lunedì 28 luglio 2008

LA REPUBBLICA DEI PRATICANTI

Un'amica avvocato mi dice: «Nel tuo blog ti occupi anche di praticanti? Bisognerebbe denunciare lo sfruttamento che subiscono, sgobbando spesso gratis o per rimborsi spesa irrisori».
In effetti, lo status di praticante è in alcuni casi talmente simile a quello di stagista da essere quasi sovrapponibile.
Per svolgere alcune professioni è richiesto lo svolgimento di un periodo di praticantato, durante il quale il giovane (praticante, appunto) impara i rudimenti del mestiere e completa la sua formazione prima di accedere all'esame di Stato.
È il caso dei giornalisti, che devono farne uno di 18 mesi. Ma loro (almeno quelli che il praticantato lo fanno con tutti i crismi, quindi esclusi quelli provenienti dalle scuole di giornalismo e quelli che ottengono il praticantato "d'ufficio" dopo percorsi atipici) sono fortunati: hanno un articolo del contratto nazionale di categoria espressamente dedicato (il beneamato 35 - purtroppo in via di estinzione come dice Luigi Bacialli nel suo libro "Casta stampata") che prevede una congrua retribuzione - più o meno mille euro al mese.
Ma in molti altri casi il praticantato è totalmente gratuito: 6 mesi per i farmacisti, 12 per gli psicologi, 18 per i notai, 24 per gli avvocati, addirittura 36 per i commercialisti. E chissà quanti ancora ce ne sono che sto dimenticando.
In questi lunghi periodi, come nel caso degli stagisti, i praticanti certamente imparano - ma contemporaneamente producono, e quanto! Col loro lavoro sollevano gli altri di tutte le incombenze meno complesse e più noiose.
Alcuni studi corrispondono ai praticanti un rimborso spese (vedere per credere: ce n'è anche qualcuno nella Lista dei Buoni!). Ma io mi chiedo: perchè alcuni praticanti devono essere pagati e altri no? Fino a prova contraria, con il loro impegno tutti contribuiscono al buon andamento dell'attività (anche perchè, se non sono capaci, vengono immediatamente messi alla porta).
Credo quindi che, parlando di accesso dei giovani al mercato del lavoro, un altro punto all'ordine del giorno dovrebbe essere quello di stabilire per legge un compenso minimo garantito a tutti i praticanti.

7 commenti:

Lillo ha detto...

Io credo che nei casi della precarietà sia confortante che anche la Bibbia si schieri - con estremo equilibrio - con i lavoratori riconoscendogli la condizione di "non schiavi".
Riporto un commento del Rabbino Riccardo Di Segni, rabbino capo di Roma, allegato alla newsletter dell'Ucei.

" I rapporti tra datori di lavoro e dipendenti sono di continua attualità, in particolare in questi ultimi tempi in cui le mutate condizioni economiche impongono una revisione delle leggi e degli schemi comuni finora adottati. Su questa materia esiste una antica e consolidata tradizione giuridica ebraica, che parte da presupposti che solo di recente, e con molte lotte faticose, sono stati accettati nel pensiero comune. Uno di questi presupposti è la necessità di stabilire un equilibrio tra le esigenze del datore di lavoro e del suo salariato, che non consenta sfruttamenti o danni da nessuna parte. Un altro presupposto è quello della sostanziale libertà del salariato, che si esprime ad esempio in questo principio: " “l’'operaio (po’'èl) può rinunciare al suo impegno di lavoro anche a metà giornata, ma finchè non ci ripensa è sotto il potere del padrone, ed il fatto che possa rinunciare deriva dal verso che dice: ‘perché i figli di Israele sono miei servi‘ (Lev.25:55), servi miei, e di nessun altro " (TB Baba Qama 116b). "
Dio (e per chi non ci crede la dignità umana) non ammette di farsi mettere i piedi in testa...

Anonimo ha detto...

Però c'è una differenza tra il praticante e lo stagista.
il praticante è a tutti gli effeti un neolaureato che entra in uno studio d’avvocati per la prima volta. Ciò non toglie che una minima retribuzione la merita anche lui. Lo stagista invece può essere anche un laureato che ha frequentato anche un master (magari costosissimo) e che quando entra in azienda ha già un secondo livello di preparazione piuttosto alto rispetto ai suoi stessi capi quando si sono trovati da giovani nella sua stessa condizione. - Arnald

Eleonora Voltolina ha detto...

Caro Arnald
sempre tenendo conto che i dati bisogna dedurli con l'alambicco, visto che lo Stato italiano non ne fornisce, possiamo dire che in Italia ci sono ogni anno 3-400mila stagisti. Di questi, circa la metà svolge lo stage all'interno di un percorso formativo (scuola secondaria, università), e l'altra metà svolge lo stage dopo il diploma o la laurea, con l'esplicito obiettivo di trovare un lavoro.
Io nel mio blog, come tu ben sai, dico sempre che questi due "stagismi" vanno ben distinti: nel primo caso infatti si tratta di giovani ancora inesperti, che dallo stage traggono esperienza pratica e crediti formativi, mentre nel secondo caso si tratta di persone che hanno già una certa competenza e che, più che a un tirocinio "formativo", puntano a un tirocinio "orientato all'inserimento lavorativo".
Nella maggior parte dei casi i praticanti secondo me sono assimilabili al secondo tipo di stagisti: dopo l'università cominciano a lavorare a tempo pieno chi in uno studio legale, chi una farmacia, chi uno studio di commercialisti. Vengono guidati, certo, ma producono: si occupano dei clienti, sbrigano le commissioni, scrivono le pratiche meno complesse. Dopo qualche settimana sono perfettamente operativi. Ecco perchè li vedo molto, molto vicini agli stagisti "di secondo livello". E ritengo che abbiano diritto, come gli stagisti "di secondo livello", a un compenso minimo garantito.

Lilyce ha detto...

Io credo che bisognerebbe mettere i praticanti alla stregua degli apprendisti... Ma caspita! Sembra che più uno studia meno sia preparato! E non mi dite che è il tipo di lavoro che necessita più sicurezza, perché mio fratello è apprendista manutentore areonautico (diplomato in costruzioni aeronautiche) e viene pagato il minimo sindacale stabilito dal CNL metalmeccanici per gli apprendisti... E se non si hanno responsabilità mettendo le mani nel motore di un aereo... (per la vostra sicurezza e tranquillità aggiungo che il lavoro da lui svolto viene ovviamente supervisionato da un amnutentore con 40 anni d'esperienza,a sua volta supervisionato da un ingegnere con 60 anni d'esperienza! Boia, che giro!)

Francesca ha detto...

Racconto la mia esperienza: laureata in Giurisprudenza a 23 anni con 110 e lode, ho fatto la pratica forense presso uno studio civilistico. Ho lavorato gratuitamente, svolgendo mansioni non solo di praticante avvocato ma anche di segreteria. Passavo i miei pomeriggi a scrivere atti su atti.
Eleonora ha perfettamente ragione: i praticanti, come gli stagisti, forniscono un supporto notevole all'interno degli studi legali, e pertanto sarebbe giusto prevedere per loro una retribuzione minima obbligatoria. Assicuro che gli studi legali non andrebbero per questo in rovina - con le cifre astronomiche che mettono in conto ai loro clienti.

simoneghelli ha detto...

ma la repubblica di quelli "a progetto"? E' una repubblica davvero rivoluzionaria, ove vige la massima democrazia, ovvero un giorno ci sei e quello dopo non lo sai... insomma, una sorta di rovesciamento di ciò che dovrebbe essere la democrazia rappresentativa, dove i politici andrebbero mandati a casa se sbagliano, con la differenza che quelli a progetto vengono mandati a casa quando non servono più... si passa insomma dal merito alla mera funzionalità, e difatti solo in un mondo che svaluta la personalità e le capacità dei singoli poteva prender piede tale moda...

Eleonora Voltolina ha detto...

C'è da dire che l'articolo 25 del Codice deontologico forense, approvato dal Consiglio nazionale forense nel 1997, prevede esplicitamente che l'avvocato debba «consentire ai propri collaboratori di migliorare la preparazione professionale, compensandone la collaborazione in proporzione all'apporto ricevuto».
E all'art. 26 è ancora più esplicito: «L'avvocato deve fornire al praticante un adeguato ambiente di lavoro, riconoscendo allo stesso, dopo un periodo iniziale, un compenso proporzionato all'apporto professionale ricevuto».
Per chi volesse darsi un'occhiata al Codice per intero, ecco un link utile: http://www.studiolegaleilliano.it/cdf.html.