venerdì 18 luglio 2008

IMPRESE, PER ESSERE «BUONE» NON BASTA DARE UN BUON RIMBORSO AGLI STAGISTI...

...Ma è un buon inizio.

Se non altro perchè dimostra che l'azienda sta investendo sullo stagista - e quanto più alto è il rimborso, tanto più l'azienda perderà se al termine del tirocinio lascerà andare quella persona che ha formato utilizzando tempo, energie e denaro.
Però ci sono altri elementi, oltre alla retribuzione, che fanno di uno stage un «buono» stage.
Il primo e più importante: la percentuale di assunti al termine dello stage. Tanto più alta è, quanto più lo stage ha raggiunto il suo obiettivo: quello di funzionare da trait-d'union tra i giovani e il mondo del lavoro.
Poi, la buona abitudine di prendere stagisti solo se ci sono posizioni aperte: evitare insomma di prenderli se si sa già che, anche se si dimostreranno capaci, non ci sarà la possibilità di inserirli in organico dopo il tirocinio.
Infine, la coerenza delle mansioni assegnate allo stagista con la sua preparazione pregressa: cioè non far fare solo fotocopie a un laureato (mansioni troppo semplici) e - all'altro estremo - non far lavorare lo stagista come se fosse un dipendente «normale» (mansioni troppo gravose).
Insomma, ci sono molti altri fattori, oltre al rimborso spese, che determinano l'utilità di uno stage. La Lista dei Buoni è in un certo senso una semplificazione: il rimborso spese del resto è la cosa più immediatamente quantificabile. Però c'è da dire che la maggior parte delle aziende che sono ai vertici della Lista unisce a un buon rimborso spese anche una spiccata correttezza nei confronti degli stagisti: che si traduce, per esempio, in un'alta percentuale di assunti dopo lo stage.
Quindi, partire da un buon rimborso spese è il primo passo per trattare bene lo stagista - e tutto il resto (non sempre, ma spesso) segue
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20 commenti:

jordi ha detto...

è proprio quello che pensavo vedendo che la lista era fatta in base al rimborso..e anche leggendo il nome dell'Accenture,che so funzionare con un ritmo stile catena di montaggio e che recluta per programmare anche laureati in filosofia o simili

Anonimo ha detto...

Io sono laureata e come primo lavoro ho trovato solo stage presso una grossa azienda dolciaria, ma oltre a farmi 40km per andare e altri 40km per tornare a casa. Non mi pagano un euro, nessun rimborso spese, neanche per mangiare (fra l'altro vado a mangiare nel loro self service). Sarebbe bello fissare un piccolo rimborso, in fondo è vero che dobbiamo imparare, ma non è che non facciamo niente!

Eleonora Voltolina ha detto...

In effetti, qui torna un argomento a cui presto dedicherò un post: quello degli stagisti che non solo non vengono pagati, ma pagano di tasca propria per fare lo stage!
Come nel caso di questa anonima laureata che paga la benzina e/o i mezzi pubblici per percorrere ogni giorno 80 km (che non sono certo pochi) e che spende soldi per mangiare al selfservice dell'azienda.

Elisa ha detto...

Premesso che è uno scandalo vedere certi prezzi, credo che un buono stage sia quello che alla fine ti dà dell'esperienza spendibile nel mondo del lavoro.
Sento di persone che fanno il servizio civile all'estero e, a parte il buonissimo stipendio (io me lo sogno uno stipendio del genere!), non imparano niente. Stanno tutti i giorni a leggere articoli di giornale che non serviranno per il loro lavoro, che tra l'altro non si è capito ancora qual'è.
Nel mio mondo (quello dell'informatica) puoi fare tutti gli stage che vuoi, alla fine quello che conta è ciò che sai fare. Spesso verificato con dei test sulla materia.

Ghibellina ha detto...

vabbe, una cosa è il servizio civile, un'altra è uno stage!

Marilù ha detto...

Intanto complimenti per il blog, mi sono sentita a casa ... tra l'altro mi è stato suggerito proprio dal mio responsabile, non senza un velo di ironia!
Il mondo degli stage è piuttosto complesso, sicuramente l'aspetto formativo è di primaria importanza ma sarebbe bello almeno doverci rimettere dei soldi. In ogni caso vorrei ricordarvi che PER LEGGE, essendo lo stage a scopo formativo, il rimborso spese non è assolutamente obbligatorio!Credo che bisognerebbe prendersela prima di tutto con la normativa, che permette determinati abusi.

daniele ha detto...

Scrivo per riportare una piccola esperienza.

Nella nostra piccola azienda abbiamo iniziato a stipulare delle convenzioni con le università proponendo dei progetti formativi che portassero a dei risultati interessanti per lo studente, le università e la ns piccola realtà.

Essendo molto, molto piccoli abbiamo deciso di prevedere come compenso il buono pasto da spendersi in un bar convenzionato, in maniera da utilizzare la pausa pranzo come momento di aggregazione per tutti i componenti del team (tutti hanno lo stesso buono pasto, dal "Boss" allo stagista).

A differenza di molti studi, ci rifiutiamo di utilizzare gli stagisti come personale "a gratis" (una pratica che, a dir poco, fa schifo ma è diffusissima in una città molto cara come è Milano) ma cerchiamo di offrire loro supporto alle attvità d ricerca e di studio, ad esempio sulla tesi di laurea, fornendo materiali, esempi ed opportunità.

Tutto questo nell'ottica di impiegare intelligentemente il tempo della persona in stage e di valutare, al termine dello stesso, un coinvolgimento pieno con la ns attività.

Dalle nostre prima esperienze abbiamo ottenuto due risultati:
Caso 1 - Persona sveglia, motivata ed in gamba
Lo stage si è concluso prima del previsto e si è passati subito ad un impiego retribuito.
Si è offerta anche la possibilità di fare una tesi sperimentale e si è favorita la dimensione di ricerca professionale, mandando la persona anche ad una conferenza internzionale per illustrare i suoi progetti e quelli della ns società.

Caso 2 - Persona poco sveglia e poco motiviata: per la nostra realtà è stato un puro costo, dato che la stessa era molto impreparata (e quì il ruolo critico dell'Università che candida studenti allo stage senza aver verificato che abbiano acquisito almeno le conoscenze di base...) e concentrata esclusivamente sul suo progetto di tesi. Abbiamo fornito supporto, esperienza, buono pasto e aiuto fornendo nozioni, facendo una formazione che ha permesso allo studente di acquisire nuove capacità.
Lo stage si è concluso positivamente per lo studente, ma non per l'azienda.

Per concludere, ritengo che la modalità di utilizzo dello Stage non sia quella di avere una persona che lavori OPERATIVAMENTE (per quello esistono i dipendenti), ma quello di lasciare lo spazio di espressione ai giovani talenti e sui quali investire, da parte delle aziende, fornendo supporto e occasioni per emergere.

In sintesi, ripudiamo lo sfruttamento degli stagisti e il loro impiego in mansioni che non consentano loro di esprimere le loro qualità e/o di imparare e crescere professionalmente.

Mi auguro che, oltre alla lista dei buoni, vi sia anche una lista dei cattivi in maniera da interrompere il circolo della "tratta degli stagisti".

Grazie ancora,

Eleonora Voltolina ha detto...

Cara Marilù,
benvenuta! Sono contenta che tu ti senta "a casa" su questo blog!
Quanto alla necessità di una revisione della legge che regolamenta gli stage, hai per caso dato un'occhiata alla lettera del senatore-professore Pietro Ichino? L'ho appena pubblicata, con il titolo "Pietro Ichino: stage in azienda, riformare la normativa".

g ha detto...

Rispondo a Daniele : Fate bene a cercare di far crescere gli stgisti ed a fornire loro supporto e formazione ma , ad esempio, per una persona che viene da fuori Milano i buoni pasti non sono assolutamente sufficienti dal momento che si hanno spese come affitto, mezzi ecc... deduco quindi che voi abbiate contatti solo con persone residenti ( dai genitori ) a Milano.
Secondo a lungo andare , senza avere un minimo contributo , anche il più sveglio e motivato si stanca, a meno che da voi il lavoro non sia così entusiasmante e divertente da rendere soddisfatte le persone anche aggratis!( Se lo è buon per voi e per i vostri dipendenti... )
Che le università non formino dal punto di vista pratico mi sembra la scoperta dell'acqua calda!
Lo sanno tutti che si fanno solo ed esclusivamente esami di teoria ed i laboratori sono assolutamente ridicoli!
Terzo mi sembra che la cosa positiva è che voi prendiate esclusivamente laureandi e non laureati perchè mi sembrerebbe ridicola una simile offerta ad una persona già laureata.
Fatemi sapere cosa ne pensate sui punti che ho sollevato.

daniele ha detto...

Ciao g,
grazie del commento.

Provo a risponderti qui:

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Rispondo a Daniele : Fate bene a cercare di far crescere gli stgisti ed a fornire loro supporto e formazione ma , ad esempio, per una persona che viene da fuori Milano i buoni pasti non sono assolutamente sufficienti dal momento che si hanno spese come affitto, mezzi ecc... deduco quindi che voi abbiate contatti solo con persone residenti ( dai genitori ) a Milano.
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Si e No.
Nel senso che essendo studenti che hanno l'obbligo di fare lo stage formativo prima di laurearsi, a loro non cambia se studiare e/o fare lo stages dato che nn vi sono vincoli di orario e la frequenza dello stage incide come la frequenza ad un corso.


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Secondo a lungo andare , senza avere un minimo contributo , anche il più sveglio e motivato si stanca, a meno che da voi il lavoro non sia così entusiasmante e divertente da rendere soddisfatte le persone anche aggratis!( Se lo è buon per voi e per i vostri dipendenti... )
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Dipende. Come detto, lo stagista da noi non lavora sull'OPERATIVITA' (e questo esula da come sia il ns lavoro quotidiano), ma sui temi che a lui interessano limitatamente al solo periodo di Stage che, ripeto, ha un programma didattico preciso concordato a priori tra Università, studente e la ns realtà.


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Che le università non formino dal punto di vista pratico mi sembra la scoperta dell'acqua calda!
Lo sanno tutti che si fanno solo ed esclusivamente esami di teoria ed i laboratori sono assolutamente ridicoli!
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Non tutte le università. Il riscontro che abbiamo avuto è stato molto diverso tra, ad esempio, la facoltà del design del Politecnico di Milano (buono) e Informatica in Bocconi (pessimo)



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Terzo mi sembra che la cosa positiva è che voi prendiate esclusivamente laureandi e non laureati perchè mi sembrerebbe ridicola una simile offerta ad una persona già laureata.
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Assolutamente!
Come detto siamo invece interessati a supportare il laureando nella sua tesi e, quindi, a volte troviamo anche il modo di finanziarla.

A presto e grazie ancora,

d.

Joao ha detto...

Io sono assunto, ma posso riferire l'esperienza di chi svolge uno stage in PricewaterhouseCoopers, ufficio di Milano, network internazionale di revisione contabili e altri servizi professionali alle imprese. Lo stage ha durata di massimo 3 o 6 mesi, è pagato il 75% rispetto allo stipendio di neo-assunto e cioè 800 EUR lordi. E' uno stage in cui si viene subito inseriti nel lavoro e il trattamento e il lavoro affidato sono gli stessi di un dipendente con esperienza simile. E molto buone sono le possibilità di una conferma; qualora, per motivi di studio, non fosse possibile essere assunti subito al termine dello stage, viene data la possibilità di "esercitare l'opzione" fino alla laurea.

Amelye K ha detto...

Vorrei fare un intervento con cognizione, vista la mia esperienza in ambito! Dunque, lo stage come si è detto è un momento formativo che rappresenta un costo per l'azienda, in quanto comunque dedica già del tempo allo stagista per la formazione, per seguirlo, per il rischio che corre affidandogli compiti a volte di responsabilità. Reputo quindi sbagliato dare un rimborso per un tale momento...In università si paga per avere formazione teorica, non vedo perchè bisogna essere pagati per averla pratica! E' una buona idea fornire buoni pasto agli stagisti, ma non bisognerebbe andare oltre a mio avviso...Molte volte gli stages si concludono con un pugno di mosche in mano per l'azienda e quest'ultima ci rimette tempo e soldi. Cari ragazzi, avete studiato per cinque anni o più, considerate lo stage come un investimento e un'opportunità per imparare e rivendere un giorno l'esperienza sul mercato per un altro stage o una posizione di lavoro vera e propria. La gavetta bisogna farla, non si può avere tutto e subito. Cinque anni di università son ben più duri economicamente di una formazione pratica di uno o due anni che non dovrebbe essere proprio pagata! All'università i più meritevoli hanno borse di studio, mentre negli stages spesso si compensano tutti indistintamente...Vi sembra giusto tale modello? Un'azienda non è buona necessariamente perchè dà un buon rimborso se poi non forma o non offre prospettive nel lungo termine. Potrei elencarvi aziende che non danno un euro agli stagisti, ma i più bravi vengono inseriti in piani di crescita davvero grossi e reali.

Giovanni Toninelli ha detto...

Ho avuto un'esperienza positiva in Assolombarda. Un progetto che ha riguardato 10 ragazzi in stage, col chiaro e dichiarato intento di assumerne un certo numero al termine dei 6 mesi di stage. Stipendio di 520 EUR/mese + buoni pasto da 7,5 EUR. Coinvolgimento nel lavoro, attività individuali all'interno delle aree dell'Associazione e attività di gruppo, breve esperienza di 3 mesi presso un'azienda associata (non per tutti fu positiva in quanto a attenzione da parte del tutor aziendale). Per fortuna, sono stato tra i 6 confermati (su 9, uno di noi aveva lasciato il progetto prima del termine) con un contratto di inserimento annuale. Io, dopo tre mesi di assunzione, ho lasciato per un altro lavoro, ma gli altri cinque ragazzi, attualmente, sono tutti assunti a tempo indeterminato.

Ghibellina ha detto...

Ad Amelye K

_lo stage come si è detto è un momento formativo che rappresenta un costo per l'azienda_

Be' allora non fate più stage, oppure non perdete tempo a formare una persona che manderete via dopo. Ricordo che in tutte le aziende c'è un periodo di affiancamento ai nuovi dipendenti ed è un'investimento dell'azienda, come comprare nuovi macchinari o materiali idonei!

_per il rischio che corre affidandogli compiti a volte di responsabilità._

Lo fa anche con un neoassunto...chi dice all'azienda che le capacità millantate in un curriculum superskillato siano effettive in ambito lavorativo? E che lo siano anche dopo un mese??? Questo rischi c'è anche con le persone di grandissima esperienza: magari hanno un loro modo di lavorare che non coincide con le procedure dell'azienda. Da questo rischio non si scappa CON NESSUNO!

_.Molte volte gli stages si concludono con un pugno di mosche in mano per l'azienda e quest'ultima ci rimette tempo e soldi. _

Ah si? Solo per l'azienda? E per il ragazzo che dovrà ricominciare tutto da capo e magari gli offriranno solo altri stage? Non credo che per l'azienda sarà un grande danno dato che molto verosimilmente il ragazzo in questione gli avrà anche risolto alcuni dei lavori più rognosi _e noiosi_ Comunque ripeto , se non volte spendere soldi ( chissà quanti ) invano o non fate più nessuno stage o li fate mirati di pochi maesi ( max tre ) e poi decidete se una persona è idonea al ruolo ricercato o no : non credo servano 12 o sei mesi per capirlo no?

_Cari ragazzi, avete studiato per cinque anni o più, considerate lo stage come un investimento e un'opportunità per imparare e rivendere un giorno l'esperienza sul mercato per un altro stage o una posizione di lavoro vera e propria._

Non venire a fare la morale paternalistica, per favore, secondo te un poveraccio sui trent'anni dovrebbe fare stage in eterno??? No, troppo facile così, miei cari...bisogna investire sui giovani ma REALMENTE se no questo paese verrà affossato ancora di più . Basta pensare a breve termine, ai guadagni facili nell'anno...fate , aziende, fate parte anhce voi dell'italia e se i ragazzi non hanno futuro, casa, lavoro, a chi venderete le vostre merci o erogherete i vostri servizi??

Sissi ha detto...

Segnalo a questo punto un progetto del quale ho usufruito: SOUL (Sistema Orientamento Università e Lavoro) http://www.jobsoul.it/ che effettua una valutazione delle sedi di stage e dei profili ricercati e, soprattutto con il Progetto Fixo, segue lo stagista nel suo periodo in azienda..
Potrebbe essere un opportunità per molti altri come lo è stato per me, per questo lo dico :)

Amelye K ha detto...

A ghibellina:

>>>Be' allora non fate più stage, oppure non perdete tempo a formare una persona che manderete via dopo. Ricordo che in tutte le aziende c'è un periodo di affiancamento ai nuovi dipendenti ed è un'investimento dell'azienda, come comprare nuovi macchinari o materiali idonei!<<<

Lo stage è appositamente istituito per coloro che si affacciano al mondo del lavoro per la prima volta e senza esperienza non c'è nessuno che certifichi che la persona sia adatta alla mansione! E' un periodo di prova in cui l'azienda senza costi gravosi dovrebbe valutare se la persona è adatta o no alla posizione.

>>>_per il rischio che corre affidandogli compiti a volte di responsabilità._

Lo fa anche con un neoassunto...chi dice all'azienda che le capacità millantate in un curriculum superskillato siano effettive in ambito lavorativo? E che lo siano anche dopo un mese??? Questo rischi c'è anche con le persone di grandissima esperienza: magari hanno un loro modo di lavorare che non coincide con le procedure dell'azienda. Da questo rischio non si scappa CON NESSUNO! <<<

Una persona con un curriculum non vuoto qualcosa l'ha già fatto, è un rischio che si corre e si possono sempre ricercare delle referenze...Per chi è appena uscito dall'università che referenze ci sono? Un voto che nella stragrande maggioranza dei casi è indicativo e per nulla descrittivo delle capacità dell'individuo?

>>>_.Molte volte gli stages si concludono con un pugno di mosche in mano per l'azienda e quest'ultima ci rimette tempo e soldi. _

Ah si? Solo per l'azienda? E per il ragazzo che dovrà ricominciare tutto da capo e magari gli offriranno solo altri stage? Non credo che per l'azienda sarà un grande danno dato che molto verosimilmente il ragazzo in questione gli avrà anche risolto alcuni dei lavori più rognosi _e noiosi_ Comunque ripeto , se non volte spendere soldi ( chissà quanti ) invano o non fate più nessuno stage o li fate mirati di pochi maesi ( max tre ) e poi decidete se una persona è idonea al ruolo ricercato o no : non credo servano 12 o sei mesi per capirlo no? <<<

Se lo stagista se ne va ha guadagnato comunque qualcosa in esperienza, che può rivendere per un altro stage o addirittura per una posizione lavorativa. Se un'azienda che paga 500 euro uno stagista lo perde dopo due mesi butta via ben mille euro che nessuno le restituirà! Per questo non dovrebbe essere retribuito a mio avviso. Riguardo alla durata, 12 mesi sono il periodo idoneo per apprendere i rudimenti di un lavoro, di meno possono servire solo a vedere quanto una persona è volonterosa ma non quanto è portata

>>>_Cari ragazzi, avete studiato per cinque anni o più, considerate lo stage come un investimento e un'opportunità per imparare e rivendere un giorno l'esperienza sul mercato per un altro stage o una posizione di lavoro vera e propria._

Non venire a fare la morale paternalistica, per favore, secondo te un poveraccio sui trent'anni dovrebbe fare stage in eterno??? No, troppo facile così, miei cari...bisogna investire sui giovani ma REALMENTE se no questo paese verrà affossato ancora di più . Basta pensare a breve termine, ai guadagni facili nell'anno...fate , aziende, fate parte anhce voi dell'italia e se i ragazzi non hanno futuro, casa, lavoro, a chi venderete le vostre merci o erogherete i vostri servizi??<<<

Uscire a trent'anni dall'università è inammissible al giorno d'oggi! Laurendosi a 23 anni, come è auspicabile e facendo stage per un anno o diciotto mesi si può benissimo cominciare a lavorare prima o a cavallo dei 25 anni, ritrovandosi a trent'anni con un bagaglio di esperienze non irrilevante e anche con qualche soldo da parte. Se ci si laurea a trent'anni non ci si deve lamentare poi...

Eleonora Voltolina ha detto...

Cara Amelye K,
intervengo nella discussione giusto per qualche osservazione.
Tu scrivi "Lo stage è appositamente istituito per coloro che si affacciano al mondo del lavoro per la prima volta e senza esperienza": e avresti ragione, in teoria. Solo che in pratica ciò non accade: e gli stage vengono proposti anche a coloro che sono alla seconda, terza, quarta esperienza lavorativa.
Rispetto alla tua affermazione "12 mesi sono il periodo idoneo per apprendere i rudimenti di un lavoro", non so davvero a quali lavori tu faccia riferimento. Io ho esperienza diretta del mondo della comunicazione (uffici stampa, organizzazione eventi, giornalismo) e in questo mondo gli stagisti imparano le loro mansioni in poche settimane, e poi sono già operativi e in grado di produrre profitto per l'impresa in cui lavorano. Ho raccolto anche tante altre testimonianze relative ai mondi più disparati, da quello delle agenzie interinali / selezione del personale a quello dell'architettura, da quello degli studi legali a quello dei commercialisti, dalle agenzie pubblicitarie ai laboratori di biochimica... E la lista potrebbe andare avanti a lungo. In tutti questi casi, mi è stato raccontato che gli stagisti vengono istruiti nelle prime settimane, e già a partire dal 1°-2° mese sono operativi e produttivi. Che significa questo? Che non si impiega poi così tanto tempo a imparare le nozioni-base di un lavoro, e a poter essere operativi e produttivi all'interno di un'azienda.
Quindi uno stage di tre mesi - massimo sei! - dovrebbe essere ampiamente sufficiente a un ragazzo per imparare un mestiere, e ai suoi capi per capire se ha le caratteristiche e capacità giuste per poter essere assunto! Se ciò non avviene, è perchè alle aziende conviene avere stagisti anzichè dipendenti: perchè agli stagisti non bisogna pagare stipendio, contributi, ferie, malattie e tutto il resto.
Per fortuna, ci sono anche aziende che cercano di "riequilibrare" questa situazione: dando, appunto, un buon rimborso spesa ai loro stagisti.

Espatriata ha detto...

Sono assolutamente d’accordo con Eleonora. Per essere operativi nella maggior parte dei casi bastano al massimo un paio di mesi; é chiaro che non si smette mai di imparare, ma per non servono anni per cominciare ad essere produttivi. Comunque é un discorso che ho già sentito fare da parecchi imprenditori italiani per giustificare lo sfruttamento dei laureati, ad esempio dall’ex presidente della confindustria del FVG secondo il quale ci vogliono tre (tre !!!) anni per valutare una persona, probabilmente é per questo che nella sua azienda prendeva stagisti a rotazione, per sostituire persone in maternità o in pensione…..

Amelye K, perché non ci indichi tutte queste aziende che « non danno un euro agli stagisti, ma i più bravi vengono inseriti in piani di crescita davvero grossi e reali » ?

Potrebbero essere delle opportunità interessanti.

Ghibellina ha detto...

Infatti quello che volevo dire non è che ci si laurea a trent'anni ma che anche anni dopo la laurea, le aziende tendono a proporre comunque stage.
E comunque anche per lo stage pretendono ci siano conoscenze ed esperienza anche elevate.
A volte leggo annunci in cui si richiedono buone conoscenze di software o esperienze pregresse comunque poi per uno stage...

Espatriata ha detto...

Ho aspettato un bel po' di mesi una risposta dalla sedicente "Amelye K" sulle meravigliose aziende italiane che propongono piani interessanti agli stagisti.

Ad oggi nessuna risposta.

Sono stufa dei millantatori.