È stata proprio la Repubblica degli Stagisti a portare la settimana scorsa all'attenzione dell'opinione pubblica e di Pietro Ichino la vicenda dei «superstage» calabresi.
Su questo blog il caso è stato approfondito con il parere di esperti di diritto del lavoro (Michele Tiraboschi e Michel Martone) e sopratutto con le testimonianze dei diretti interessati, i «superstagisti» (alcuni addirittura ingegneri, commercialisti, professori universitari...).
Oggi la questione approda sul Corriere della Sera e in Parlamento, con un'interrogazione del senatore Ichino. Eccone il testo:
INTERROGAZIONE
al Ministro del Lavoro e del Welfare, nonché al Ministro per le Politiche Comunitarie
presentata alla Presidenza del Senato il 15 gennaio 2008
dal senatore Pietro ICHINO
Premesso che
- con la delibera 21 novembre 2007 n. 103 dell’Ufficio di Presidenza della Regione Calabria è stato approvato un bando di selezione pubblica per l’assegnazione di alcune centinaia di “voucher formativi”, ciascuno dell’importo di 1000 euro mensili per 24 mensilità, nell’ambito del “Programma Stages” della stessa Regione, con uno stanziamento complessivo di 6 milioni di euro, per metà rivenienti dal bilancio regionale, per l’altra metà da contributi del Fondo Sociale Europeo;
- nella detta delibera si prevede che i voucher medesimi costituiscano “riconoscimento d’eccellenza” e “incentivo alla residenzialità” per i migliori laureati calabresi di età non superiore ai 37 anni;
- si prevede inoltre che i voucher in questione vengano goduti in corrispondenza con l’attivazione di altrettanti stage presso amministrazioni pubbliche calabresi, previa partecipazione dei giovani interessati a un “percorso formativo di orientamento ed accompagnamento all’inserimento’ organizzato dalle Università calabresi sulla base di apposita convenzione con l’Ufficio di Presidenza della Regione;
- si ha notizia di casi nei quali gli stage in questione sono frequentati da trentenni liberi professionisti iscritti ai rispettivi Ordini professionali e in precedenza impegnati nelle corrispondenti attività di lavoro autonomo, che, almeno in linea teorica, dovrebbero essere interrotte per il biennio.
Considerato, peraltro, che
- in coerenza con quanto disposto esplicitamente sui tirocini formativi e di orientamento dall’articolo 18, lettera d, della Legge 24 giugno 1997 n. 196, recante Norme in materia di promozione dell’occupazione, il relativo Regolamento emanato con decreto del Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale del 25 marzo 1998, n. 142, , ha fissato in 12 mesi la durata massima degli stage, consentendone una durata di 24 mesi soltanto per i portatori di handicap;
- la Commissione Europea, nelle Disposizioni generali FESR - FSE - Fondo di coesione (2007 - 2013) e in linea con il metodo della c.d. strategia europea per l’occupazione, propone tra le priorità di destinazione dei fondi erogati la creazione di nuovi posti di lavoro effettivi;
- questa finalità degli interventi del FSE è ribadita nel documento in cui la Commissione presenta le 8 linee di orientamento per migliorare l’occupazione nell’Unione europea (UE), Obiettivi delle linee di orientamento integrate per la crescita e l’occupazione 2005-2008;
si chiede ai Ministri indicati in epigrafe
- se e come essi ritengano che le centinaia di stage di 24 mesi attivati dalla Regione Calabria si concilino con la disciplina vigente della materia, dal momento che i “migliori laureati calabresi” non risultano essere tutti portatori di handicap;
- se e come essi ritengano che possa produrre risultati positivi, nel senso indicato dalla strategia europea per l’occupazione, l’attivazione “all’ingrosso” di “stage” per una durata del tutto abnorme, con lo scopo di far acquisire ai giovani interessati capacita di amministrazione innovativa, presso amministrazioni pubbliche che di tale innovazione non posseggono né il know-how né alcuna esperienza;
- se essi non ritengano che iniziative di questo genere, ‑ per la loro durata eccessiva e per la mancanza di alcun nesso tra il contenuto del rapporto di stage che va a instaurarsi e gli sbocchi occupazionali effettivamente prospettabili ‑ lungi dall’incrementare la professionalità dei giovani interessati, abbiano l’effetto di male orientarli nel mercato, al contempo disincentivando la ricerca seria da parte loro di un’occupazione produttiva; e se essi non ritengano che iniziative come questa creino i presupposti per una rivendicazione, al termine del biennio, di “sanatorie” con stabilizzazione in soprannumero rispetto agli organici delle amministrazioni pubbliche ospitanti, con conseguente creazione di nuovi posti di lavoro improduttivi;
- se essi non ritengano che in questa iniziativa si manifesti un antico e mai superato difetto delle politiche del lavoro, praticate da decenni nel nostro Mezzogiorno, indifferentemente da maggioranze politiche di destra o di sinistra, che contribuiscono ad alimentare il circolo vizioso del mercato del lavoro meridionale, tra sovradimensionamento e inefficienza delle amministrazioni pubbliche, insufficienza degli investimenti nei servizi e infrastrutture indispensabili, scarsa produttività delle imprese private, insufficienza della domanda di manodopera nelle strutture produttive, sfiducia dei giovani nella possibilità di trovare occupazione nelle strutture stesse e orientamento dei giovani stessi a privilegiare, nelle loro strategie, la ricerca del posto fisso in strutture pubbliche sovradimensionate come unica alternativa all’emigrazione;
- se e come i Ministri stessi ritengano che un’iniziativa di questo genere si concili con le finalità e le regole di funzionamento del Fondo Sociale Europeo;
- se e come e come il Governo ritenga che un’iniziativa di questo genere si concili con l’esigenza di migliorare, agli occhi dell’amministrazione comunitaria, la reputazione del nostro Paese già gravemente compromessa da numerosi passati abusi gravi consistenti proprio nell’utilizzazione dei contributi del Fondo Sociale Europeo per iniziative fasulle di formazione professionale;
- se e quali misure coerenti con gli obiettivi e le regole del Fondo Sociale Europeo, infine, i Ministri competenti intendano adottare per evitare che nella forma di pretesi “stage” di formazione si pongano in essere illegalmente forme di mera assistenza, dannose per il funzionamento del mercato del lavoro e per gli interessi professionali degli stessi giovani coinvolti.
LETTERA APERTA AL PRESIDENTE DELLA REGIONE CALABRIA
del senatore Pietro Ichino
Con la delibera 21 novembre 2007 n. 103 dell’Ufficio di Presidenza della Regione Calabria è stato approvato un bando di selezione pubblica per l’assegnazione di 250 “voucher formativi”, ciascuno dell’importo di 1000 euro mensili per 24 mensilità, nell’ambito del “Programma Stages” della stessa Regione, con uno stanziamento complessivo di 6 milioni di euro, rivenienti per metà dal bilancio regionale, per l’altra metà da contributi del Fondo Sociale Europeo. Nella detta delibera
- si prevede che i voucher medesimi costituiscano “riconoscimento d’eccellenza” e “incentivo alla residenzialità” per i migliori laureati calabresi di età non superiore ai 37 anni;
- si prevede inoltre che i voucher in questione vengano goduti in corrispondenza con l’attivazione di altrettanti stage presso amministrazioni pubbliche calabresi, previa partecipazione dei giovani interessati a un “percorso formativo di orientamento ed accompagnamento all’inserimento’ organizzato dalle Università calabresi sulla base di apposita convenzione con l’Ufficio di Presidenza della Regione.
Questa iniziativa della Regione Calabria appare difficilmente conciliabile non solo con la disciplina nazionale della materia dei tirocini formativi e di orientamento contenuta nell’articolo 18 della Legge 24 giugno 1997 n. 196 (c.d. Legge Treu), e con il relativo Regolamento, d.m. n. 142/1998, che fissano in 12 mesi la durata massima degli stage (consentendone una durata di 24 mesi soltanto per i portatori di handicap), ma soprattutto con la definizione stessa di stage di formazione e orientamento fatta propria dal nostro ordinamento nazionale e da quello comunitario.
È opinione generalmente condivisa dagli studiosi e dagli osservatori qualificati, in particolare da quelli operanti negli organi competenti della Commissione Europea, che iniziative del genere di questa della Regione Calabria ‑ per la loro durata eccessiva e per la mancanza di alcun nesso tra il contenuto del rapporto di stage che va a instaurarsi e gli sbocchi occupazionali effettivamente prospettabili ‑ lungi dall’incrementare la professionalità dei giovani interessati, abbiano l’effetto di male orientarli nel mercato, al contempo disincentivando la ricerca seria da parte loro di un’occupazione produttiva. Iniziative come questa creano, poi, i presupposti per una rivendicazione, al termine del biennio, di “sanatorie” con stabilizzazione in soprannumero rispetto agli organici delle amministrazioni pubbliche ospitanti, con conseguente creazione di nuovi posti di lavoro improduttivi.
L’iniziativa sembra perpetuare un antico e mai superato difetto delle politiche del lavoro praticate da decenni nel Mezzogiorno, indifferentemente da maggioranze politiche di destra e di sinistra, che contribuiscono ad alimentare il circolo vizioso del mercato del lavoro delle Regioni meridionali, tra sovradimensionamento e inefficienza delle amministrazioni pubbliche, insufficienza degli investimenti nei servizi e infrastrutture indispensabili, scarsa produttività delle imprese private, insufficienza della domanda di manodopera nelle strutture produttive, sfiducia dei giovani nella possibilità di trovare occupazione nelle strutture stesse e orientamento dei giovani stessi a privilegiare, nelle loro strategie, la ricerca del posto fisso in strutture pubbliche sovradimensionate come unica alternativa all’emigrazione.
Nel caso in cui Ella concordi con questa valutazione, Le chiedo se non ritenga opportuno e urgente (considerato che proprio in questi giorni si dovrebbe passare dal trimestre iniziale in sede universitaria alla costituzione dei rapporti di stage) adottare al più presto, di concerto con i Ministri del Lavoro e delle Politiche Comunitarie, le misure necessarie per evitare l’esito pesantemente negativo, altrimenti prevedibile, di questi stages in corso di avviamento.
Certo che Ella comprenderà la preoccupazione che anima questa mia lettera nonché l’interrogazione parlamentare che mi appresto a presentare sulla stessa questione, La ringrazio dell’attenzione e La saluto molto cordialmente
Pietro Ichino
Sul sito www.pietroichino.it il botta-e-risposta con la replica di Giuseppe Bova, presidente del consiglio regionale della Calabria, e un nuovo commento di Ichino
Paolo Citterio è il fondatore e presidente di Gidp, Gruppo intersettoriale dei direttori del personale: un network che riunisce 2200 dirigenti dell’area risorse umane di aziende con oltre 250 dipendenti.
Lo strumento dello stage è molto usato dalle grandi aziende: secondo l'indagine Excelsior di Unioncamere, sette su dieci ospitano tirocinanti.
Sì, e si tratta di stage di qualità: nella maggior parte dei casi l'azienda offre un congruo rimborso spese e un percorso formativo serio; e dopo aver investito sulla nuova risorsa, se i risultati del periodo di stage sono stati buoni non se la lascia scappare, e la assume.
Cosa che accade meno spesso nel caso delle imprese più piccole?
Direi di sì. In quel caso gli stagisti spesso vengono presi per brevi periodi, per coprire i periodi di ferie o malattia del personale, senza progetti formativi nè tutor seri; ed è raro che ci sia una concreta possibilità di assunzione dopo lo stage [ma ci sono anche pmi e addirittura microimprese che utilizzano bene i loro stagisti: vedere la Lista dei Buoni DOC per credere, ndr]. Una grande azienda utilizza lo stagista in maniera completamente diversa.
Il Gidp esegue un’indagine annuale* sugli stagisti. Quali sono gli ultimi dati?
Per quanto riguarda la durata dello stage, per esempio, emerge che la maggioranza delle aziende (il 69%) preferisce i 6 mesi. Personalmente, dissento: lo stage migliore è quello da 12 mesi.
Ma non è un periodo troppo lungo?
Lungo, sì, ma orientato all'assunzione. La maggior parte dei contratti di categoria prevede per i neolaureati un periodo di prova al massimo di 3 mesi: troppo breve! Ecco quindi che lo stage va a supplire, diventando una sorta di periodo di prova in cui le aziende possano formare e valutare la risorsa prima di prendersi l’impegno di assumerla. Perché ciò non accadesse, bisognerebbe prevedere periodi di prova molto più lunghi: è una convinzione che condivido anche con Ichino. Insomma paghiamoli bene, questi stage, ma facciamoli lunghi: è un vantaggio per tutti, sopratutto per i tirocinanti.
Ecco, paghiamoli bene. Su questo punto l'indagine Gipd che dice?
Che nelle grandi aziende il rimborso spese medio è di 621 euro al mese più i buoni pasto. Nello specifico, 4 su 5 retribuiscono i loro stagisti con almeno 500 euro al mese, una su 4 andando addirittura sopra i 700. E una punta di diamante del 7% li paga più di 1000 euro al mese!
Una miriade di aziende che potrebbero essere inserite nella Lista dei Buoni! Però ci sono migliaia di ragazzi che ogni anno fanno stage senza prendere un centesimo.
Io dico che queste proposte andrebbero rifiutate: la prestazione gratuita non dovrebbe esistere! I giovani che accettano di fare stage gratis spesso hanno poca fiducia in sé stessi. Bisogna fare la gavetta, certo: ma mai gratis. A me dispiace che molti cadano nella trappola di questi stage non retribuiti, magari col miraggio di essere assunti che però raramente diventa realtà.
Sul punto della percentuale di assunzione dopo lo stage i risultati del vostro studio sono ben più alti di quelli indicati dall'indagine Excelsior (13% circa).
Direi di sì: oltre la metà delle aziende assume un tirocinante su due; il 27% delle aziende si attesta addirittura sul 70%!
*l'indagine è effettuata su un campione di 130 imprese del network Gidp
La Repubblica degli Stagisti ha raccolto le testimonianze di alcuni superstagisti, i laureati d'eccellenza della Calabria che stanno partecipando al Programma Stages 2008 promosso dal consiglio regionale.
Ecco le prime storie:
- Francesco Bonsinetto, dalla cattedra allo stage
- Francesco Luppino, l'ingegnere stagista
- Serena Carbone: una proposta al consiglio regionale per valorizzare davvero noi superstagisti
- Pietro Canale, il commercialista stagista
Francesco è un professore universitario. Ha 32 anni e da quattro insegna Politiche urbane presso l’università di Reggio Calabria. Due anni fa ha concluso il suo dottorato di ricerca e oggi è anche presidente della sezione calabrese dell’associazione nazionale Dottorandi e dottori di ricerca. Alle spalle ha varie esperienze in Spagna: un Erasmus di un anno a Bilbao durante l’università, qualche mese a Madrid per scrivere la tesi, poi un altro anno – stavolta a Barcellona – durante il dottorato. Eppure anche lui è uno stagista – seppure «super» – del Programma Stages calabrese.
Perché? «La mia docenza a contratto, a fronte di un impegno di 60 ore di lezioni frontali – a cui ovviamente si devono aggiungere gli esami e tutto il resto – mi frutta 800 euro lordi. Impossibile mantenersi con questa miseria. È così che l’università italiana porta i cervelli alla fuga, o li tiene ingabbiati nel “sistema Italia”. Io dovevo scegliere se fuggire all’estero o trovare una fonte di sostentamento esterna all’università. Ho aderito al Programma Stages con l’amaro in bocca».
Francesco continuerà comunque ad insegnare anche quest’anno: «Il bando prevede incompatibilità solo con contratti a tempo indeterminato. Ci sono tantissimi altri partecipanti che, come me, oltre allo stage portano avanti altri lavori, contratti a progetto e così via».
Francesco è un professore, dicevamo – e valuta con occhio severo l’organizzazione dei percorsi formativi di questi stage: «Il programma è iniziato a ottobre e prevedeva tre mesi di formazione. Solo che i percorsi avrebbero dovuto essere pensati ad hoc per ogni candidato in base al suo curriculum, e invece sono stati un sonoro fallimento». Ha pesato la questione dell’eterogeneità forse eccessiva del gruppo: «Il malumore cresce perché tutti siamo diversi per esperienze professionali e per curriculum, e quindi ci sono persone super-formate a fianco di neolaureati. Uno degli errori è stato proprio questo: metterci tutti insieme. A Reggio Calabria ci sono archeologi, filosofi, giuristi, addirittura un odontoiatra. E mi chiedo tra l’altro: che fine faranno l’archeologo e l’odontoiatra?».
Sarà curioso scoprire a quale ente verranno destinati. Non manca molto: dopo il 25 gennaio il consiglio regionale dovrebbe procedere all’assegnazione di ciascuno stagista a un ente. «Ancora non sappiamo quali saranno i criteri che verranno utilizzati per smistarci» dice però Francesco «Né sappiamo in quali giorni dovremo andare, quali orari dovremo fare. Vedremo».
Intanto, per fortuna, almeno hanno visto la prima tranche di rimborso spese: «Dopo una grande lotta, il 30 dicembre abbiamo ricevuto la prima bimestralità di 1350 euro netti, pari a meno di 700 euro al mese. Forse nei prossimi mesi ci daranno di più, hanno promesso di arrivare a 900 euro al mese. Ma quei mille di cui parlavano e continuano a parlare, quelli sono proprio un bluff».
Per saperne di più sul Programma Stages 2008 promosso dal Consiglio regionale della Calabria, potete cliccare qui.
A tratteggiarne la biografia non sembra che Francesco abbia solo trent’anni. Laureato in Ingegneria civile, un master in ingegneria sismica, sposato e con un figlio di 15 mesi. «Nel 2005 ho aperto la partita Iva e ho cominciato a esercitare la libera professione. Però il mercato degli ingegneri in Calabria è inflazionato: mediamente non guadagno più di mille euro al mese».
Ha fatto alcune scelte in controtendenza, Francesco, ed è disposto ad assumersene le conseguenze: «Ho voluto sposarmi giovane, e quindi ho avuto prima di altri l’esigenza di guadagnare. Oggi si bada sempre più alla carriera: sposarsi e soprattutto fare un figlio è stata una scommessa. Non solo per me ma anche per mia moglie, che si è laureata col massimo dei voti in Medicina e ora, anche con la maternità, sta portando avanti benissimo la specializzazione in Pediatria». In più Francesco ha scelto anche di restare a vivere nel suo paesino: «Avere vicino gli affetti e le amicizie, mantenere i miei impegni nel sociale e in parrocchia per me sono le cose più importanti. Questi vincoli che mi sono autoimposto forse mi hanno un po’ frenato: laureato a 24 anni con 110 e lode, se fossi andato in giro per l’Italia e fossi stato disponibile a trasferirmi certamente avrei trovato qualche azienda interessata ad assumermi. Ma non mi sarei sentito gratificato da un megastipendio, se per ottenerlo avessi dovuto allontanarmi da tutto ciò a cui tengo».
Al bando Programma Stages ha partecipato principalmente perché prometteva meritocrazia: «Non ci sono stati margini per le solite raccomandazioni e i sotterfugi, una volta tanto». Francesco continuerà a lavorare come ingegnere anche da stagista: «Questo programma è compatibile con la mia professione, posso mantenere la mia partita Iva e continuare a esercitare. Lo stage dovrebbe tenerci impegnati circa 5-6 ore al giorno, quindi io a pranzo dovrei riuscire a tornare a casa, e dalle tre del pomeriggio alle otto di sera potrei continuare il mio lavoro. Poi certamente lavorerò di sabato e domenica. Certo questo è quasi un obbligo: gli 800 euro al mese del rimborso spese non mi basterebbero con la famiglia che ho!».
Però quegli 800 euro diventano importanti per arrotondare, e non solo per lui: «Tutti quelli che partecipano al programma hanno bisogno di questi soldi. Anzi, se il rimborso anziché di mille euro fosse di 500, secondo me i 500 stagisti diventerebbero subito 50! Però sinceramente quando mi sono iscritto all’iniziativa non pensavo che avrei trovato gente di 35-36 anni, già così preparata e competente. E mi chiedo: dov’è il benessere tanto decantato se un avvocato trentasettenne, con proprietà di linguaggio e preparazione impeccabile, è accanto a me a fare lo stagista?».
Perché, insomma, diciamolo: a trent’anni non è il massimo. «Io in effetti quando mi presento dico che sono un ingegnere libero professionista…» confida infine Francesco «…non certo uno stagista!».
Per saperne di più sul Programma Stages 2008 promosso dal Consiglio regionale della Calabria, potete cliccare qui.
Serena ha bruciato le tappe: laureata col massimo dei voti in Lettere a soli 22 anni, finita la scuola di specializzazione in Storia dell’arte a Bologna tre anni dopo, oggi ha 27 anni ma non è certo una “neolaureata”.
«Sono tornata due anni fa perché avevo avuto un contratto di un anno come catalogatore presso la Direzione regionale dei beni culturali e paesaggistici della Calabria. Guadagnavo circa 800 euro al mese. Non pensavo che sarei rimasta qui definitivamente, e invece… Per lavorare nel mio ambito al sud in teoria ci sarebbero molte occasioni: purtroppo sono misconosciute, e vengono talvolta gestite da persone poco competenti. Il patrimonio culturale qui è forte, noi potremmo davvero vivere di turismo e cultura: se questi elementi però venissero valorizzati e adattati all’oggi».
Al Programma Stages è arrivata per caso: «Un amico mi ha detto, pochi giorni prima che scadesse il bando, che esisteva questo progetto. All’inizio ho subito pensato che mi sarebbe servito per il concorso per entrare al ministero dei beni culturali; così ho fatto richiesta». E ha vinto – però ora c’è un problema. «Pare che nessun ente purtroppo abbia fatto richiesta per uno storico dell’arte, a parte Marina di Gioiosa Jonica dove c’è una pinacoteca. Però chiaramente per me sarebbe molto disagevole arrivare tutti i giorni fino a lì [la cittadina è distante oltre 100 km da Reggio Calabria, ndr], quindi credo che se mi destinassero a quell’ente non potrei accettare!».
Serena riflette poi sul futuro del Programma Stages: «È importante che sia chiaro che noi non dobbiamo dire grazie al consiglio regionale: ci siamo tutti laureati con 110, tra noi ci sono persone che hanno master e dottorati, andremo a dare un servizio alla regione, per dirla tutta: andremo a lavorare in questi enti. Abbiamo di fronte due anni, un periodo molto lungo: è importante che ognuno di noi venga messo in un ente dove possa davvero crescere professionalmente». E lancia una proposta: «Per non chiudere tutto il progetto allo scadere dei due anni, sarebbe bello che al termine degli stage il consiglio regionale bandisse un concorso per noi 500, e assumesse i migliori. In questo modo noi saremmo incentivati a lavorare meglio, daremmo il massimo in questi due anni, e alcuni potrebbero avere l’opportunità di ottenere un lavoro vero e proprio. Non dico tutti: magari i migliori cento. Così si valorizzerebbero davvero le risorse umane».
Per saperne di più sul Programma Stages 2008 promosso dal Consiglio regionale della Calabria, potete cliccare qui.
Trentasei anni, laureato in Economia dal 1998, Pietro di professione fa il dottore commercialista nello studio che qualche anno fa ha aperto insieme a un un collega. Oggi e per i prossimi 24 mesi sarà un commercialista-stagista (e non è certo l’unico). «Ho deciso di aderire al Programma Stages» spiega «perché è compatibile con la mia professione. Non ho certo bisogno di “completare la mia formazione”, né punto ad essere contrattualizzato dall’ente ospitante; però per me è un’occasione buona per entrare in contatto con nuove realtà con cui magari potrò lavorare in futuro. E poi il mio guadagno attuale non è così brillante: 8-900 euro al mese in più mi daranno tranquillità e sicurezza».
Ma come farà a conciliare uno stage a tempo pieno con l’impegno in studio? «Ora stiamo facendo i corsi di formazione, riesco a seguirli e contemporaneamente a lavorare. Quando cominceremo gli stage, si vedrà: non sappiamo ancora niente di preciso su dove verremo mandati e cosa ci verrà richiesto di fare – il livello di informazione è scarso, tutto è sempre organizzato in maniera informale. Comunque non credo che potranno chiederci di fare un tempo pieno».
Secondo Pietro, ai superstagisti infatti il consiglio regionale finirà per dare grande autonomia rispetto all’impegno dello stage: «Per esempio nelle sedi disagiate, quelle a 150-200 km dal capoluogo, nessuno ci vuole andare e nessuno ci manderanno. E poi mi è stato detto» continua «che potremo fare richiesta per andare a fare esperienze altrove utilizzando il nostro rimborso mensile». Sarà vero? Lui ci spera: «A me interesserebbe frequentare una summer school alla London School of Economics».
Da esperto di fisco, Pietro non manca poi di muovere una critica ai balzelli applicati al rimborso spese (i mille euro promessi saranno decurtati del 34%: 24,5% di Irpef, 8,5% di Irap, 1% di Inail): «In realtà l’Irap è un onere di riflesso a carico dell’amministrazione, ed è giusto che il consiglio regionale debba pagarlo: ma non è giusto che lo faccia ricadere su di noi! Poi c’è anche un problema di ordine contributivo: per due anni noi non saremo coperti da nessuna forma previdenziale. E ci sono almeno due ragazze incinte nel nostro gruppo: mi chiedo come si comporteranno con loro».
Però alla fine, riflettendo sulla sua condizione di commercialista-stagista, ammette: «Andare a fare uno stage dopo 11 anni dalla laurea effettivamente è un controsenso. Modestia a parte, io sono dieci anni che lavoro!».
Per saperne di più sul Programma Stages 2008 promosso dal Consiglio regionale della Calabria, potete cliccare qui.
Stage lunghi due anni, destinati a laureati e aperti anche a ultratrentenni: il consiglio regionale
della Calabria ne ha appena attivati 500, e già pensa di aggiungerne altri 250. Ma con queste caratteristiche, si può davvero dire che siano stage?
La Repubblica degli Stagisti lo ha chiesto a due docenti eccellenti di Diritto del lavoro: Michele Tiraboschi [nella foto a sinistra], direttore scientifico della Fondazione Marco Biagi presso l'università di Modena e Reggio Emilia, e Michel Martone, uno dei più giovani professori ordinari in Italia (ha appena compiuto 35 anni).
«Laureati di oltre trent'anni impegnati in stage di due anni e retribuiti mille euro al mese: dove starebbe lo stage, qui?», esordisce subito Martone: «Questo a me sembra un contratto di lavoro subordinato! L'età e la professionalità delle persone coinvolte, sommate alla durata degli stage e alla retribuzione così alta, rendono ben difficile considerare questo un progetto di stage formativi».Dello stesso avviso Tiraboschi: «Più che a stage, questi assomigliano a rapporti di lavoro remunerati». E spiega: «Mi pare che sia la classica "trappola del precariato". Si illudono questi ragazzi, dirottando i loro sforzi dalla ricerca di un lavoro vero a una sorta di lavoro socialmente utile che finirà paradossalmente per danneggiare i migliori».
In effetti il bando calabrese proprio ai migliori mira, premiando con punti aggiuntivi master, dottorati, iscrizione a ordini professionali etc. Anche Martone [nella foto qui a destra] mette in guardia sull'effetto boomerang: «Qui la professionalità anzichè essere valorizzata viene penalizzata, perchè si costringono persone già formate a piegarsi a uno stage, fino addirittura all'età di 37 anni, rinunciando ai contributi e a un modello contrattuale adeguato alle loro competenze».
Ma perchè tutti questi giovani hanno aderito al progetto? Perchè mille euro al mese possono fare la differenza, specialmente in Calabria. Riflette Martone: «Accettano perché il dramma della disoccupazione fa paura. Ma lo Stato dovrebbe creare buona occupazione per i migliori, invece che limitarsi a offrire lavori con data di scadenza – in questo caso, per giunta, camuffandoli da stage per poter risparmiare su tutti gli oneri indiretti».
Alcuni di questi superstagisti hanno davvero un curriculum strepitoso: avvocati, docenti universitari... Ma si può accettare, dal punto di vista del diritto, di considerare "stagisti" ricercatori e professionisti? «È un modo per aggirare i vincoli di utilizzo di precari e co.co.co nella pubbliche amministrazioni», risponde Tiraboschi: «In questo modo sono studenti e la legge è elegantemente aggirata».
Conclude Michel Martone: «Spererei che il consiglio regionale calabrese ci ripensasse, e che cercasse di fare a questi ragazzi dei contratti di lavoro a termine, con i contributi e le tutele dovuti». Qualcuno lo ascolterà?
Sono 500, e presto forse saranno 750. Sono i superstagisti calabresi: laureati a pieni voti, i migliori - quantomeno nelle intenzioni - degli atenei della zona. Andranno a fare un superstage nelle strutture pubbliche locali: «super» in tutti i sensi. Super per la retribuzione: 1000 euro al mese. Super anche per la durata: 24 mesi!
Il portavoce del consiglio regionale della Calabria spiega alla Repubblica degli Stagisti: «Con il "Programma stages 2008" abbiamo risposto in maniera concreta a due esigenze: da un lato ridurre i costi della politica, dall'altro trovare uno sbocco professionale per i tantissimi giovani laureati di questa regione». Quindi hanno dato una sforbiciata alle spese e han tirato fuori 3 milioni di euro, a cui se ne sono aggiunti altrettanti attingendo a fondi europei: «La somma è stata destinata a finanziare stage formativi, della durata di due anni, rivolti ai laureati calabresi più meritevoli, con un limite di età abbastanza elevato - 37 anni - per evitare di penalizzare quanti non vengono più considerati "giovani" dalle norme dell'Unione Europea, che fissa il limite a 32 anni». Forse questo si spiegherebbe considerando il fatto che in Calabria la disoccupazione è all'11,2% (dato Istat 2007) - quasi il doppio rispetto alla media nazionale (6,1%) e quasi il quadruplo rispetto a regioni come Lombardia, Emilia Romagna, Trentino. E quindi ogni modo è buono per fermare l'emorragia di disoccupati, specie con le elezioni regionali a un passo (nel 2010).
Tornando all'oggi e ai fatti: 500 laureati calabresi, a cui forse nei prossimi mesi se ne aggiungeranno altri 250, «lavoreranno per due anni, con uno stipendio mensile di 1000 euro, in 170 enti tra aziende sanitarie e ospedaliere, comuni, province, comunità montane ed altre amministrazioni territoriali. Ovviamente» mette però le mani avanti il portavoce «il Consiglio regionale non può garantire alcuna futura assunzione degli stagisti nelle stesse amministrazioni: queste ultime, semmai, qualora interessate, dovranno procedere direttamente».
Certo, le domande che restano senza risposta sono ancora tante. La prima: come mai è stato deciso di far durare gli stage addirittura 24 mesi, quando la normativa vigente prevederebbe la possibilità di fare stage così lunghi solo per i disabili? E poi: con i 6 milioni di euro di budget, oltre agli stipendi degli stagisti, è previsto che anche gli altri due soggetti coinvolti nel progetto (università e enti pubblici ospitanti) ricevano sovvenzioni? E poi: il rimborso spese indicato di 1000 euro al mese è da intendersi lordo o netto, e con quali modalità e tempistiche verrà erogato?
Restano poi sul fondo due questioni ancor più grandi: ha davvero senso far fare stage a persone di oltre trent'anni? E poi: dato che lo stage non dovrebbe essere «lavoro» bensì «formazione» quale mestiere ha bisogno di un percorso formativo di addirittura due anni per essere imparato?
Quanti stagisti ci sono nelle aziende italiane? Secondo una delle fonti più autorevoli in materia, l'indagine Excelsior effettuata ogni anno da Unioncamere (a cui questo blog aveva già dedicato il post «Per chi suona lo stagista - Non per le piccole imprese» e più di recente «Quanti ragazzi trovano lavoro attraverso lo stage?»), nel 2007 sono stati attivati circa 256mila stage.
Le imprese italiane che utilizzano stagisti sono quasi il 12%, in aumento rispetto all'anno precedente (quando il dato si fermava a 10,8%). Come prevedibile, l'indagine rileva anche che è più frequente fare stage al centro-nord che al sud: per quanto riguarda le regioni, il picco di stage è in Friuli Venezia Giulia (quasi 17%), Veneto ed Emilia Romagna (che stanno sopra il 15%). Scendendo ancor più nel dettaglio, le province dove i tirocini sono più numerosi sono Ravenna (21,6%) e Biella (18%) - mentre sono utilizzati meno a Napoli, Reggio Calabria e Nuoro (solo 6%).
È sempre interessante anche vedere come si modula il dato rispetto alla grandezza delle aziende: quasi il 70% delle grandi imprese (quelle con oltre 250 dipendenti) utilizza con regolarità lo strumento dello stage. La percentuale scende al 42% per le imprese con 50-249 dipendenti, si attesta intorno al 19% per le imprese con 10-49 dipendenti, e crolla al di sotto del 10% per le imprese con meno di 10 dipendenti.
Ma, indipendentemente dalla grandezza, cosa chiedere a tutte queste imprese che ospitano stagisti? Di comportarsi in maniera corretta, rispettando i giovani in stage e non approfittando delle maglie (fin troppo larghe) della normativa vigente. Bisognerebbe chiedere di erogare buoni rimborsi spesa quantomeno agli stagisti già laureati, come già fanno le aziende della Lista dei Buoni; di garantire una percentuale dignitosa di assunzioni dopo lo stage; di non fare stage troppo lunghi e di non abusare dello strumento della proroga; di non usare stagisti per rimpiazzare dipendenti in ferie o in maternità; di non mettere gli stagisti a fare i commessi o le segretarie quando sul progetto formativo c'è scritto tutt'altro...
So che molte aziende farebbero spallucce, trincerandosi dietro la scusa «Non faccio nulla di illegale, è la legge che permette di prendere stagisti gratis anche per un anno o più, di non assumerli dopo lo stage, di affidare loro le mansioni anche più semplici» e così via. Ma credo che qualche orecchio attento lo si potrebbe trovare. O no?