mercoledì 18 febbraio 2009

RIFORMA DEL MERCATO DEL LAVORO, I GIOVANI VOGLIONO LA FLEXSECURITY

Oltre centocinquanta «under 40» l'hanno già firmata. È una lettera aperta indirizzata a Maurizio Sacconi, ministro per il Lavoro e il welfare, e al suo omologo del governo-ombra Enrico Letta. Dice in sostanza: riformate il mercato del lavoro, altrimenti per noi giovani la situazione continuerà a peggiorare. E indica una strada precisa: la flexsecurity, e più esattamente il disegno di legge elaborato dal senatore Pietro Ichino. Che consiste sostanzialmente in questo: contratti a tempo indeterminato a tutti, da subito, ma con tutele progressive con l'aumento dell'anzianità e possibilità per i datori di lavoro di licenziare con più facilità (ripagando il lavoratore con un indennizzo commisurato agli anni di servizio).
Questo, non è difficile capirlo, darebbe una boccata d'ossigeno a tutti quei giovani che si barcamenano da un cocopro a un contratto a termine, e non riescono a pianificare il futuro. Niente mutui per chi non ha un contratto "vero", niente sicurezza, spesso niente figli fino a 35-40 anni. O l'umiliazione di andare in banca, a trent'anni, con papà e mamma e farsi mettere la firma di garanzia sotto la concessione del prestito.
La forza della proposta di Ichino sta anche nella non-obbligatorietà e non-retroattività: per i lavoratori già assunti resterebbe in vigore il vecchio contratto, e solo su richiesta avrebbero la possibilità di passare al nuovo regime.
Chi potrebbe remare contro questo progetto? Coloro che difendono esclusivamente gli interessi di chi è già assunto e quindi extratutelato, e non si curano della massa di giovani che da questo sistema rimane esclusa.
Chi potrebbe remare a favore? Noi. I giovani. Quelli che da questo stato di fatto sono quotidianamente danneggiati: Ichino stesso lo ha spiegato parlando di mercato del lavoro duale e di "apartheid", Michel Martone con il binomio insiders/outsiders. Dobbiamo agire anche noi in prima persona per spingere al cambiamento. E un modo è proprio sottoscrivere questa lettera aperta, e sostenere il ddl sulla flexsecurity: per chiedere a gran voce una riforma che migliori le prospettive occupazionali e la qualità della vita di tutti gli under 40.

Qui una scheda sintetica del progetto di legge
; per sottoscrivere la lettera aperta a Sacconi e Letta, si può inviare una mail all'indirizzo candyclod@hotmail.com.

38 commenti:

Anonimo ha detto...

quando leggo "eliminazione articolo 18" mi viene la pelle d'oca.

E fine dei contratti a tempo, non capisco cosa significhi.

La cosa che mi vien sempre da pensare, è che ogni volta che si attaccanno conquiste (che i potenti chiamano privilegi) dei lavoratori, lo si fa dicendo che i precari-flessibili-giovani non hanno neppure quelle.

E quindi ... destrutturiamo ancora le garanzie dei lavoratori, per "remdere meno rigido" il mondo del lavoro.

Insomma, a me pare che invece che garantire sicurezza ai precari, si tenti di precarizzare i lavoratori più garantiti.
Rosa

Anonimo ha detto...

adesso Ichino vuole usare i giovani per precarizzare ancora di più il mondo del lavoro, che bello: ti do 4 soldi e ti licenzio quando mi pare...tipo se rimani incinta.
spero che i giovani ragionino con la loro testa e non appoggino questa scellerata proposta.

Anonimo ha detto...

Poichè c’è diseguaglianza fra lavoratori con contratto a tempo indeterminato e quelli a tempo determinato, eliminiamo la disparità di trattamento rendendoli tutti precari. Bene, bravo, bis. Oppure (a me sembra una presa in giro) diamo a tutti il contratto a tempo indeterminato, ma, nel contempo, concediamo alle imprese la libertà di licenziare, cioè eliminiamo l’art. 18.

Anonimo ha detto...

“Hitler prese la decisione di sopprimere fisicamente gli ebrei pochi mesi prima dell’invasione dell’Unione Sovietica autorizzando Himmler alla costituzione degli Einsatzgruppen. La successiva decisione non riguardò il problema della soppressione o meno, la soppressione era stata già decisa, si decise invece il “come”. Un come che doveva essere il più pratico possibile: più pratico delle fucilazioni in massa, più rapido, più scientifico.”

Anonimo ha detto...

proporre per tutti il tempo indeterminato, dando però ampia libertà di licenziamento al datore di lavoro è una fregatura

perchè non aboliscono la legge biagi invece, fortemente voluta da Confindustria e dal centro destra?
facendo così eviteremo di avere ragazzi che dopo 5 anni di lavoro sono ancora interinali o a tempo determinato

Anonimo ha detto...

meno male che i miei genitori almeno sono extratutelati, io sono precario e sinceramente se lo fossero anche loro staremmo tutti sotto a un ponte appassionatamente!attenti che il lupo si veste da pecora!conoscete la storia del gatto che leva l'uccellino dalla merda, lo lava e poi se lo mangia?saggezza degli antichi greci!

Anonimo ha detto...

non è che se uno leva diritti ad altre persone questo aumenta i suoi di diritti!

Eleonora Voltolina ha detto...

Cara Rosa
l'articolo 18 fu una grande conquista quarant'anni fa (lo Statuto dei lavoratori venne approvato infatti nel 1970). Oggi non solo non ha più senso, ma produce effetti disastrosi sul mercato del lavoro.
Prima di tutto le piccole imprese stanno attaccate ai 14 dipendenti, terrorizzate all'idea di superare quella soglia ed entrare quindi nella sfera di azione dell'articolo 18. Questo vuol dire che quelle aziende creeranno meno posti di lavoro, e utilizzeranno ancor più precari pur di non fare uno, due o dieci contratti in più.
Anche nelle aziende medie e grandi, che superano la soglia e quindi devono applicare l'articolo 18, questa normativa ha l'effetto di frenare le assunzioni. Un contratto a tempo indeterminato oggi come oggi è più impegnativo di un matrimonio: non si può interrompere senza giusta causa. Questa limitazione della libertà degli imprenditori si porta dietro anche un altro aspetto negativo: le imprese straniere non aprono filiali o stabilimenti in Italia, perchè la normativa per l'assunzione e il licenziamento dei lavoratori è troppo complessa e sfavorevole per le aziende.
Oggi quindi, in tempo di mercato globale e flessibilità, un imprenditore che non può avere libertà di movimento (o che subisce una pressione fiscale eccessiva, altro problema italiano) cerca altre strade, va in altri Paesi. Questa è una conquista per i lavoratori italiani? Non credo. E infatti sono sempre di più i giovani che fanno fagotto e vanno all'estero, perchè qui in Italia si sentono proporre contratti ridicoli a 800 euro al mese, ma se vanno altrove lo stipendio magicamente raddoppia e le tutele contrattuali aumentano.
Credere che l'articolo 18 sia intoccabile equivale a tapparsi occhi e orecchie di fronte ai cambiamenti che sono avvenuti in Italia, in Europa e nel mondo dal 1970 ad oggi. Non conviene a nessuno: tantomeno a noi.
Quanto all'anonimo delle 13:16, mi dispiace sempre quando in un discorso serio vengono gettate frasi provocatorie e senza fondamento. Nel disegno di legge, chiaramente, è specificato che il divieto di licenziamento rimarrebbe invariato per tutte le categorie protette, quindi nessun imprenditore, anche con questa nuova legge, potrebbe licenziare qualcuno per motivi di sesso, di orientamento politico o religioso, di razza, di etnia, di età, o di disabilità. Nè tantomeno una donna incinta.

ARTUR ha detto...

La proposta sarebbe assolutamente SENSATA E AUSPICABILE in un qualsiasi altro paese europeo, e permetterebbe alle imprese di essere EFFICIENTI nei momenti di calo delle vendite (se non c'è da lavorare si deve poter licenziare, senza tante storie) e ai lavoratori di GUADAGNARE (molto) bene a prescindere dall'età quando il mercato "tira"

Purtroppo dobbiamo ricordaci di essere in Italia, e l'imprenditorotto italiano NON E' la multinazionale statunitense o giapponese, con tutto quello che ne consegue.

Per la Bloggher:

La storia delle imprese che non assumono perchè hanno già 14 dipendenti è una caxxata sparata all'epoca in cui ancora si voleva abolire l'articolo 18.
Sta tranquilla che se un impresa ha delle commesse importanti a cui far fronte(e con 14 dipendenti stiamo parlando di milioni) sta tranquilla che non butta nel cesso dei soldi solo per non assumere un dipendente in più o in meno.

E se a qualche azienducola di serie Z venisse in mente di rifiutare un ordinativo ulteriore da centinaia di migliaia di euro solo per non assumere un neolaureato francamente è meglio che NON cresca e LASCI SPAZIO E CLIENTI alle Imprese, QUELLE VERE.

Questo deve esserti chiaro:
I CLIENTI ALLA FINE SONO QUELLI, se non creano lavoro in un'azienda di merda magari lo creano in un'azienda virtuosa.

Oltretutto anche in Italia in alcuni settori un po' per deregolamentazione, un po' per l'attività che svolgono, un po' per la stagionalità a cui sono soggetti, si è arrivati ad una flessibilità prossima al 100%: il rusultato è stato SEMPRE E COMUNQUE PAGHE DI MERDA PER TUTTI.

ALTRO CHE GUADAGNARE IL DOPPIO.

Eleonora Voltolina ha detto...

Caro Artur,
grazie per il tuo intervento. Sono contenta che anche tu sia d'accordo che il sistema della Flexsecurity sia valido e possa portare a buoni risultati.
Rispetto alle perplessità che sollevi io rimango tuttavia convinta, guardando la realtà che mi circonda, che le piccole imprese italiane che non intendono assoggettarsi all'articolo 18 mettano in campo una serie incredibile di escamotage per poter fare il loro lavoro senza assumere a tempo indeterminato più di 14 persone.
Le commesse importanti, così come gli ordinativi da centinaia di migliaia di euro, certamente non verranno buttati via: le aziende sceglieranno di volta in volta di assumere le persone di cui avranno bisogno a tempo determinato, o con contratti a progetto, o attraverso agenzie interinali. Tutti trucchi per non fare quel famoso quindicesimo contratto a tempo indeterminato che li obbligherebbe a sottostare alle strette indicazioni dell'articolo 18.
Oppure, altra soluzione, le aziende creeranno sotto-aziende, formalmente distinte dall'impresa madre, così magari intorno ad un'impresa da 14 dipendenti ruoteranno due, tre, quattro imprese sempre da 14 dipendenti.
Edificante? Direi proprio di no.
Conveniente? Per nessuno.
La realtà è che gli imprenditori italiani piuttosto che fare, oggi come oggi, un'assunzione a tempo indeterminato legata all'articolo 18 si farebbero tagliare una mano: e infatti lo fanno solo in pochissimi casi, quando proprio non possono fare altrimenti. Per decine di migliaia di giovani questo vuol dire precariato a oltranza, non per uno o due anni dopo la laurea, ma per dieci o venti. Ormai non si può più continuare così: ecco perchè una riforma è necessaria, e passa per un alleggerimento di alcuni doveri dei datori di lavoro nei confronti dei propri dipendenti. Primo fra tutti, il diritto di assumere e di licenziare con facilità, a seconda dei propri bisogni, sempre nel rispetto della dignità e dei diritti di ogni persona.

Associazione Informatici Precari ha detto...

Dal versante opposto, cioè dal lavoratore sfruttato viene questa altra proposta: Abolizione del contratto a progetto e dei contratti in genere che non danno le tutele sociali dei contracci "classici".

Per ulteriori informazioni e per firmare la petizione on-line
http://www.petitiononline.com/cocopro/petition.html

PS Sono d'accordo con l'omonimo che dice che il progetto di Ichino sembra più toglire a chi ha, che dare a chi non ha. Basta con lo scaricare il rischio d'impresa sulle spalle del lavoratore!

Eleonora Voltolina ha detto...

Chiedo scusa a tutti, perchè capisco da alcuni commenti che forse non ho spiegato in maniera sufficientemente chiara la proposta di Ichino.
Quando ho scritto "contratti a tempo indeterminato a tutti, da subito", intendevo proprio questo: che i contratti atipici, con la flexsecurity, andrebbero a scomparire.
Niente più contratti "strani", quindi, salvo quelli costituzionalmente a tempo come per esempio le sostituzioni maternità.
Con la flexsecurity, le aziende disporrebbero di una maggiore flessibilità "intrinseca", e quindi non avrebbero bisogno di tenere i giovani sulla corda con contratti a singhiozzo, o - come li definisce il grande Ascanio Celestini - ad orologeria.
Insomma, con questa riforma ci guadagnerebbero tutti: sia le imprese sia i lavoratori.

Anonimo ha detto...

Cara Eleonora,

il sistema proposto da Ichino è una delle possibilità che ci sono per sistemare il disastrato sistema italiano; sembra logico, andrò a vedermi i dettagli. Va aggiunta però, a mio parere, anche una riforma degli amortizzatori sociali nei momenti di "pausa lavorativa"; i sistemi presenti nei paesi da cui si prende spunto (scandinavi, se non sbaglio..) sono estremamente più avanzati e flessibili della CIG italiana. Ichino propone qualcosa in merito, sarebbe da vedere se è effettivamente attuabile in un sistema italiano dove fatta la legge, trovo l'inganno. Aggiungo anche che, nel caso vengano approvate questa o altre riforme, non cambierà nulla se non cambierà il sistema di CONTROLLI e SANZIONI(hai visto già quelle per la violazione sulla normativa degli stages...). Saluti, Riccardo

Anonimo ha detto...

E' inutile avere contratti a tempo indeterminato se sai che ti possono licenziare per un raffreddore,una maternità, uno sbaglio o perché troppo vecchio. Se si lascia la libertà di licenziare bisogna inserire anche disincentivi (es.: il pagamento di parecchie mensilità al lavoratore licenziato) e incentivi.
Soprattutto bisognerebbe incentivare fiscalmente chi assume categorie "deboli" (over 50, madri con figli, disoccupati di lunga durata), far pagare gli stage almeno all'80% del corrispondente lavoro svolto, e rendere più costose le "microassunzioni" (lavori di 1-2 giorni) se la persona assunta non è studente o pensionato. Probabile che rinunceremo ad alcuni "privilegi", come il pagamento degli straordinari. All'estero, lavorando uno 8 ore per 5 gg. alla settimana, se fa una settimana di 10 ore e una di 6, le ore della prima settimana eccedenti le 8 non sono pagate di più. Si calcola il superamento di un tot di ore al mese, non conta la disposizione delle ore. Ossia, la prima settimana schiatti di fatica, la seconda vieni pagato meno. Pazzesco? eppure è così.

Oltretutto bisogna incentivare la CREAZIONE D'IMPRESA. Il lavoratore autonomo è considerato evasore "a prescindere", per cui, dando per scontato che non paghi le tasse, lo si fa pagare in modi subdoli (marche da bollo per le licenze, iscrizione camere commercio, ecc.); ovviamente chi ci rimette è l'imprenditore onesto e quello che ha minore disponibilità di capitale. Bisogna che diventi possibile aprire un'impresa "in 7 giorni" [tra il resto di questo s'insegna poco nelle facoltà di economia, non si parla molto di leggi, leggine e illegalità diffuse].
Infine bisogna attirare GRANDI IMPRESE DALL'ESTERO. Come hanno fatto con la ST Microelectronics a Catania nell'Etna Valley o con la Motorola a Torino, attratte dai laureati in ingegneria italiani sottopagati rispetto al resto d'Europa. Il guaio è che ci sono troppi intrecci economia/politica (pensiamo alle liti su Malpensa e Fiumicino, dettate più dai governatori locali che dal mercato). Le grandi imprese sono necessarie se si vuole trovare lavoro ai laureati, le piccole imprese s'accontentano di operai sottoqualificati.
Alex

Anonimo ha detto...

L’articolo 18 della Legge 300/70, prevede in caso di illegittimità di un licenziamento la reintegra del
posto di lavoro, oppure, nell’eventualità di una rinuncia da parte del lavoratore nel riprendere regolare
servizio, ad un risarcimento economico di 15 mensilità, più un minimo di 5 mensilità dovute come
risarcimento danno per la copertura degli stipendi non percepiti a causa del licenziamento, da calcolare fino
all’effettivo reintegro nel posto di lavoro.
Tutto ciò, in sintesi, ha valore nel momento in cui il Giudice accerta che il licenziamento non è avvenuto per
giusta causa o giustificato motivo, ragioni per le quali un Datore di Lavoro può rescindere da un contratto
legittimamente e unilateralmente, nella fattispecie della giusta causa anche senza preavviso (licenziamento in
tronco). Questo è quanto previsto dal famigerato art. 18 in caso di realtà di lavoro con più di 15 dipendenti,
mentre nel caso in cui ve ne siano meno, tutto si risolve con un semplice indennizzo economico, stabilito dal
Codice Civile, dalla Legge 108/90, compreso tra le 2,5 alle 6 mensilità. L’importo delle mensilità sono
riconosciute dal Giudice tenendo presente l’anzianità di servizio, gli anni del lavoratore, le cause del
licenziamento.
Questa differenza esiste perché, lo Statuto dei Diritti dei Lavoratori, è applicabile solo nei confronti di Datori
di Lavoro che occupino più di 15 dipendenti per unità produttiva o più di 60 nel territorio.
Tanto si è parlato dell’abrogazione o il congelamento dell’art.18 (così come più volte ipotizzato dai
diversi Governi negli ulti anni, compreso quello che oggi ha composto questo attuale) la mancata
applicazione dell’articolo 18 della Legge 300/70 non farebbe altro che rendere il lavoratore pari ad un servo
del datore di lavoro che ritornerà ad essere il padrone, e, dicendola con filosofia, si riassisterebbe alla
metamorfosi sociale di signore e servo di Hegel.
Quella che si prospettò, che in realtà è quello che accadrebbe, è la visione catastrofica per i diritti dei
lavoratori, per le parti sociali quali le associazioni sindacali o di tutte quelle iniziative proprie dei lavoratori.
Basti pensare ad un lavoratore che chieda con insistenza il suo periodo di ferie, o semplicemente il suo
riposo; quali reazioni potranno scatenare nel Padrone? Nella migliore ipotesi nessuna, ma se così fosse
perché attaccare l’articolo… giusto? Allora ciò legittima a pensare che la miglior ipotesi è quella che il
datore di lavoro ricordi semplicemente al lavoratore che ora può rescindere dal contratto con pochi soldi di
indennizzo e che quindi sarebbe meglio che si ravvedesse. Ma nella peggiore ipotesi, per un comportamento
non ritenuto corretto dalla nuova dinastia dei Padroni, il lavoratore farà bene a temere l’arrivo del buon
postino in quanto ogni giorno potrebbe consegnargli la temuta lettera di licenziamento, e con la crisi del
lavoro che esiste, provate a ricollocare un lavoratore di 50 anni in un nuovo posto di lavoro … ah
dimenticavo non affrettatevi tanto ha il suo indennizzo economico!!!
Finalmente si avranno nuovi posti di lavoro, che apparentemente è l’obbiettivo di ogni Governo, ma
fu anche uno slogan delle elezioni di qualche anno fa di un noto partito, ma intanto si stanno trasformando
tutti i lavoratori in prodotti commercializzabili, dandogli il relativo prezzo. È difficile credere a chi afferma
di saper creare nuovi posti di lavoro. In realtà non sono nuovi, ma riciclati!!! come? Con la rottamazione dei
Lavoratori della dinastia dell’art.18! Guardate cosa sta succedendo ai Contratti a Tempo Determinato e
nessuno dice nulla. L’attacco politico all’articolo 18 non avviene solo con l’abrogazione della norma o della
legge, ma è molto più sottile e scaltra. Avviene tramite l’opinione pubblica. Quante cause credete che
vengano definite con l’applicazione dell’art. 18 ??? Pochissime !!! Ormai si punta tutto ai soldi e questo è un
male !!! Se venissi licenziato contro legge, il mio obiettivo sarebbe quello di rientrare e continuare a
camminare a testa alta davanti alla dirigenza sbandierando ai 4 venti che chi sbaglia paga !!! Non scappare
con 4 soldi e dargliela vinta !!!
Tutti parlano di un cambiamento necessario per il mondo del lavoro, ma se tutto procede come sta
avvenendo, senza che nessuno intervenga, lo si avrà !?! Non avremo più i soliti disoccupati, ma un fresco
riciclo di chi perde e chi ottiene quel posto di lavoro.
Avremo tanti lavoratori che si abitueranno a ripetere la ricorrente frase “Sì Signore”; cosa vi ricorda questa
parola? …Bravi, avete indovinato!
Sonia

Anonimo ha detto...

si parla sempre e solo di libertà e di diritti degli imprenditori, mai di quelle dei lavoratori, come se continuando a regalare privilegi alle imprese italiane queste per bontà di cuore e di conseguenza faranno del bene ai lavoratori. come se il bene delle imprese coincida con il bene del paese, non è così:purtroppo gli imprenditori guardano solo ed esclusivamente al loro portafogli e non ragionano a lungo termine.quando si tratta di farsi dare aiuti economici vogliono l'intervento dello stato poi per tutte le altre cose lo stato non deve intervenire.approposito nei paesi del terzo mondo le imprese straniere aprono un sacco di filiali, perchè non adottare la loro legislazione allora?e poi mettiamo il caso: io lavoro in un call center mentre aspetto di trovare qualcosa di meglio, mi fanno il contratto indeterminato di ichino, loro mi possono licenziare quando gli pare e io?se trovo qualcosa di meglio mi posso licenziare con mezz'ora di preavviso?ecco andiamo a vedere anche le piccole cose.ma facessero una riforma seria invece di queste cazzate, flexsecurity il nuovo materasso della permaflex dove mettere a novanta il proprio impiegato in tutta sicurezza a norma di legge.
Rosa

Anonimo ha detto...

eh eh in Italia il vezzo un po retrò e fascista di prendere una sedia e chiamarla castello non ce lo leveremo mai!non puoi chiamare un contratto "a tempo indeterminato" se di fatto ti possono licenziare quando gli pare senza troppi fronzoli, chiamiamolo col suo nome "a tempo finchè non me stufo di te"!fate quello che vi pare ma non fate confusione con le parole perchè chi fa confusione con le parole fa confusione con le idee.
Martina

Anonimo ha detto...

Quello che dice Sonia viene contraddetto dalla realtà degli Usa e della maggior parte dei Paesi europei, dove leggi più elastiche in materia di lavoro non hanno certo creato SERVI ma buona occupazione. Tanto è vero che tantissimi giovani italiani emigrano verso questi Paesi trovando contratti migliori e stipendi più alti.
O forse Sonia non lo sa?
La "Catastrofe per i diritti dei lavoratori" in tutto il resto del mondo occidentale non c'è stata, mentre mi sembra invece che di catastrofe dovremmo parlare per quanto riguarda casa nostra, cioè il mercato del lavoro italiano, che è pessimo e non dà nessuna opportunità ai giovani.
Ma questo Sonia preferisce non prenderlo in considerazione, e restare attaccata al suo bell'articolo 18.

Beppe

Eleonora Voltolina ha detto...

Caro Riccardo,

ti ringrazio per il tuo intervento e ti rimando all'art. 3 della bozza di disegno di legge, che per quanto riguarda gli ammortizzatori sociali (importantissimi, come giustamente tu rilevi) prevede questo:

- l’erogazione di una indennità per il periodo di disoccupazione effettiva e involontaria, di entità pari al 90% dell’ultima retribuzione per il primo anno, all’80% per il secondo, al 70% per il terzo e al 60% per il quarto [...]; la durata minima del trattamento di disoccupazione che deve essere garantita al lavoratore in istato di disoccupazione effettiva e involontaria è pari alla durata del rapporto di lavoro che lo ha preceduto, con il limite di quattro anni;
- l’erogazione di assistenza intensiva nella ricerca della nuova occupazione, programmata, strutturata e gestita secondo le migliori tecniche del settore;
- la predisposizione di iniziative di formazione o riqualificazione professionale mirate a sbocchi occupazionali effettivamente esistenti e appropriati in relazione alle capacità del lavoratore.

Questo sistema, in vigore nei paesi scandinavi e anche altrove (es. Svizzera), produce risultati molto positivi: nella maggior parte dei casi i lavoratori disoccupati vengono ricollocati in meno di un anno.

Anonimo ha detto...

be negli stati Uniti la catastrofe c'è stata e come...Penso che nei paesi dove le tutele sono minori e il mercato del lavoro è più libero per il datore, la crisi è ancora più profonda che da noi.
Noi abbiamo questa cattiva abitudine di pensare che l'erba del vicino sia sempre più verde quando, invece, abbiamo ottime leggi che gli altri ci invidiano. Il problema e che quelli che devono essere tenuti sotto controllo son i manager. Questi signori guadagnano cifre iperboliche, quando le loro scelte si rivlano sbagliate, i dipendenti delle loro società perdono il posto mentre loro, i manager, cambiano casacca e vanno a fare casino altrove. Naturalmente tutto ciò accade senza che gli venga addebitata mai alcuna responsabilità. Nel nostro sitema non ci vuole più libertà ma più etica. Poi voglio vedere chì si prende un cinquantenne espulso dalla produzione, che per 30 anni ha fatto solo una cosa che è già stanco e con mille problemi famigliari da risolvere.
Tutti questi signori che parlano, professoroni grassi, sono bravi a dispensare soluzioni col **** degli altri mentre loro hanno già raggiunto grazie alle leggi che vogliono distruggere la loro amata e multi milionaria pensione.
Sonia

Anonimo ha detto...

l’erogazione di una indennità per il periodo di disoccupazione effettiva e involontaria, di entità pari al 90% dell’ultima retribuzione per il primo anno, all’80% per il secondo, al 70% per il terzo e al 60% per il quarto [...]; la durata minima del trattamento di disoccupazione che deve essere garantita al lavoratore in istato di disoccupazione effettiva e involontaria è pari alla durata del rapporto di lavoro che lo ha preceduto, con il limite di quattro anni;MA QUESTO NON AVVERRà MAI!sicuramente se fanno la legge questo paragrafo sarà sottoposto ad emendamento e cancellato o ridicolizzato!dai su ma chi ci crede?

Anonimo ha detto...

Sinceramente, mi stupisce pensare che questo sia il pensiero della "nuova generazione". Prima di tutto, si continua a proporre lo scontro otto e novecentesco della lotta di classe, dei lavoratori versus i padroni, dimenticando totalmente qual è la realtà di oggi, ovvero una miscela di lavoratori, investitori, imprenditori.
Nell'arco di una vita, oggi come oggi, una persona può iniziare con lavorare per conto di qualcuno, poi magari mettersi in proprio, poi di nuovo reintegrarsi in una struttura. Una persona oggi magari investe il proprio TFR in azioni, o in obbligazioni, o altro, diventando così anche "proprietario" di un capitale "padrone". Chi investe il proprio TFR partecipa ai fondi pensione che possiedono una percentuale importante delle azioni delle maggiori aziende presenti sul mercato. Dunque lo scontro non ha senso, e se le aziende vanno meglio, la vostra cassa pensionistica andrà meglio, verranno pagate più tasse, a cominciare dall'IVA, e dunque lo stato ne sarà più ricco. Che questo significhi, in Italia, che pochi s'ingrasseranno a causa della corruzione dilagante che esiste, è un problema nostro, di chi CONTINUIAMO A VOTARE. Non dimentichiamoci che l'Italia è pur sempre una democrazia, e che se gli italiani vedono con disgusto i vari politici - che sanno essere corrotti - continuano però nel segreto dell'urna elettorale a votarli, chi per 100 euro, chi per convenienza, chi per stupidità (credo più nelle due prime però).
Ora, affrontando il problema che viene posto, mi stupisco che proprio i giovani pensino ancora la loro vita come legata indissolubilmente all'azienda che gli da uno stipendio, e che si parli molto dei soprusi dei "padroni" e mai di quelli dei "lavoratori" (vedi gli scandali di quelli in malattia da mesi che giocano a golf, reintegrati - quelle che in gravidanza a rischio aprono un esercizio commerciale, reintegrate - quelli che timbrano a turno venendo a lavorare un giorno ogni otto o nove, reintegrati - quelli che rubano, reintegrati).
Allora capiamoci. Qui non si tratta di mandare via una persona perché ha il naso lungo, perché è incinta (c'è una legislazione apposita), o perché è malata (idem), bensì perché l'azienda non è soddisfatta dei risultati di un dipendente. Si tratta di mettere davanti alla sicurezza assoluta del posto di lavoro il merito. Non è dovere di un imprenditore dare da vivere a dei "lavoratori". Lui ha un'attività, e ha bisogno di persone che lavorino per lui, e in cambio di questo lavoro li retribuisce.
Certo, questo rapporto lavorativo va inquadrato per assicurare dignità al dipendente, com'è ovvio e come nessuno mette in dubbio. Però è altrettanto chiaro che non si può pretendere da aziende private che mantengano delle persone "tanto per".
Conosco giornalisti che non scrivono da anni, che non vengono neanche più in ufficio, e nessuno li può toccare. Voi trovate normale che alcuni lavorino e altri no, ma che entrambi ricevano lo stesso alla fine della fiera? Pensate veramente che possa funzionare un sistema nel quale è tutto talmente garantito che non c'è più bisogno del minimo sforzo per ottenere le cose?
Guardate intorno a voi, pensateci quando fate la fila alla posta e c'è un solo sportello aperto sul 15, pensateci quando all'ufficio comunale l'addetto prende il caffè invece di stare dietro alla vostra pratica, pensateci quando provate a denunciare qualcuno che vi ha fatto un torto e il giudice rinvia l'udienza di due anni. Pensateci.
Veramente volete quello? Allora smettiamo di lamentarci di questo paese, diciamo che va così perché lo vogliamo, diciamo che ci sta bene una classe politica corrotta, perché in fondo a noi fa schifo ma se dovesse capitare a noi un "santo in paradiso" non diremmo no. Pensiamoci. E poi rispondiamo a Ichino: "Hai sbagliato paese, qui va tutto bene". Matteo

Anonimo ha detto...

giuro che io credo alle nobili intenzioni del prof. ichino... ma purtroppo siamo in italia, un paese dove persino strumenti potenzialmente ottimo come lo stage vengono distorti in maniera tale da diventare una gabbia per i giovani...
è una buona proposta, ma a parer mio non è applicabile in italia, e lo dico con amarezza...
silvia

Anonimo ha detto...

io già me lo vedo Sacconi che riceve sta lettera e si frega le mani, i polli si mettono in bocca alla volpe da soli...e vai con la riforma,aspetta però facciamo un bell'emendamento prorio qui dove parla di ammortizzatori sociali. questo governo non è certo quello a cui rivolgere una simile petizione. pure marco biagi aveva progettato degli ammortizzatori sociali ma i politici se ne sono fregati e hanno preso solo quello che gli faceva comodo del suo disegno e adesso secondo voi farebbero diversamente?lasciate stare si rischia solo di fare maggiori danni

Anonimo ha detto...

“Si potrebbe arrivare alla decisione che per un anno i flussi di Tfr non vadano all'Inps, ma vengano tenuti all'interno delle imprese", queste le parole della Marcegaglia, “oppure i flussi del Tfr potrebbero servire a creare un fondo di garanzia che aiuti il sistema del credito alle piccole e medie imprese". Meditate italiani meditate, questi sono gli imprenditori italiani!

Anonimo ha detto...

Cara Eleonora,

grazie del riferimento, vedrò anche le mie fonti ;). Così, ad occhio, il sistema di amortizzatori proposto mi pare costoso; i paesi che menzioni hanno una pressione fiscale rilevante proprio per sostenerlo. Non sono sicuro che sia replicabile in Italia..

Per Matteo: 100% daccordo...

Per Sonia: già adesso si punta tutto ai soldi, pure con l'art.18 (sai quante transazioni ci sono nelle cause di lavoro? Tutto si risolve con la firma di un assegno...il punto è a quanto ammonta). Tu affermi: "Se venissi licenziato il mio obbiettivo è rientrare e continuare a camminare a testa alta davanti alla dirigenza..": per me no. Non resterei mai in una azienda che non mi vuole. Preferisco due anni di stipendio sul mio conto ed arrivederci e grazie.
Se poi devo essere sincero, penso che chiunque nel 2009 anche con un contratto a tempo indeterminato è convinto di essere al "sicuro" è un povero illuso. E' caduta Lehman Brothers (non so se ci si rende conto di chi si parla..), credi davvero che una qualsivoglia azienda italiana non possa fare la stessa fine? Che me ne faccio di una sentenza di reintegro nei confronti di una ditta fallita? Negli Stati Uniti c'è crisi, è vero (ma le crisi vanno e vengono...), ed infatti loro tirano fuori, in questa crisi, quasi 800 Miliardi di dollari (!) di investimenti...chi si riprende prima? Gli USA o l'italia? In Italia ci sono tanti "mali" sia da parte dell'imprenditoria che dell'ipergarantismo... e non occorre andare indietro ad Hegel con servi e padroni. All'estero ho incontrato persone gentili e cortesi persino nella grande distribuzione, perchè erano trattate da esseri umani dall'azienda..Saluti, Riccardo

Anonimo ha detto...

Una piccola osservazione: si parla di mercato flessibile e di lavoratori che dovrebbero adattarsi alle contingenze dei nuovi e turbolenti mercati globali... benissimo, ma come posso essere flessibile se gli imprenditori mi richiedono anni di esperienza per poter svolgere un determinato lavoro? inoltre: posso capire che se intraprendo un nuovo percorso lavorativo, all'inizio abbia un contratto a progetto o da stagista (ragion per cui esisterebbero queste forme contrattuali), ma se mi richiedi già una certa esperienza (spesso di almeno 5 anni) non mi puoi inquadrare come stagista o un'altra forma atipica...è un abuso e come tale andrebbe punito!

Anonimo ha detto...

io penso che il governo berlusconi sia veramente il meno adatto a cui chiedere una riforma del mercato del lavoro, sappiamo tutti come agisce: a colpi di maggioranza, senza ascoltare le manifestazioni di piazza, verrebbe fuori solo un bel pasticcio, e ichino vedrebbe snaturato il suo disegno di legge. siete sicuri di voler chiedere proprio a questo governo la riforma????????????
Fra

Anonimo ha detto...

a Matteo che si stupisce che la nuova generazione continua a proporre lo scontro otto e novecentesco della lotta di classe dei lavoratori versus i padroni rammento che l'italia non è fatta solo di neolaureati che vanno a lavorare in banca, in ufficio ecc., l'italia è fatta anche di operai che si spaccano la schiena nei cantieri con contratti precari e che non denunciano il padrone e non osano rifiutarsi di fare lavori pericolosi per paura di perdere il posto di lavoro! questa gente dovrebbe avere contratti blindati che gli permettano di ribellarsi quando il cantiere non è sicuro e il padrone se ne frega di metterlo in sicurezza, la nuova generazione è anche questa!
Sonia

Ilaria ha detto...

Questa proposta è un obbrobrio come la maggior parte delle cose che ho sentito dire da Ichino negli ultimi tempi: non è così che si svia dalla crisi, non è così che si agevolano i giovani.
Smettiamola innanzi tutto di tutelare le banche e gli industriali senza scrupoli che hanno contribuito a questo stato di cose e, con i loro soldini alle Cayman, stanno a gurdare il mondo che affonda. Obama ci sta provando, in Italia è tutto un gioco a mettersela in quel posto.

Ilaria ha detto...

Ieri mi sono lasciata prendere dalla rabbia, cercherò di argomentare: io credo, semplicemente, che la proposta di Ichino non dia suffcienti garanzie ai lavoratori e che, toccando certe fondamentali garanzie, si finisca per togliere loro le poche tutele di cui godono.
Senza tutele non c'è contratto che tenga.
In Svezia gli studenti universiatari vengono pagati per studiare (fino a 800 euro al mese). Scimmiottare istanze di Paesi indiscutibilmente più civili del nostro non è mai produttivo. Uolter docet.

Ilaria ha detto...

Giusto per non sproloquiare vanamente e per comprendere che esistono posizioni molto critiche rispetto alla proposta di Ichino (non che in Italia la flexsecurity se la sia inventata lui), consiglio il libro di Luciano Gallino "Il lavoro non è una merce", cap. 9, la flessicureza o come curare gli effetti ignorando le cause.
I numeri dovrebbero essere dato ragionevolmente oggettivo, si sa che non è così, almeno confrontiamoli però.

Anonimo ha detto...

Non ho mai capito qual è il motivo che spinge Eleonora a propagandare tra i giovani lavoratori le nefaste tesi del sen. Ichino, sulle quali non mi soffermo neppure essendo del tutto evidente la loro matrice filo-padronale. Mi limito ad osservare che è anche perchè ha imbarcato storici nemici dei lavoratori come il prof.Ichino che il PD si ritrova in crisi d'identità e di consenso.

Ilaria ha detto...

Il problema fondamentale è che la flessibilità è figlia di un sistema economico del tutto fallimentare. Invece di ripensare l'economia, si chiama la flessibilità con un altro nome (più bruto ancora, se possibile). Spero che questa proposta venga cestinata velocemente e concordo con l'anonio precedente circa l'errore di linea politico-economica del Pd.

Di ha detto...

Il problema è che certi lavoratori sono talmente tutelati, che il sistema non è più sostenibile e noi ne paghiamo le conseguenze. Perché uno che non fa niente (e chi frequenta - o peggio ha fatto stage in - comuni, province e ministeri sa perfettamente di cosa parlo) deve essere pagato e un giovane competente deve stare a spasso? Questa è la morte della meritocrazia. Se qualcuno non fa nulla, che sia licenziato e basta, bisogna cambiare il sistema e dare a chi è tagliato fuori la possibilità di entrare. O vogliamo che tutti i giovani rimangano a spasso? Mantenendo il sistema cosi' com'è si continuano a tutelare gli interessei di quelli che mantenendo i giovani brillanti in situazioni precarie si arricchiscono e rafforzano la loro posizione di privilegio. Non lo vedete come siamo ridotti? E poi con la flexicurity uno mica verrebbe licenziato cosi' dall'oggi al domani! Vi pare forse che il mdello nordeuropeo sia questo? Io ci abito in Nord Europa ed ho un contratto di questo tipo e le cose non sono affatto come le descrivete voi. Se uno non ha voglia di lavorare, perché deve essere pagato a vita, quando tutti gli altri si ritrovano con un pugno di mosche?

Di ha detto...

E poi è pure ovvio che in Italia ormai il termine flessibilità abbia una connotazione negativa, perché cosi' chiamano quella che in reltà è semplice precarietà e mancanza di diritti. Ma in Nord Europa non è cosi' ed è per questo che cosi' tanti Italiani ci si trasferiscono per tirare a campare. Allora perché non intodurre lo stesso modello qui cosi' ci risparmiamo la fatica di fare gli eterni migranti?

Davide Poletti ha detto...

Scusate, ma la volete capire che tutte queste tutele servono solo ad ammazzarci?

Attualmente vivo a São Paulo (Brasile) e da quando hanno tolto le stesse "tutele" all'italiana il paese è decollato.

Lo so che per la maggior parte di voi è un paese di banane e scimmie, ma non funziona così. L'Italia in confronto a São Paulo è un paese medioevale.
E tra poco in toto il Brasile supererà con scioltezza l'Italia e si piazzerà al 5° posto tra le grandi economie del mondo. Questione di 4-5 anni. Salvo colpi di scena incredibili, ovviamente.

Qui vedo gente che viene licenziata il lunedì e il giovedì ha un altro lavoro.
Vedo ragazzi di 30-32 anni diventare manager di imprese multinazionali, guadagnare decine di migliaia di Reais al mese.

Ovviamente si parla di persone laureate e non del poveretto della favela, purtroppo. Ma noi in Italia siam pieni di lauree e ci prendono in giro!

Ho visto programmi di trainee di Philips, Bosch, Unilever pagar 1500-2000€ al mese!!! In un paese dove la vita costa MOLTO, MOLTO, meno che in Italia.

Vedo cose incredibili e purtroppo son penalizzato perché ho troppa educazione e poca esperienza lavorativa per il mercato qui.

Questi lavorano e studiano e poi fan carriera rapida.

Quando racconto delle offerte ridicole che mi toccava sentire o della situazione di precariato e povertà che tocca a moltissimi laureati italiani, mi guardano allucinati. Non capiscono come possa essere.
Non capiscono come possa il mio CV essere così privo di grandi nomi e opportunità. Considerando la mia laurea + specializzazione (che nel resto del mondo è un Master, ricordiamolo! Bologna 2000, cercate su internet! ennesima farsa all'italiana!) più prestigio dell'università.

Io ho parlato con tante persone "di peso" in Italia e mi sentivo dire solo di fare un MBA.

Ma di cosa!? Così arrivo a 30 anni senza aver mai lavorato?!

E poi che MBA se quelli seri ti chiedono 2-3 anni di esperienza lavorativa?!

Ci stanno rubando tutto, il tempo, i soldi, la dignità.

L'Italia sta andando in rovina e la colpa è anche nostra, che ci accontentiamo dei ricattini e di vivere con i genitori fino a 35 anni.

Non esiste nel mondo "ricco". L'Italia è povera, ma si finge ricca.

I soldi dei genitori finiranno, ricordatevelo. E poi che succede?!

Saluti da un espatriato felice.

Anonimo ha detto...

Eleonora, sono d'accordo che vada riformato l'intero sistema lavorativo (giovani e senior), non vedo però le premesse per una tutela e reintegro nel mercato del lavoro in caso di licenziamento. Concordo con chi dice che siamo in Italia!!
N.b. Nell'altro post, le aziende da te menzionate come coloro che "retribuiscono" gli stage, solitamente assumono solo raccomandati.Quelle dove non hai riportato la percentuale vuol dire che usano e gettano le persone a vantaggio degli altri dipendenti.
Ciao