martedì 9 dicembre 2008

QUANTI RAGAZZI TROVANO LAVORO ATTRAVERSO LO STAGE?

Quando si parla di stage, c'è una domanda da un milione di dollari che rimane sempre sospesa nell'aria. La domanda è: servono davvero a trovare lavoro? Sottotitolo: quanti ragazzi vengono assunti dopo aver fatto uno stage?
Ogni tanto arriva qualcuno e la spara grossa. Cifre strombazzate, spesso poco attinenti alla realtà, talvolta basate su indagini e ricerche effettuate su campioni che definire risicati è un eufemismo... Insomma, il legame che lega lo stage al lavoro è nella maggior parte dei casi un po' labile, e certi proclami risultano quasi ridicoli.
In questo mare magnum c'è però uno studio serio, di cui già avevo parlato nel post Per chi suona lo stagista - Non per le piccole imprese. Si tratta dell'indagine Excelsior effettuata annualmente da Unioncamere su oltre 100mila imprese. Unioncamere nell'ultima rilevazione (Excelsior 2008) ha aggiunto una domanda. Ha chiesto a tutte le aziende che avevano preso stagisti nel 2007: quanti ne avete assunti, o intendete assumerne nel corso del 2008? La risposta è: in media, il 12,9%. Il dato fluttua a seconda della grandezza delle imprese: le microimprese (da 1 a 9 dipendenti) e le piccole imprese (da 10 a 49) hanno risposto che prevedono di assumere meno del 10% dei loro stagisti. Per le medie imprese (da 50 a 249 dipendenti) la percentuale sale al 15%. Se poi si considerano le grandi imprese (oltre 250 dipendenti), la percentuale schizza al 28% (segno evidente che qui lo stage è un momento formativo decisamente propedeutico all'assunzione).
Questo è un dato serio. Ha ancora un margine di imprecisione, perchè comprende anche l'intenzione futura di assunzione (che non è poi verificabile, e potrebbe anche risolversi in un nulla di fatto). La percentuale degli stagisti effettivamente assunti è, verosimilmente, un po' più bassa: a naso, potrei dire intorno al 10%.
Ma questo 12,9% ha valore statistico e sociologico. È un dato - forse l'unico, ad oggi - di cui i giornali potrebbero (e dovrebbero) parlare. Perchè è un dato che si basa su fatti, non su chiacchiere o ipotesi.
(Altri due dati emersi da questa indagine sono importanti per conoscere meglio l'universo stage. Il primo: 12 imprese su 100, in Italia, utilizzano stagisti. Il secondo: a livello numerico, gli stage attivati nel corso del 2007 sono stati 256mila. Ma a questi dati sarà opportuno dedicare prossimamente un post intero!).
La questione, a questo punto, è: va bene che solo uno stagista su 10 venga poi assunto? Le aziende della Lista dei Buoni DOC dimostrano percentuali di assunzione dopo il tirocinio nettamente più alte (fino all'80-90%!). Ci si può quindi accontentare del 10-13%?

22 commenti:

alesstar ha detto...

io dico proprio di no:
lo stage serve a entrare nel mondo del lavoro ancora mentre si studia, si è riformata l'università col tre più due perchè così già con solo 3 anni si poteva iniziare a lavorare, e poi solo il 12% viene assunto? è ridicolo.

io da una parte sono stata fortunata, a 7 esami dalla laurea ho iniziato uno stage che mi ha dato crediti formativi, insegnato un mestiere, inserito in un ambiente che conoscevo solo da un lato; a fine stage sono stata assunta per un anno a collaborazione, esaurito il quale sono stata a casa 3 mesi e richiamata per un'altra collaborazione su cui sto da un anno ormai, ma che purtroppo impegna poche ore.

dall'altro lato però è anche vero che trovare uno stage sta diventando sempre più difficile: devi essere giovane, sotto i 24 anni, spesso, con media altissima o con voto di laurea alto, se già laureato (sinceramente ne conosco pochi che si laureano in corso...), molto spesso chiedono conoscenze specifiche che a uno stagista non andrebbero chieste, altrimenti non sarebbe specialista. ciò impedisce anche di cambiare settore all'interno della propria materia di studio perchè magari si è già stati stagisti in altro o perchè non si ha esperienza affatto.

pare brutto, ma siamo sempre lì, il sistema è incasinato, e forse, anche sbagliato.

Francesca ha detto...

Per quanto riguarda la mia personale esperienza, lo stage è (in Italia) un eufemismo per non dire "lavoro sfruttato". Io sono stagista NON RETRIBUITA da 6 mesi e invece di propormi anche un contratto a progetto di pochi mesi continuano a prolungarmi lo stage, per un ammontare vergognoso di 11 mesi -ribadisco-NON RETRIBUITI. Lo stage è organizzato attraverso una convenzion e con la mia ex università: è partito come stage fatto per accumulare crediti formativi,ed ora "grazie" alla possibilità di ottenere un'estensione dell'assicurazione se ne stanno approfittando, tenendomi qui a gratis e sfruttando non solo le mie capacità inerenti al ruolo che "ricopro" nell'azienda, ma anche quelle di traduttrice in almeno 2 lingue. Il tutto senza nemmeno un rimborso spese per il pranzo o per il trasporto. VERGOGNOSO.

Anonimo ha detto...

Ragazzi guardate che stage meraviglioso: http://www.mediaworld.it/lavora-con-noi/lavorare-in-sede/stage.php?id=6
un mio amico mi ha detto che sono 300 euro il rimborso spese!non comprerò mai più nulla da mediaworld, e anche per fare la commessa c'è lo stage!

dmaffoli14 ha detto...

per me è sbagliato legare lo stage all'università perchè così diventa una specie di "mercato della carne" i cui unici beneficiari sono il richiedente e l'università che magari ci prende dei soldi (sai com'è in periodi di crisi...). sarebbe più facile se ogni azienda facesse richiesta ad un ente proponendo il profilo cercato e le mansioni da fare svolgere(più eventuali rimborsi), data di inizio e fine. Alla fine del periodo l'ente obbliga a chiarire la situazione dello stagista, o fuori o dentro con un contratto "normale". Altrimenti lo stagista se ne va con le sue competenze acquisite scritte su un foglio alla ricerca di qualche altra azienda.

Mauro ha detto...

Ciao a tutti,
sono nuovo di queste parti. ho 26 anni, laureato da 3 (ingegneria elettronica), precario da 3 (neanche a dirlo). 2 stage all'attivo e ora, sentendo diverse storie, sembra che io sia uno dei fortunati ad essere uscito dal labirinto degli stage per passare a un labirinto ancora più intricato: i co.co.pro.!!!
Non conosco una persona che sia una che dopo lo stage sia stata assunta con un contratto degno di questo nome!!!! Ma come è possibile???
Sentite questa: navigando sul sito della mia università vedo un'offerta di lavoro di un'azienda del settore informatico: analista funzionale (che vuol dire tutto e niente). Tipologia di contratto: TEMPO INDETERMINATO! Sgranai gli occhi, non ci credevo. Invio il CV, vengo contattato dall'azienda che mi fissa un colloquio. Al colloquio, pieno di speranze, cerco di fare del mio meglio, ed effettivamente la ragazza delle risorse umane (ma forse definirla così è un po' demodé, ora fa più figo dire HR Manager...bah!) conferma che il colloquio è andato bene. E...magia! Appena accenno una domanda sul contratto, questa stronzetta sorridente dice che "per policy aziendale l'ingresso nella nostra azienda deve passare da uno stage per cui è previsto un rimborso spese. Ma l'azienda le viene incontro fornendo un ticket al giorno da 5,20€". Chiedo spiegazioni sulla discrepanza tra l'offerta postata sul sito dell'università e quello che mi è stato appena detto, e la signorina mi ripete pedissequamente le parole di cui sopra. Me ne vado senza dire una parola.
Questo è solo un esempio, ce ne saranno a migliaia, lo so! Ed è stato davvero frustrante!
Io ringrazio di cuore te, Eleonora, che dai la possibilità di parlare ed esprimere le nostre ansie! E leggendo i post sempre più mi rendo conto che la soluzione per me, a 3 anni e oltre dalla mia laurea (giorno tanto bello quanto inutile), è quello di cercare un lavoro all'estero! Basta stage! E' inutile invocare controlli che mai effettueranno su questo meccanismo perverso che permette alle aziende di portare avanti il lavoro a costo zero!Finito il mio stage, un calcio nel c...o e sotto con un altro povero stagista! E credo che andarsene all'estero non sia una fuga, bensi un'opportunità, un'occasione per essere valutato per quello che conosco, non per CHI conosco. Un'occasione per non essere sfruttati vita natural durante, e sentirsi realizzati. Mi piacerebbe sentire un parere di persone che attualmente lavorano all'estero o hanno avuto un'esperienza al riguardo, per avere conferma di queste cose (che peraltro confermano sempre questa mia idea). Chiedo scusa se il post è un po' lungo, ma avevo bisogno di sfogarmi! :)

Ciao

alesstar ha detto...

ma secondo me non è tanto sbagliato legare lo stage all'università, quanto il modo in cui viene fatto. il mio stage era legato all'università e non è andato così male. vedo altre persone prese per stage non legati all'uni, cui non viene fatto firmare nulla, e poi viene loro detto che per motivi fiscali verranno pagati 300 euro, come stagisti, ma con la ritenuta d'acconto, se per loro va bene...
dipende dai farabutti che incontri, non se sono legati o meno all'università.

francesca scusa, ma se non ti pagano, ti senti sfruttata e e non pensi di star imparando nulla più di quando stavi stagista con l'uni, ma perchè non li lasci? non te li sei sposati, no? ^^
l'esperienza e quello che potevi imparare l'hai fatto, il curriculum l'hai fatto... da quello che ho capito nel frattempo ti sei laureata, ma se hai iniziato con loro, l'università deve ancora darti supporto, vai dal tutor universitario o allo sportello e lamentati! fai casino! fai in modo che non stipulino più convenzioni con loro! se qui nessuno alza la testa, sta gente continuerà ad approfittarsene!

Anonimo ha detto...

Legge di Chandler:
Più porcherie sopporti, più te ne faranno.

Ilaria ha detto...

Concordo con alesstar quando dice che il problema non sta tanto nel legare stage ad università quanto nella probabilità più o meno alta (e spesso valutabile a priori) di incontrare profittatori. Il problema risiede semmai nel fatto che l'università, facendo da tramite istituzionale, dovrebbe garantire uno standard qualitativo accettabile e farsi carico di prendere informazioni circa le reali esigenze occupazionali dell'azienda ospitante lo stage. Tutto questo avviene in rarissimi casi e lo studente medio viene lasciato allo sbaraglio a gestire qualcosa che più che un'esperienza di formazione-lavoro diventa una spada di Damocle da accettare obtorto collo per raccimolare crediti. L'inciviltà italiana, ormai manifesta in ogni settore, dei furbetti del quartierino. Chi ci rimette, ça va sans dire, i giovani senza un futuro.

Elena ha detto...

Una riflessione per una volta positiva sulle possibilità che possono aprirsi grazie a uno stage: oltre alla statistica riguardante quanti stagisti veramente vengono assunti dalla azienda in cui hanno fatto tirocinio, non potrebbe essere interessante considerare anche chi, attraverso lo stage, si è creato dei contatti che poi gli hanno permesso di trovare lavoro retribuito? Esempio: io ho fatto tre mesi di stage all'estero con il progetto Leonardo (con rimborso spese degno di questo nome). Nella rivista in cui ho fatto lo stage non c'erano possibilità di assunzione perchè rientrava in quelle piccole aziende con meno di 10 dipendenti, però grazie a questo stage ho conosciuto il mio attuale datore di lavoro (lavoro, non tirocinio). Forse in questo modo le percentuali aumenterebbero un pò (2%?3%? sono troppo ottimista?) e si avrebbe una visione più completa.

Vane ha detto...

Mi trovo a parigi, a svolgere uno stage di tre mesi non retribuito presso una organizzazione internazionale e prego, ma veramente sto pregando affinché me lo prolunghino di altri tre mesi. Eppure è così, non solo è difficile trovare un lavoro retribuito, ora anche uno stage non retribuito!!!

Ho troppe domande a cui non riesco a rispondere, ma con molta retorica vorrei chiedere: perchè siamo tornati ad essere degli emigranti e soprattutto dei "precari globali"? perchè se siamo specializzati in statistica, matematica o fisica il nostro posto non è mai in Italia? perchè si permette di investire solo sul terziario-servizi quando siamo un paese che sta fermando completamente la produzione industriale e la ricerca scientifica?
Perchè riusciamo ancora a trovare il sorriso in una città che non ha mai il sole e che ci scippa solo della nostra conoscenza intellettiva?
sono pesante, retorica e frustrata dagli eventi.

lavaligiadicartone ha detto...

L'"anonimo" dell'università di Roma sembra "un po'" di parte...certo, il progetto è buono...per chi ci sta dietro e mangia e ci ingrassa, non per chi è sfruttato a 200 euro al mese...che vergogna.
Complimenti per la legge di Chandler...verissima, per questo qui in Olanda si reagisce. Se non ti va bene una cosa chiedi un colloquio col capo e gliela sbatti lì...e lui cerca di risolvere, altriementi sa che te ne vai...ditte italiane qui ad Amsterdam non ce ne sono...ci sono ditte da tutto il mondo ma non italiane, curioso,eh, nonostante tutie le agevolazioni fiscali che spingono ditte da tutto il mondo a investire qui. Non potrebbero mai impiegare olandesi e avere capi italiani...fallirebbero.
Per chifosse interessato alla testimonianza di un emigrato laureato in fisica:
http://lavaligiadicartone.wordpress.com/2008/12/11/anche-francesco-fisico-barese-lascia/
ciao a tutti,
G., Amsterdam

Mauro ha detto...

Ciao Vane,
vorrei precisare una cosa circa gli investimenti nel terzario e servizi cui accennavi tu. Vivo a Milano (per ora) e svolgo un lavoro di consulenza IT in una banca per conto dell'azienda per cui lavoro. Credo che il problema sia che in Italia non si facciano investimenti su nulla!!!Altrimenti non mi spiegherei perchè nel mio settore (ma è solo un esempio), che è un servizio a tutti gli effetti, chiunque sia assunto a progetto oppure addirittura come stagista! Domanda: è possibile che uno stagista venga mandato a fare visite ai clienti, collabori con loro e metta mano su software che va poi in produzione? Non credo sia compito di uno stagista visto che lo scopo dello stage è la formazione finalizzata ad un inserimento eventuale (anche se ad affermarlo mi viene da ridere)? Non è un lavoro mascherato da stage, come Eleonora lo ha chiamato in post precedenti?

Eleonora Voltolina ha detto...

Ringrazio tutti per gli interventi! Dò al volo il benvenuto ai nuovi arrivati e li invito, se hanno storie strane di stage alle spalle, a raccontare le loro esperienze di vita vissuta un po' più dettagliatamente attraverso un commento oppure, se preferiscono, direttamente a me tramite email (eleonora.voltolina@gmail.com).
A Francesca rispondo che uno dei grandi vantaggi dello stage è che il tirocinante non è tenuto a dare preavviso se vuole lasciare lo stage: pertanto, se tu ritieni che l'azienda si stia comportando in maniera scorretta con te, utilizzandoti solo per risparmiare, e che alla fine dello stage non ci sarà un'assunzione, allora sii forte e interrompi lo stage. Inoltre, dato che l'ente formativo che promuove lo stage è l'università in cui ti sei laureata, ti consiglio vivamente di scrivere nero su bianco una lettera all'ufficio stage dell'ateneo denunciando la situazione: dovrebbero essere loro a vigilare sul tuo stage!
A Elena voglio dire: nella normale vita di una persona, intessuta di relazioni e conoscenze, capita di ottenere qualcosa (un'occasione di lavoro, l'incontro con un partner etc) grazie a qualcos'altro. Ritengo quindi perfettamente normale che una persona possa trovare lavoro grazie ai contatti ottenuti durante un precedente lavoro (o stage che sia). Non me la sentirei quindi di aggiungere quella percentuale alla - risicata - percentuale emersa dall'indagine Excelsior sulla concreta possibilità di essere assunti dopo lo stage.
Su quest'ultimo punto, personalmente, credo che ogni percentuale sotto il 20% sia gravemente insufficiente, e che si possa cominciare a parlare di stage davvero POSITIVI dal punto di vista occupazionale solo con percentuali di assunzione dopo lo stage dal 30% in su.
Voi che ne pensate?

Elisa ha detto...

Fuggire o non fuggire? questo è il problema... Vi segnalo la scelta di un gruppo di ragazzi: si chiama progetto rena, per l'eccelenza nazionale
http://www.progetto-rena.it/dblog/

E a qualcuno che qualche post fa rispondeva: "io vorrei avere i soldi per visitare tutti questi bei paesi stranieri.." vorrei rispondere che forse é meglio che non si scomodi...

Proporrei la Legge di Chandler come motto per l'Italia...

Scusate, ma ormai cerco di prendere le cose con ironia... e Mauro la mia opinione è all'estero è semplicemente tutto molto + facile, mi perdonerete se la faccio così semplice, ma è la sensaione che ho, dopo aver vissuto in 3 paesi diversi

Mauro ha detto...

Elisa tu mi trovi perfettamente d'accordo! io mi sto informando inq uesto periodo per una partenza nel 2009, e sarei combattuto tra Amsterdam e Londra! :)
Ovviamente lasciare tutti non è facile, ma in fin dei conti sarei a un'oretta o poco più di volo da casa mia a Milano!
All'estero ci valorizzano molto! Non me la sento di dire a qualcuno che parte che sta fancedo una "fuga dai problemi"! E' un luogo comune! A queste persone direi piuttosto di portare una soluzione concreta e fattibile!Si accettano alternative e suggerimenti! :)

Anonimo ha detto...

Vista l'intento dello stage (formazione) e il suo scopo (inserimento), io considererei percentuali normali di assunzione l'80/90% (un 10% fisiologico di persone inadatte ci può stare, ma in questo caso manderei a casa l'HR che non ha fatto bene la selezione). Se lo stage è fatto bene, siamo tutti daccordo che funziona. Il punto è che la maggior parte degli stage non sono così. Se poi devo dirla tutta, io me la prenderei anche con le Università... lo sapete che in certi paesi all'estero si viene "licenziati" dall'Uni se si è fuori corso da + di un anno?Per la serie: sei portato e ti impegni? Bravo..non è così? Meglio che vai a produrre. Che senso ha laureare tutti se poi la laurea non vale "niente"? Tutti dottori disoccupati? Raramente mi è capitato di incontrare uno studente straniero (non in Italia, ovvio) di più di 25/26 anni. La maggior parte dei giovani a 24 anni ha finito e va a lavorare. IN ultimo, concordo anche io con la legge di Chandler: ma se davvero "tutti" i giovani allo stage illegale o a tutti i contrattucoli dicessero NO, non pensate che i contratti in Italia sarebbero normali? Quando ho valutato offerte da aziende italiane, in argomento contratti/retribuzioni mi hanno sempre detto: "sa, il mercato è così..". Io in risposta ho sempre tirato fuori le proposte arrivate dall'estero (inutile che spieghi il confronto..) e, dicendo-cortesemente- "no grazie, la vostra offerta non è competitiva sia in termini di tipologia di contratto che di retribuzione", ho aggiunto di solito "sapete, il mercato è così anche per me.."
Saluti,

Riccardo

alesstar ha detto...

buttare fuori la gente dopo un tot fuori corso non è una soluzione. una soluzione è capire perchè è andata fuori corso e che cosa si può fare per non mandarcela.

io mi sono immatricolata nel 2001 e laureata nel 2007. il tutto perchè lavoravo. e lavoravo sia per farmi esperienza sia perchè senza quei 4 soldi che tiravo su non potevo studiare. e io volevo e voglio avere la possibilità di studiare. non credete che una volta finito l'uni e entrati in azienda si smetta di fare formazione, si fa in modi diversi, ma si fa.
perchè devi privare una persona della possibilità di avere un titolo di studio in qualcosa in cui è bravo, lavora bene e gli piace, solo perchè un anno non riesce a fa i 10 esami che deve fare, quando oltretutto il suo ordinamento ne prevede 42? perchè se io lavoro devo essere penalizzata e buttata fuori perchè per una sessione non sono riuscita a far altro che pagarmi la tassa d'iscrizione?

non si può fare di tutta un'erba un fascio e non si può nemmeno riformare pezzettini di un sistema che è fatto interamente male e si ripercuote a catena su tutto.

Anonimo ha detto...

Cara Alesstar,
devo essermi sono spiegato male. Non dico che il "buttare" sia LA soluzione. Non sono esperto di sistemi universitari esteri, ma per esempio alcuni funzionano così: hai solitamente gli esami a fine anno/semestre; li passi, bene. Non li passi, ripeti l'anno/semestre. Idem, di nuovo esami a fine semestre/anno. Li passi: bene, vai avanti. Non li passi di nuovo: fine della tua carriera universitaria. E certi sistemi sono anche più "crudeli". Tieni conto che, ulteriormente, penso che molti sistemi universitari esteri prevedano particolari percorsi o agevolazioni per studenti con particolari necessità (lavoro, maternità, problemi di salute..). Io non voglio buttare fuori te. Voglio buttare fuori chi si "parcheggia". Ti parlo da persona che, nei due ultimi anni di studio è stato lavoratore full time e studente full time. So quanto sia dura e quanto sangue si sputi. Io ci ho quasi perso la salute. Spero di averti chiarito il mio pensiero. Saluti,

Riccardo

alesstar ha detto...

@riccardo tieni presente che siamo in italia e dispiace dirlo, ma già così come stiamo adesso, sono pochi i prof. che si pongono il problema dello studente lavoratore, per cui non gliene frega niente, sia che lavori che non lavori, sempre uno che vuole la laurea senza studiare sei.
il sistema meritocratico italiano non prevede premi per chi fa 2mila cose insieme, come lavorare e studiare. per mantenere le borse di studio devi avere medie altissime e non lavorare, sia perchè per avere le media alta devi stare 12 h sui libri, sia perchè altrimenti vai fuori con il reddito annuale e anche per 100 euro te la giochi.

per il resto io concordo: anche io voglio fuori dall'uni i parcheggiati, quelli che tanto un pezzo di carta vale l'altro, quelli che tanto mi faccio il concorso pubblico e mi serve solo per far carriera, i figli di papà che non aprono libro nemmeno una volta a semestre. però vedi che torniamo sempre lì: a un sistema universitario e di inserimento nel mondo del lavoro, nonchè di mentalità della gente che è sbagliato e che va rivoluzionato.

Francesca ha detto...

Salve gente! ricordate il mio post sull'agenzia nella quale sono in stage non retribuito da 8 mesi? Ieri ho avuto la bella notizia: non sarò assunta. Come volevasi dimostrare.... Ah però mi hanno detto che, SE VOGLIO e PER DIMOSTRARE QUALCOSA (a chi??) POSSO rimanere.... MA A GRATIS ^_^
Simpatici, no?

Eleonora Voltolina ha detto...

Francesca, grazie per essere tornata ad aggiornarci sulla tua situazione!
Direi che a questo punto ti conviene scappare da quest'agenzia così scorretta a gambe levate. Altro che lavorare gratis! A volte penso che ci siano persone cui manca il senso della realtà: ma come si fa a proporre a una giovane, dopo uno stage lunghissimo, di proseguire la collaborazione senza retribuzione e senza contratto?? Ma la differenza tra lavoro e volontariato è così difficile da comprendere?? Mi cadono le braccia.

Francesca ha detto...

Esatto Eleonora, VOLONTARIATO. Che nel palazzo dove ho fatto lo stage, si trova all'ottavo piano... quasi quasi la battuta gliela faccio al gran capo prima di andarmene mercoledì ;-)
Grazie a te per questo blog, è tra i migliori che esistano per noi giovani ^_^