, se questo pezzettino vi ha incuriosito, vi invito a leggere il libro intero e poi venire qui a scrivere che ne pensate!

1 commento:

Luca ha detto...

Su Repubblica, sabato 21/9 è comparsa questa lettera, di una tale Piera Pieri (piera.pieri@yahoo.it). La trascrivo perché vale la pena di leggerla:

"Ho 28 anni, sono laureata, masterizzata e lavoro da 4 anni. vivo da sola, non chiedo soldi a madre, padre, sorella. Me la cavo, me la cavicchio, delle volte non me la cavo bene, ma tutto sommato: è la vita. Tralascio la parte in cui ho fatto lavori saltuari per campare, mi sono pure divertita. Comincio dal primo stage (4 anni e mezzo fa) a cui segue la prima collaborazione in nero, a cui segue un solenne calcio nel fondoschiena, a cui segue una disperata ricerca di un lavoro. Nuovo lavoro: prova di tre mesi a cui seguono 2 anni di lavoro a progetto, scanditi ogni tre mesi dalla scadenza del suddetto progetto. Dopo due anni, che equivalgono a 8 contratti a progetto, vengo assunta a tempo determinato a 1100 euro al mese. Oggi vado a fare un altro colloquio e quello che mi viene offerto è un progetto di tre mesi a 600 euro. Poi? POi si vedrà. La motivazione di un così basso stipendio: "Lei comunque è giovane". Considerato che ho 28 anni e non 15, mi domando: siamo sicuri che siano i "ggiovani" ad essere bamboccioni e non la società?"